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MUSCOLO ELEVATORE DELLA SCAPOLA -PARATIROIDI E METABOLISMO CALCIO-FOSFORO-MAGNESIO

MUSCOLO ELEVATORE DELLA SCAPOLA -PARATIROIDI E METABOLISMO CALCIO-FOSFORO-MAGNESIO

IL MUSCOLO ELEVATORE DELLA SCAPOLA.
Ne ho già parlato in un post precedente ma qui vorrei sottolineare una correlazione che penso solo i cultori della APPLIED KINESIOLOGY (A.K.) conoscono.
Il muscolo origina dai processi traversi delle prime quattro vertebre cervicali e s’inserisce all ’angolo superiore della scapola. La sua azione è di sollevare la scapola per consentire la rotazione inferiore della glenoide. Viene definito “muscolo sentinella” della postura della testa, in quanto reattivo allo sbilanciamento anteriore della stessa,  per questo motivo sede frequente di “trigger points”. Una sua condizione di debolezza o ipotono porta all’azione vicariante di altri muscoli come il Trapezio superiore o la muscolatura sub-occipitale con la frequente comparsa di algie cervico-dorso-scapolari. La posizione anteriore della testa ( forward head position ) è praticamente sempre associata ad alterazioni della postura mandibolare tanto che tra le due posizioni si stabilisce un chiaro rapporto di causa-effetto, come ormai documentata da molte pubblicazioni scientifiche. Ma ci sono altre condizioni in grado di modificare il tono dei muscoli posteriori della testa , in particolare dell’Elevatore della scapola? Pare proprio di si.
Il DATO IMPORTANTE è che essendo l’Elevatore della scapola correlato alle PARATIROIDI, una sua debolezza può essere legata a disturbi del metabolismo fosfo-calcico-magnesiaco!

L’ormone  prodotto dalle Paratiroidi, il Paratormone (PTH) in associazione con  Calcitonina e Vit.D ,  ha il ruolo di mantenere costante la concentrazione ematica dei tre minerali fondamentali al metabolismo osteo-cartilagineo: Calcio (Ca), Fosforo ( P), Magnesio (Mg).

Questi minerali sono coinvolti, oltre che nel processo di mineralizzazione dinamica del tessuto osseo, anche nella preservazione e protezione di:

– permeabilità delle membrane cellulari

– eccitabilità neuro-muscolare

– risposta immunitaria

– informazione genetica

– coagulazione del sangue

– attività di numerosi enzimi

Nota è la condizione definita come Tetania e/0 Spasmofilia che in genere si manifesta con crampi e fascicolazioni muscolari, parestesie e tremori alle estremità, stanchezza, difficoltà menmoniche etc. Molto spesso ciò è dovuto ad una carenza di Calcio (Ipocalcemia) che può essere evidenziata da esami di laboratorio di sangue ed urine. Nelle forme latenti si ricercano i segni di Chvostek e di Trousseau . Il segno di Chvostek è una contrazione involontaria dei muscoli facciali, provocata dalla percussione leggera ripetuta sul nervo facciale appena anteriormente al meato acustico esterno. È presente in una percentuale che arriva al 10% degli individui sani ed è spesso assente nell’ipocalcemia cronica. Il segno di Trousseau consiste nello scatenamento di uno spasmo carpopedalico ( mano ad ostetrico ) ottenuto riducendo l’apporto ematico alla mano con un laccio emostatico o con il manicotto di uno sfigmomanometro gonfiato a una pressione superiore di 20 mm Hg alla PA, applicato all’avambraccio per 3 minuti. Il segno di Trousseau si osserva anche nell’alcalosi, nell’ipomagnesiemia, nell’ipokaliemia e nell’iperkaliemia e in circa il 6% degli individui senza alcun disordine elettrolitico identificabile. La tetania latente può divenire conclamata con l’ulteriore riduzione del Ca ionizzato in seguito a iperventilazione o a somministrazione di NaHCO3 o di diuretici che determinano deplezione di Ca, come la furosemide. Tutte le manifestazioni della tetania ipocalcemica possono essere mascherate da un’ipokaliemia concomitante.

In A.K.. la valutazione del metabolismo fosfo-calcico si attua attraverso la testazione e la palpazione dei muscoli direttamente correlati alle ghiandole ed alle funzioni coinvolte nello stesso.

Oltre all’Elevatore scapolare per le Paratiroidi testeremo:

Teres Minor : correlato alla Tiroide le cui cellule para-follicolari producono la Calcitonina

Piriforme, Gluteo massimo e medio, Adduttori : muscoli correlati alle gonadi, vista l’azione degli ormoni sessuali sul metabolismo osseo

Quadricipite e Tensore della Fascia Lata : correlati all’intestino, per eventuali anomalie d’assorbimento intestinale di Calcio ( Disbiosi)

Teres Major e Sartorio: per le alterazioni dell’equilibrio acido-base: un Ph acido determina perdita di Calcio, mentre il Ph alcalino trattiene Calcio e perde Magnesio.

Attenzione però  all’integrazione con minerali perché paradossalmente un eccesso di Calcio introdotto con la dieta ( latte e derivati ) o assunto come integratore, può determinare per meccanismo di feed-back, un’inibizione dell’attività paratiroidea e la relativa debolezza dell’Elevatore della scapola.

Chissà se coloro che parlano di ” patogenesi multifattoriale ” delle Disfunzioni ATM queste le correlazioni le considerano?

Buone feste

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

 

 

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Sistema stomatognatico nel contesto posturale – OrtoCranioDonzia. Corso formativo

Sistema stomatognatico nel contesto posturale – OrtoCranioDonzia. Corso formativo

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PROGRAMMA

1° Giornata

Filosofia e Diagnosi

Craniodonzia: crollo dell’ortodonzia dogmatica

  • I Dieci Dogmi

Il Sistema Posturale

  • Organizzazione neurologica

Coordinazione motoria

  • Le catene muscolari
  • Circuiti dell’asse verticale e orizzontale

Il Meccanismo Respiratorio Primario Cranio-Sacrale (MRP)

  • La meccanica elicoidale della base cranica

Accrescimento dinamico dello scheletro cranio-facciale

Piano occlusale e Occlusione funzionale

Engrammi Cranio-Posturali

  • Asimmetria fisiologica

Relazione Centrica tra mito e realtà

  • Relazione tra Asse Occipitale e Asse Mandibolare
  • L’asse Cerniera cranio-cervicale
  • La Relazione Centrica Funzionale

La Diagnosi Clinica

  • Analisi posturale
  • Tests semeiotici posturali
  • Inquadramento neurovegetativo
  • Test simmetrie toniche a livello pelvico, arti superiori ed inferiori
  • Individuazione rapida delle interferenze occlusali, oculari, pelviche e podaliche
  • Valutazione cranio-sacrale semplificata
  • Procedura di rilevamento della Cera di Relazione Centrica Funzionale
  • Esercitazione pratica

La Diagnosi Radiologica

  • Cefalometria: dati essenziali
  • Studio radiologico completo stato-dinamico del rachide cervicale
  • Cone Beam 3D ( Scanora 3D )

2° Giornata

Terapia Funzionale

-Obbiettivi del trattamento ortodontico

-Il trattamento precoce

– Espansione delle arcate

– Il Morso Aperto

-Correlazione tra deglutizione e postura

-Il frenulo linguale corto

– La lingua, apparecchio ortodontico naturale

– Placche di riposizionamento linguale

– Dispositivi propriocettori linguali

– La RNO di P. Planas

-Correlazione tra funzione masticatoria e deambulatoria

– Rapporti tra occlusione, ortodonzia e scoliosi vertebrale

ALF System ( Advanced Lightwire Functional )

-Origine, filosofia, obbiettvi

 I Dispositivi ALF

  • Tipologia
  • Elementi ausiliari
  • Indicazioni particolari

Progettazione dei dispositivi

Procedura di attivazione

– Terapia osteopatica cranio-sacrale da associare al trattamento ortodontico

– Casi Clinici

3° Giornata

OrtoCranioDonzia tecnica ( Odt. Massimo Viglioli )

Squadratura dinamico-funzionale dei modelli in gesso

Analisi del modello

Relazione forma cranica / forma d’arcata

Concetto di norma volumetrica

Correlazione tra sistema stomatognatico e postura

Panoramica dei dispositivi utilizzati

Progettazione clinica di un dispositivo funzionale individuale

Biografia relatori

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli. Laurea in Medicina e Chirurgia presso Università Statale di Milano nel 1978. Odontoiatra dal 1982 con particolare attività in campo gnatologico, ortodontico e posturale. Master in Applied Kinesiology nel 1990.

Docente di corsi di perfezionamento sul tema gnato-posturale presso varie università italiane

( Torino, Milano, Trieste, Roma Sapienza, Genova ) e straniere ( Tufts University Boston ).

Membro e relatore all’Annual Conference della Bioresearch Inc. di Milwaukee (WI-USA).

Opinion leader in Italia della Tekscan di Boston.

Professore a.c. Università di Genova “ Corso di perfezionamento in Posturologia Clinica e Laser”

Direttore scientifico del Congresso Internazionale di Gnatologia e Posturologia “ C’è Sirmione Symposium” dal 2009

Oltre a varie pubblicazioni su riviste specialistiche è autore dei libri:

“ Sistema Stomatognatico nel Contesto Posturale ” (2003),

“ Ortognatodonzia Sistemica ” (2006),

“ Craniodonzia: Il Sistema ALF “ (2011).

Co-autore del libro “ Odontoiatria e Sport “ (2010).

Esercita la libera professione. (www.osstefanelli.com)

Odt. Massimo Viglioli

Diplomato presso l’istituto regionale di Brescia nel 1978, titolare del laboratorio Orthodent dal 1979 dove svolge esclusivamente la propria attività di tecnico ortodontista. Ha frequentato  corsi di aggiornamento tecnico culturale con: prof. William Wilson, Prof. P. Bracco, prof. Franz Gunter Sander,  prof. Giorgio Nidoli, prof Aurelio Levrini, prof. Paolo Falconi, prof. Jean Pierre Joho, prof. P. Planas e recentemente ha partecipato al corso Biennale della Prof.ssa Wilma Simoes; nel 1997 diventa socio ordinario Or-tec, inoltre collabora con la rivista  ORtodonzia TECnica nella pubblicazione di alcuni articoli, ha collaborato con il Dott. Stefanelli alla realizzazione del libro “ Ortognatodonzia Sistemica”. Diplomato Tecnico di Posturometria Università di Siena e diploma di Massofisioterapista. Oeganizzatore e professore a.c. Corso di Posturologia Clinica Università di Genova.

Collabora con medici odontoiatri, osteopati  e chinesiologi ed in particolare con il Dott. Stefanelli nell’analisi e nella  realizzazione di dispositivi ortodontici funzionali nel contesto posturale, partecipando ai suoi corsi con relazioni tecniche.

Per informazioni contattare per mail: info@osstefanelli.com 

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COLLANA “ PILLOLE DI APPLIED KINESIOLOGY” : STRESS SURRENALICO E POSTURA

COLLANA “ PILLOLE DI APPLIED KINESIOLOGY” : STRESS SURRENALICO E POSTURA

Nella ghiandola surrenale si distingue una porzione corticale , deputata alla produzione di cortisolo , adrenalina, noradrenalina, steroidi sessuali ( DHEA) e una porzione midollare, che produce essenzialmente Aldosterone. Questo ormone è il regolatore principale del rapporto Na/K: una sua riduzione determina un limitato riassorbimento di Na (ipoadrenia) e ritenzione di K con acidosi metabolica. L’accumulo di K causa trascinamento di acqua dal comparto extra-cellulare e quello intra-cellulare con formazione di edema paradosso, debolezza, crampi.

Uno stress surrenalico può essere indotto da un’eccessiva introduzione dietetica di carboidrati raffinati ( zucchero, pasta, pane, etc.) che alterano il rapporto Insulina-Glucagone.

ll Glucagone è l’ormone sinergico a cortisolo, adrenalina e noradrenalina, deputato ad elevare la glicemia, il potassio ematico, il consumo di ossigeno, la glicogenolisi e la lipolisi. L’insulina viene prodotta dal pancreas in seguito all’ingestione di carboidrati; essa attiva i recettori della membrana cellulare ad “aprire le porte della cellula” per far entrare il glucosio. Se per un prolungato periodo di tempo una sostanza stimola in modo eccessivo uno dei recettori di membrana, si ha come conseguenza la riduzione del numero dei recettori di questa sostanza sulla stessa membrana: questo fenomeno è definito “regolazione verso il basso dei recettori”. Si tratta di un meccanismo di protezione tale per cui la cellula non è soggetta all’iperstimolazione provocata dalla sostanza in eccesso. Il fenomeno si definisce anche come insensibilità o resistenza insulinica: quando la membrana cellulare diviene meno ricettiva all’insulina, una minore quantità di zucchero penetra nella cellula con il risultato che la stessa è carente di glucosio ed il soggetto sente la necessità di ingerire un maggior numero di carboidrati. Il medesimo processo si verifica anche in presenza di un eccesso di cortisolo ( antagonista dell’insulina e tra i principali ormoni dello stress). Si forma così un circolo vizioso: lo stress cronico aumenta il cortisolo che provoca l’insensibilità del recettore insulinico, al punto che il corpo aumenta la produzione d’insulina per compensare, l’insulina in eccesso ri-aumenta il cortisolo, che provoca insensibilità all’insulina e la necessità di assumere più carboidrati…. che aumentano l’insulina….e così via. Il risultato d questo dismetabolismo ha suscitato l’interesse di molti ricercatori che hanno coniato il nome di “ Sindrome X ” per definire una serie di problemi metabolici che comprendono :

  • resistenza all’insulina, iperglicemia, ipertrigliceridemia ed ipercolestorolemia,
  • ipertensione ed obesità ( specialmente grasso addominale ).

Si ipotizza che questo complesso di disturbi concorrano a favorire l’insorgenza del diabete di tipo II ( quello che compare in età adulta ), dell’aterosclerosi e delle malattie cardio-vascolari.

Sarebbe utile iniziare la prevenzione di tale sindrome in età infantile in particolare nel biotipo endomorfo, limitando l’introduzione dei carboidrati nella dieta che sono paradossalmente il suo alimento preferito. Il sistema nervoso risente infatti dell’ipoglicemia reattiva alla condizione d’iperinsulinismo, il bambino è distratto, ha poca memoria, scarsa capacità di ragionamento, ha momenti di depressione alternata a fasi d’eccitazione ed ipercinesi quando assume gli zuccheri per compensare. Frequentemente si osservano anche intolleranze alimentari ( latte e derivati e lieviti soprattutto ) per una concomitante sindrome da malassorbimento intestinale ( disbiosi con ipocloridria, sindrome della valvola ileo-ciecale). E’ importante, quindi, una regolazione dietetica che limiti l’assunzione di carboidrati raffinati a favore di una maggior introduzione di proteine. Eventualmente si può associare una integrazione con vitamine del gruppo B ed oligoelementi minerali quali Manganese ( catalizzatore di molte reazioni enzimatiche e , specificatamente, modera l’iperattività allergica in quanto partecipa alla degradazione dell’amminoacido Istidina limitando così l’eccessiva sintesi istaminica ), Zinco, Cromo, Cobalto, Selenio.

Riguardo ai possibili problemi posturali, la Applied Kinesiology riconosce una particolare sindrome da stiramento legamentoso associata a stress surrenale denominata “LSASS” ( Ligament stretch adrenal stress syndrome ). Normalmente, lo stiramento dei legamenti di qualsiasi articolazione ( che attiva i recettori fasici di II tipo) rinforza i riflessi di tutti i muscoli disposti intorno all’articolazione stessa. Si tratta di un semplice riflesso di protezione: in seguito allo stiramento dell’articolazione i muscoli si contraggono, in modo da impedire la dislocazione o altri tipi di lesione articolare. Nella LSASS, invece, i muscoli circostanti l’articolazione si indeboliscono e tale reazione è dovuta proprio ad uno squilibrio elettrolitico ed, in particolare a livelli eccessivi di aldosterone.

I Muscoli correlati al Surrene in AK sono:

Sartorio – Tibiale Posteriore – Gastrocnemio – Soleo.

Il muscolo Sartorio origina dalla spina iliaca anteriore e s’inserisce a livello della zampa d’oca medialmente al ginocchio; la sua azione è quella di antivertere il bacino, partecipando alla flessione della coscia, e di controllare il valgo del ginocchio attraverso la rotazione interna della tibia. Una sua debolezza legata ad una condizione di ipoadrenia funzionale potrà quindi determinare una dislocazione iliaca in posteriorità ( lombalgia da blocco ileo-sacrale) ed un cedimento in valgo del ginocchio ( le condromalacie rotulee e le compressioni meniscali mediali, frequenti soprattutto nelle adolescenti femmine riconoscono spesso una causa disendocrina). L’associata debolezza del Gastrocnemio e Soleo favorirà il recurvatum del ginocchio ( quasi sempre associato al valgo ), mentre quella del Tibiale posteriore ( flessore e supinatore del piede ) determinerà la tendenza al piatto-valgo del piede.

Oltre alla testazione diretta dei muscoli sopraccitati possiamo avvalerci di altri segni per la diagnosi di Ipoadrenia:

– La reazione pupillare alla luce: le pupille esposte alla luce si dilatano anziché contrarsi. Talora si osserva il fenomeno di “ hippus o atetosi pupillare ” consistente in una serie ripetuta di contrazioni e dilatazione alternate.

– Ipotensione ortostatica : calo della pressione arteriosa ( anziché aumento fisiologico ) nel passaggio dalla posizione seduta a quella in piedi

– Segno di Rogoff : sensibilità palpatoria del bordo costale inferiore

– Challenge orale con sostanze sicuramente stressanti il Surrene ( zuccheri, caffeina etc.)

Una riprogrammazione posturale “intelligente” non può non tenere conto dell’asse neuroendocrino!

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

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COLLANA “PILLOLE DI APPLIED KINESIOLOGY”. TRAUMA INCISIVO E DISFUNZIONI DELLE GONADI

COLLANA “PILLOLE DI APPLIED KINESIOLOGY”. TRAUMA INCISIVO E DISFUNZIONI DELLE GONADI

 

Le gonadi rappresentano l’ultimo anello della catena neuro-endocrina e le loro disfunzioni sono praticamente sempre secondarie a quelle delle ghiandole di comando sovrastanti ( ipofisi e tiroide).

L’importanza degli ormoni sessuali per lo sviluppo osteo-cartilagineo e la frequenza attuale delle problematiche ad essi connesse, soprattutto nelle giovani adolescenti, impongono una loro attenta valutazione.

La sintomatologia più frequentemente osservabile quella riferita a disturbi del ciclo mestruale ( dismenorrea, oligomenorrea, sindrome pre-mestruale) corredata da problemi dermatologici (acne, irsutismo) e psico-emozionali che vanno ad aggravare il già di per sé delicato momento adolescenziale.

Quasi invariabilmente la medicina allopatica classica ricorre alla somministrazione di estro-progestinici di sintesi ( pillola anti-concezionale) che se da un lato risolve temporaneamente i disturbi, dall’altro non è scevra da effetti collaterali quali il blocco dell’attività ovarica endogena per meccanismo di feed-back che si manifesta al momento della sospensione del farmaco.

Una valutazione “sistemica”, invece, permetterebbe spesso di rilevare una situazione ipocrinica di ipofisi, tiroide e paratiroide.

La tiroide è inibita dagli estrogeni ( la temperatura basale si abbassa nelle iperestriniche), mentre la sintesi del progesterone richiede l’ormone tiroxina.

Frequentemente è in causa una sindrome da malassorbimento intestinale, per la quale l’intestino detossifica male ed interferisce con la funzione epatica di demolizione dell’estrogeno; si verifica inoltre una ritenzione idrica nel tentativo di diluire le tossine, con fenomeni di mastodinia e noduli al seno da imbibizione del tessuto mesenchimale.

Non è infrequente riscontrare problemi gonadici in pazienti femmine affette da malocclusioni deep-bite con trauma incisivo. Secondo la  Applied Kinesiology, gli incisivi e i canini inferiori sono correlati alle gonadi attraverso i muscoli:

– Gluteo massimo : azione di estensione dell’anca e retroversione pelvica

– Gluteo medio : abduttore dell’anca e stabilizzatore laterale del bacino

– Piriforme : il principale stabilizzatore dell’osso sacro, abduttore e rotatore esterno dell’anca

– Adduttori : partecipano alla flessione dell’anca ed alla stabilizzazione della sinfisi pubica.

In particolare il muscolo Gluteo medio riflette l’eccesso di estrogeni e, considerata la sua azione, la “spia” posturale è data da una elevazione di anca, spalla e occipite omolateralmente al muscolo debole.

Questa correlazione muscolare spiegherebbe anche l’ associazione di disturbi gonadici con sublussazioni pelviche e occipitali recidivanti, problemi alle ginocchia ( condromalacia rotulea ) statisticamente più frequenti in giovani donne con dismenorrea.

Inoltre tutti i muscoli citati appartengono al Meridiano Circulation Sex , come definito dalla AK , corrispondente al Merdiano Maestro del Cuore  dell’ agopuntura. Un muro e/o trauma incisivo blocca la circolazione energetica non solo nel meridiano associato ma anche soprattutto nel meridiano del Vaso Concezione che in coppia con il Vaso Governatore rappresentano l’asse energetico mediano corporeo (FIG.1)

MERIDIANIFIG.1

Facciamo dunque molta attenzione al trauma incisivo durante la valutazione diagnostica perché i suoi deleteri effetti vanno ben oltre le suppongo note, problematiche stomatognatiche.

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

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POSTURA ED EQUILIBRIO NEUROVEGETATIVO

POSTURA ED EQUILIBRIO NEUROVEGETATIVO

L’ipotalamo è il direttore di orchestra del nostro equilibrio neurovegetativo, l’origine delle due componenti del Sistema Nervoso Autonomo (SNA), il Sistema Ortosimpatico ed il Parasimpatico. Il prevalere alternato dei due sistemi , circa ogni 4 ore, determina il Ritmo Nictemerale che in pratica regola l’omeostasi corporea ( FIG.1)

SNAFIG.1

Il Sistema ortosimpatico ci fornisce energia attraverso la produzione di catecolamine e cortisolo, che determinano vasocostrizione, metabolismo ossidativo con Ph acido, catabolismo proteico, ipertono muscolare, esaltazione dei programmi psicobiologici quali aggressività e competitività. Il Sistema Parasimpatico determina la fase successiva di riposo caratterizzata da vasodilatazione, metabolismo riduttivo con Ph alcalino, anabolismo, rilassamento muscolare e contrazione dei programmi psicobiologici con rilassamento e sonno.

Il volano d’inerzia di questi 2 sistemi è la Sostanza Reticolare Mesencefalica (SRM) che esercita azione di filtro e/o amplificazione sulle afferenze ed efferenze corticali e cerebellari che regolano l’attività motoria. Nei nuclei della SRM, sono situati gruppi di neuroni che si definiscono “generatori di pattern centrali “ ( CPG) che, quando stimolati, inviano segnali efferenti a gruppi di cellule in sede caudale, originanti specifici pattern di movimento.( Willis 1985).Gli impulsi discendenti  sono trasportati al midollo spinale da due fasci:

Fascio reticolo spinale laterale, detto inibitore per la sua azione inibitrice sui nuclei del corno anteriore del midollo spinale.

Fascio reticolo spinale mediale detto facilitatore per la sua azione sui nuclei del corno anteriore.

Mediante gli interneuroni, condizionano gli alfa motoneuroni (AMN) e gamma motoneuroni (GMN) che attivano la funzione muscolare. Sinapsano inoltre, con i motoneuroni (MN) e alfa motoneuroni (AMN) della colonna intermedio-laterale (IML)  da cui variazioni sistemiche e locali delle funzioni di Simpatico (OS) e Parasimpatico (PS),  con effetto specifico e prevedibile sulllo stato di intergrazione centrale (SIC) degli AMN e dunque, sui pattern di forza e debolezza muscolare.

Quindi, la qualità dell’equilibrio neurovegetativo e ogni sua variazione, può essere letta nel tono muscolare posturale statico e dinamico. Il neurofisiologo ed antropologo francese R. Bourdiol ha definito il ruolo primario svolto del sistema neuro-vegetativo nel determinismo della postura corporea. Egli riconosce fondamentalmente due sindromi disfunzionali posturali:

  1. A) la sindrome involutiva, caratterizzata da ipotonia muscolare, scapolum posteriore, piede piatto-valgo e tendenza alla protrusione mandibolare, tutte espressioni di una prevalenza parasimpatico-tonica
  2. B) la sindrome reattogena, caratterizzata da ipertono muscolare, dorso anteriore, piede cavo e tendenza alla retrusione mandibolare, tutte espressioni di prevalenza ortosimpatica

Nella FIG.2 sono riassunto le caratteristiche biotipologiche nei soggetti simpaticotonici e parasimpaticotonici ( vagotonici )

2FIG.2

La deambulazione rappresenta uno dei sistemi di attivazione e ricarica del SNA. Ricerche effettuate da K. Isogai evidenziano come differenze di passo facilitino l’attività dell’emisfero cerebrale controlaterale. Il passo anteriore destro facilita l’attività dell’emisfero sinistro e il passo anteriore sinistro quella dell’emisfero destro. Inoltre la prima interazione (passo destro-emisfero sinistro), favorisce uno stato ortosimpaticotonico-ossidativo, la seconda ( passo sinistro-emisfero destro) uno stato parasimpaticotonico-riduttivo. ( Isogai, K., Dynamic Therapy, Nakano-Ku, Tokio). FIG.3

isogaiFIG.3

Il passo anteriore destro viene definito come CW Torque (Torsione in senso orario) mentre il passo anteriore sinistro come CCW Torque (Torsione in senso antiorario) e, come illustrato in FIG.4, ad ogni torsione si attribuisce una prevalenza di attivazione del SNA. W. Schmitt ha dimostrato che detorcendo terapeuticamente il rachide, attraverso tecniche manipolative strutturali, si ottiene, oltre a miglioramento sintomatologico soggettivo, anche una sostanziale modifica di alcuni parametri metabolici ( Glicemia, azotemia, clearance della creatinina, Ph salivare e urinario, tempo di assorbimento linguale dell’acido ascorbico . ( Schmitt, W.,” Structurale procedures for testing structural faults in term of body chemistry imbalances,”ICAK-USA 1984 )

TORQUEFIG.4

La masticazione è un meccanismo a schema crociato come la deambulazione, essendo entrambe sottoposte al controllo degli stessi centri sottocorticali, in grado d’influenzare l’equilibrio neurovegetativo. La masticazione sinistra attiva l’ortosimpatico, in quanto nello schema di CW torque la mandibola tende a deviare a sinistra, e la masticazione destra attiva invece il parasimpatico in quanto rientra nello schema di CCW torque. Anche per questo motivo è fondamentale avere una masticazione bilaterale alternata. Una masticazione abituale monolaterale, oltre ai noti effetti sullo sviluppo cranio facciale, avrà un effetto disequilibrante il SNA in quanto favorirà l’attivazione prevalente di un sistema rispetto all’altro a seconda del lato masticante abituale.

Anche l’oculomotricità è lo specchio della qualità del sistema reticolare e dell’equilibrio neuro-vegetativo. I 3 nuclei oculomotori sono indovati nella Sostanza Reticolare Mesencefalica e in stretta connessione con i nuclei del Trigemino (relazione con occlusione ). Ogni diminuzione del “tono reticolare” fisiologica (sonno) o patologica (lipotimia) comporta la divergenza degli assi visivi. Il M. Ciliare (FIG. 5) è un muscolo  liscio formato da 2 tipi di fibre che modificano il raggio di curvatura e quindi il potere diottrico (indice di rifrazione) del cristallino (attraverso il legamento sospensore della lente) nell’accomodazione. Le fibre circolari sono innervate da fibre parasimpatiche dell’oculomotore ( che innervano anche il m. sfintere dell’iride) e sono responsabili dell’accomodazione per la visione da vicino. In condizioni di parasimpaticotonia si contraggono e si ha miosi Le fibre radiali sono innervate da fibre ortosimpatiche provenienti dall’ipotalamo che fanno relè nel ganglio cervicale superiore (e innervano anche il muscolo iridodilatatore) e sono responsabili dell’accomodazione per la visione da lontano. In condizioni di ortosimpaticotonia si contraggono e si ha midriasi

ciliareFIG.5

Per rendere nitida la visione da vicino entrano in gioco simultaneamente:

  • una miosi bilaterale
  • la convergenza dei globi oculari che permette la fusione delle immagini retiniche
  • l’accomodazione del cristallino che permette la messa a fuoco sulla retina

Si tratta di una sincinesia, possibile in quanto i 3 fenomeni dipendono dalla stessa innervazione parasimpatica

E’ stabilito che l’atto della messa a fuoco da vicino a lontano coinvolge l’attività del Sistema Ortosimpatico, mentre la messa a fuoco da lontano a vicino, quella del Parasimpatico. (FIG.6)

opticFIG.6

 

Tale influenza si può valutare attraverso test muscolare ed individuare eventuali alterazioni dell’equilibrio neurovegetativo a livello sistemico. (FIG.7)

TESTFIG.7

Una funzione “essenziale ” per la vita in generale, e per lo sviluppo cranico in particolare, è la respirazione che, fisiologicamente , deve essere nasale.  Solo la respirazione nasale è in grado di garantire l’utilizzazione dell’ossido di Azoto o ossido nitrico (NO), gas prodotto nei seni paranasali (specificatamente dall’intima dei vasi sanguigni) fin dalle prime ore dopo la nascita. Essendo un potente vasodilatatore polmonare, l’ossido nitrico aumenta la capacità di assorbire ossigeno, aumentando il livello di Ossiemia fino al 18%.

Inoltre l’ossido nitrico entrerebbe nel metabolismo dei neurotrasmettitori cerebrali e ciò, insieme all’aumento dell’ossigeno nel sangue ed al miglior raffreddamento della massa cerebrale, spiegherebbe l’aumento del QI ed il miglior rendimento scolastico, osservabile nei bambini che passano dalla respirazione orale a quella nasale. La respirazione nasale ha un effetto “ionizzante” sul complesso corpo-mente, permettendo l’eliminazione del 70% delle tossine corporee. La narice destra agisce come una camera di ionizzazione positiva, la sinistra negativa. Il ciclo nasale fisiologico non prevede la respirazione contemporanea ma una fluttuazione fra il passaggio d’aria delle due narici: approssimativamente ogni 20 minuti una narice è al massimo della sua capacità ventilatoria, mentre l’altra è al minimo. Una respirazione nasale monolaterale favorisce la predominanza funzionale di una metà del cervello. La respirazione dalla narice destra determina una ionizzazione positiva del cervello sinistro e uno stato prevalente di ortosimpaticotonia, quella dalla narice sinistra una ionizzazione negativa del cervello destro e una condizione di parasimpaticotonia. (FIG. 8)

ionizzazioneFIG.8

 

Questo vuol dire che se un paziente ha difficoltà respiratorie poniamo dalla narice sinistra, causa congestione,  ipertrofia dei turbinati, deviazione settale, tenderà a spostare il corpo in lateroflessione destra e rotazione compensatoria sinistra, in pratica andrà in torsione oraria di passo anteriore destro. Se la causa cronicizzasse potrebbe anche sviluppare una masticazione abituale sinistra  visto il pattern torsionale engrammato, con le conseguenze conosciute sulla postura della testa e sulla oculomotricità.

Ben documentati sono anche i rapporti tra ciclo nasale e fasi del sonno. La respirazione dalla narice destra favorisce la fase REM, quella sinistra la fase NON REM. Non a caso la maggior parte di noi tende ad addormentarsi sul fianco destro ( CW Torque ) in modo da favorire la respirazione dalla narice sinistra parasimpaticotonica. Il fatto che la respirazione da una narice stimoli l’attività dell’emisfero controlaterale ha suggerito anche degli studi sulla possibilità di trattamento dei disturbi dell’umore e mentali. Alcune forme di schizofrenia sono state messe in relazione a disfunzioni dell’emisfero sinistro mentre problemi  di tipo maniaco-depressivo possono indicare disfunzione dell’emisfero destro.

Quanto descritto mi pare renda l’idea di quanto l’organizzazione posturale sia complessa ed estremamente variabile in relazione ai molteplici fattori che possono perturbarla. Un attento INQUADRAMENTO NEUROVEGETATIVO  del paziente, ( i tests esistono ) dovrebbe essere la priorità di una corretta valutazione posturale. La normalizzazione di eventuali disequilibri neurovegetativi potrebbe richiedere cambiamenti dietetici, integrazione alimentare, tecniche di riduzione dello stress, manipolazione di recettori sensoriali al fine di riportare l’attività afferente a livelli normali.

PROF. DR. GIUSEPPE STEFANELLI

Bibliografia

  1. Stefanelli: Sistema stomatognatico nel contesto posturale. EdiErmes 2003
  2. Stefanelli: Ortognatodonzia Sistemica. Edi Ermes 2006

Khalsa, Shannahoff. “The ultradian rhythm of alternating cerebral hemispheric

activity.”, Int J Neurosci.70(3-4):285-98., 1993. Retrieved on 2007-02-24

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8063547

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17667891

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6874437

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3449485

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14607146

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Che cosa è il Ponticulus Posticus e perché è importante diagnosticarlo precocemente

Che cosa è il Ponticulus Posticus e perché è  importante diagnosticarlo precocemente

Il Ponticulus Posticus è una anomalia vertebrale che si forma per ossificazione della membrana atlo-occipitale dell’arco posteriore di C1. Presenta vari stadi di sviluppo e 4 gradi di ossificazione fino a diventare un anello completo. (Fig.1-2)

pont4Fig.1. Ponticulus Posticus in vari stadi di sviluppo.

pont 2Fig.2. Elaborazione 3D. Ultimo stadio di ossificazione

La sua eziopatogenesi non è ben conosciuta. Le varie ipotesi :

  • Congenita
  • Post-traumatica
  • Postura scorretta
  • Protezione dell’arteria vertebrale (Fig.3)

pont1Fig.3. Arteria Vertebrale e sue diramazioni encefaliche

Quest’ultima ipotesi è la più verosimile ma paradossalmente, in seguito a vizi posturali di C1 può determinare la compressione dell’arteria stessa, con la comparsa di sintomi polimorfi distinti in:

Sintomi Cardinali

  • Cefalee
  • Sintomi cocleari ( acufeni, ipoacusie )
  • Sintomi vestibolari ( vertigini soggettive )
  • Sintomi oculari ( deficit di convergenza, astenopie, obnubilazione intermittente )
  • Crisi sincopali ( drop attack )

Sintomi Secondari

  • Disturbi faringei, disfagia, disfonia, confusione mentale, insonnia, perdita di memoria
  • Cervicobrachialgie, problemi alla spalla, dolenzia cervico-dorsale e/o interscapolare.

I segni secondari sono intermittenti e insorgono o si intensificano con i movimenti del collo soprattutto in estensione e rotazione. Riguardo ai sintomi oculari voglio specificare che Atalnte ed Epistrofeo costituiscono il guscio protettivo della parte inferiore della SRM ( sostanza reticolare mesencefalica). L’Arteria vertebrale prima di fondersi nel tronco basilare, invia l’arteria spinale che da sola irrora la reticolare bulbare ove, come sapete sono indovati i nuclei oculomotori. Si riconosce pertanto una tipica “exoforia di atlante” legata ad un deficit di irrorazione della reticolare bulbare. E’ essenziale riconoscerla perchè scompare dopo una corretta manipolazione manuale magari associata ad un approccio gnatologico “mirato” se ne esistesse correlazione. Se l’oculista prescrivesse lenti prismatiche, e la causa fosse C1, il paziente avrebbe molte difficoltà a sopportarle, anche se diottricamente perfette.

Una ricerca eseguita presso il Dipartimento di Neurologia pediatrica di Newcastle e Sheffield (UK) nel 2001 (1), compiuta su 12 bambini tra i 6 mesi e i 15 anni di età,ha rilevato la possibile associazione tra la presenza di ponticulus, o forame arcuato come lo chiamano nello studio, che comprime l’arteria vertebrale fino a determinarne la dissezione con i movimenti del collo causando ictus cerebrale. In letteratura esistono altri studi che mettono in relazione il ponticulus posticus con l’insorgenza di cefalee di tipo emicranico e muscolo-tensivo (2). Una ricerca indiana (3) ha investigato la presenza di tale anomalia su 858 cefalogrammi laterali di pazienti ortodontici. La presenza di ponticulus posticus completo fu riscontrata nel 4,3% dei soggetti studiati con una predominanza nel sesso maschile (5,33%) rispetto a quello femminile (3,76%). Le conclusioni recitano che il ponticulus posticus non è un’anomalia rara e che andrebbe sempre ricercata sui teleradiogrammi laterali. Tale informazione può risultare molto importante ai fini diagnostici e prognostici su una possibile futura sindrome algico disfunzionale della testa e del collo. Interessante anche uno studio congiunto tra Università di Catania e Roma Sapienza, pubblicato su Angle Orthodontist nel 2009 (4) che ha indagato la presenza di anomalie cranio cervicali in pazienti ortodontici con canini in inclusione palatale. Furono esaminati 38 pazienti tra i 14 e 20 anni di età e le anomalie registrate riguardavano la sella turcica, la presenza di ponticulus posticus e l’arco posteriore di Atlante. Le conclusioni furono che la presenza di tali anomalie era più frequente nei pazienti con canini inclusi rispetto al gruppo di controllo.

Io e il mio team stiamo eseguendo una ricerca retrospettiva su circa 8000 CBCT ( Cone beam Tac) di pazienti di ogni età e posso anticiparvi che la sua frequenza è più elevata in soggetti giovani con maloccusione di Classe 2 e pattern cervico-posturale in estensione, e in soggetti adulti affetti da Disfunzione Temporo-Mandibolare con riduzione della Dimensione Verticale Posteriore. In entrambe le situazioni si determina spesso una riduzione dello spazio occipito-atlantoideo che potrebbe innescare la formazione di ponticulus posticus quale meccanismo difensivo e protettivo dell’arteria vertebrale.

La figura 4, ad esempio, illustra le teleradiografie di quattro pazienti diversi che hanno già avuto un trattamento ortodontico funzionale (?).

Tutte le radiografie hanno in comune:

 -C1 in estensione e in anteriorità

-Piccolo arco posteriore

-Ponticulus posticus

-Cifosi cervicale bassa

Altro dato comune e interessante è che in tutti i pazienti è stata usata la STESSA apparecchiatura funzionale che non voglio nominare, ma il cui utilizzo è abbastanza diffuso . Sarà una coincidenza?

pont3 Fig 4. Descrizione nel testo

La mancata evidenziazione di tale anomalia in ortodonzia dipende anche dal fatto che classicamente il rachide cervicale NON viene proprio valutato nella diagnosi teleradiografica e cefalometrica laterale della ortodonzia canonica. Anzi molto spesso il formato radiografico utilizzato si limita al cranio escludendo dalla visione il rachide cervicale. Personalmente ritengo che questo sia un grave errore non solo riguardo alla mancata evidenziazione di anomalie vertebrali, ma anche e soprattutto perché è ormai dimostrata l’importanza del rapporto cranio-cervicale nella diagnosi e terapia delle malocclusioni.

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

Riferimenti bibliografici

1) Tethering of the vertebral artery in the congenital arcuate foramen of the atlas vertebra: a possible cause of vertebral artery dissection in children.

Cushing KE1Ramesh VGardner-Medwin DTodd NVGholkar ABaxter PGriffiths PD.

 

2) Stuart Wight, DC, Neil Osborne, DC, Alan C. Breen, DC. Incidence of Ponticulus Posterior of the Atlas in Migraine and Cervicogenic Headache. Journal of Manipulative and Physiological Therapeutics, Volume 22 • Number 1 • January 1999

3) V Sharma, D Chaudhary and R Mitra. Prevalence of ponticulus posticus in Indian orthodontic patients

4) Rosalia Leonardia; Ersilia Barbato; Maurizio Vichic; Mario Caltabiano. Skeletal Anomalies and Normal Variants in Patients with Palatally Displaced Canines. Angle Orthodontist, Vol 79, No 4, 2009

5) Estratto da : G. Stefanelli « Craniodonzia : Il Sistema ALF «  Ed. Nike 2011.

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IL RAPPORTO CRANIO-CERVICO-LINGUO-MANDIBOLARE ( Caso Clinico )

IL RAPPORTO CRANIO-CERVICO-LINGUO-MANDIBOLARE ( Caso Clinico )

Descrivo questo caso clinico perché mi pare molto significativo dei rapporti tra occlusione ATM, lingua e rachide cervicale.

La paziente è una giovane donna affetta da DTM ( Disfunzione Temporo-Mandibolare ) con classica sintomatologia soggettiva e oggettiva associata, cefalea , cervicalgia, disturbi dell’equilibrio, scrosci articolari e limitazione funzionale.  L’esame orale rileva una situazione abbastanza disastrosa. Classe dento-scheletrica indefinibile, morso aperto con interposizione linguale anteriore e laterale, mancanza del secondo premolare superiore destro e sinistro estratto a scopo “ortodontico” con chiusura dello spazio estrattivo, inclusione del canino superiore destro in anchilosi ( visibile in Rx-OPT ), protesi fisse inferiore in oro resina decisamente datate e incongrue.

Immagine1Immagine2Esame orale iniziale

Immagine3OPT inizio e fine

Il dato più rilevante sulla RX-Laterale è la flessione cervicale alta (Angolo di Mc Gregor chiuso ) con una retrolistesi globale del tratto cervicale inferiore come se il rachide cervicale fosse spezzato a metà. L’appiattimento del triangolo ioideo lascia ragionevolmente pensare che tale situazione sia determinata dalla trazione esercitata sullo ioide dalla LINGUA in posizione avanzata anteriore nella sua azione ” compensatrice” della situazione occlusale.

Immagine4Cefalometria inizio e fine

Immagine5RX cervicale inizio e fine

La terapia è stata di tipo ortodontico e  protesica combinata. Il canino superiore incluso è stato solo decoronato in quanto la sua avulsione completa avrebbe lesionato le strutture vicine. Si è provveduto così  a trasformare il primo premolare destro in canino e ad lieve camouflage estetico del laterale conoide. Sono stati anche inseriti impianti nell’arcata inferiore con funzione di rompiforze tra pilastri naturali  e si sono confezionate nuove protesi.

Immagine6Fine

Il risultato estetico è soddisfacente e la paziente è molto contenta anche e soprattutto perchè è del tutto scomparsa la sintomatologia decisamente invalidante.

Molto significativo il dato della Tele RX laterale e cefalometrico che evidenzia la normalizzazione del triangolo ioideo e, di conseguenza, la quasi totale normalizzazione del tratto cervicale retroposto. La lingua infatti adesso si trova in un “contenitore” adeguato e non è più costretta a compensare l’alterato rapporto cranio-cervicale!!!

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

 

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IL ” DRAMMA ” DEL PAZIENTE E IL ” DRAMMA ” DEL TERAPEUTA

IL ” DRAMMA ” DEL PAZIENTE E IL ” DRAMMA ” DEL TERAPEUTA

medico_paziente

Ogni essere umano è una combinazione diversa pur essendo tutti formati dagli stessi mattoni. Non siamo soltanto un insieme di atomi, o un insieme di sostanze chimiche uguali, siamo pure un insieme di storie tanto tipiche ed universali quanto sono gli atomi che ci costituiscono. I drammi che ci impregnano sono quelli classici, quello della colpa, quello della vendetta, quello della espiazione, quello del tradimento e molti altri. Cambia lo scenario, cambiano i costumi, cambiano i personaggi, cambiano le epoche , ma il filo conduttore è sempre quello ed è riconoscibile. Ci piace andare al cinema o a teatro perché quello che succede lì ha qualcosa in comune con quello che succede a noi. I drammi universali sono copioni anche se è vero che i drammi particolari che impregnano la vita di persone diverse sono pure diversi tra loro. Lo sono anche i malati che il medico segue, ma il medico lo può fare proprio perché le somiglianze tra i diversi casi ci permettono di parlare di malattie tipiche e di aiutare un paziente usando ciò che ha appreso con un altro. Per uno medico gnatologo o per un ortodontista per esempio, è evidente che Le disfunzioni temporo-mandibolari e/o le mal occlusioni hanno tutte fisicamente qualcosa in comune, che è diverso da ciò che hanno in comune le cardiopatie o le pneumopatie. Possiamo dire per analogia che la storia o il dramma particolare nascosto in qualsiasi malato di una determinata malattia è tipico di quella malattia e diverso dai drammi che ne configurano altre. Quando una persona, in un dato momento, mette la sua vita nel significato  di una storia diventata per lei insopportabile, e la nasconde allontanandola dalla coscienza, quella storia è un “dramma” che rimane fermo nel tempo. Le malattie contengono nascoste diverse “storie” e ognuna di queste storie, tanto tipiche ed universali quanto i disturbi organici che il malato “costruisce” per mascherarle, si presenta nella sua coscienza, e in quella dell’osservatore come un disturbo corporeo diverso.

E qui viene il punto: “ la coscienza dell’osservatore “ vale a dire del terapeuta. Un rapporto medico-paziente adeguato non può non influire sulla coscienza del terapeuta. Agli albori della mia attività di “Medico Olistico”, forte dei miei studi di Medicina, Osteopatia, Terapia manuale e del dolore, Omeopatia, Omotossicologia e Medicina Funzionale, Agopuntura, Ipnosi Ericksoniana, PNL, Bionergetica di Lowen, Psocodinamica , e chi ne ha più ne metta, mi sentivo invincibile e sicuro di poter curare qualsiasi paziente. In pieno delirio di onnipotenza indagavo e presumevo di curare a 360° il paziente fino ad esplorare, attraverso le diverse chiavi interpretative delle suddette discipline, gli aspetti più nascosti della psiche umana. Ma non avevo fatto i conti con la mia storia e con i miei “drammi” personali e quindi con la mia capacità di assorbire quelli degli altri. Non sarà per caso che gli psicoterapeuti devono obbligatoriamente sottoporsi loro stessi ad osservazione psicoanalitica prima e durante il loro esercizio professionale. Come è possibile trattare i “drammi” dei pazienti se prima non risolviamo i nostri?

Fu questo il motivo principale che mi convinse a tornare ad occuparmi essenzialmente dell’aspetto fisico, strutturale della patologia, cioè di quello che posso vedere e toccare della stessa, cercando di demandare ad altri ( approccio multidisciplinare ) la terapia delle altre componenti. Oggi, nell’era di Internet, assistiamo alla diffusione di proposte terapeutiche mirabolanti, alla formazione di gruppi di pazienti sofferenti di svariate patologie che si confortano a vicenda disillusi dalla medicina ufficiale che non è in grado di dar loro risposte adeguate. E’ pur vero che  la medicina e la chirurgia moderna dovrebbero accettare l’ineluttabilità della morte e invece di continuare a cercare cure improbabili per malattie impossibili dedicarsi a migliorare la qualità della vita ma attenzione, diffidate da chi vi propone la soluzione ottimale di tutti i vostri problemi, la panacea universale non esiste.

Oggi sono più che mai convinto che noi medici non guariamo nessuno, ma potremmo essere già molto soddisfatti se riuscissimo ad innalzare la soglia di tolleranza del paziente contro il “mal di vivere”.

Giuseppe Stefanelli

NB: la prima parte è liberamente tratta da “Le cose della vita” di Luis Chiozza

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Forze leggere

Forze leggere

Per la Collana ” Clinical Pearls in Orthodontic” voglio dare un consiglio ai colleghi ortodontisti ( solo a quelli che mi vogliono bene ) che sicuramente non hanno ricevuto nei corsi di specializzazione.

Prima di forzare un qualsiasi movimento dentale effettuate una trazione o una spinta nella direzione opposta. Se dovete vestibolarizzare prima lingualizzate, se intendete distalizzare prima mesializzate e cosi via.

In particolare per  la procedura d’espansione ortodontica, qualunque sia l’apparecchiatura utilizzata, mettete la stessa in leggera contrazione per 15 giorni e poi iniziate l’espansione.

La procedura deriva dalla tecnica più frequentemente utilizzata in osteopatia, cioè quella di “esagerazione di lesione”, secondo la quale per correggere una lesione si applica una tensione nella direzione della stessa, esagerandola, per lasciare poi al organismo il compito di ristabilire l’equilibrio.

Qualsiasi spostamento dentale forzato e subitaneo rappresenta in effetti un trauma per l’organismo di fronte al quale, come per qualsiasi altro trauma, esso si pone in difesa limitando il movimento del settore interessato.

Del resto il saggio Lao Tse lo sapeva già qualche annetto prima! E’ proprio vero che non si inventa niente..

Lao tse 1

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LA MALOCCLUSIONE DENTALE E’ PATOLOGIA?

LA MALOCCLUSIONE DENTALE E’ PATOLOGIA?

Il primo problema che si pone è di ordine ETICO. Vale a dire la terapia medica, di qualunque natura sia, deve essere centrata sul paziente o sulla patologia?

Etica

L’attitudine della medicina occidentale  e più in generale della medicina moderna Evidence Based, vale a dire quella basata su dati e riscontri rigorosamente scientifici , oggettivi e riproducibili è certamente quella di dirigere la terapia sulla patologia. Bene, ma possiamo considerare la malocclusione dentale una patologia?

I dati presentati dal Terzo Studio della Ricerca nazionale sulla salute e alimentazione (ANES III) forniscono un chiaro quadro delle malocclusioni nella popolazione statunitense degli anni ’90. Nella maggior parte dei gruppi razziali ed etnici risulta che solo il 35% dei soggetti presenta un buon allineamento dentale.

Recentamente Shaw et coll. (GB) hanno sviluppato un sistema per la classificazione delle malocclusioni, l’indice della necessità di trattamento (IOTN) che prevede due componenti: la salute dentale (anomalie rispetto all’occlusione dentale) e i problemi estetici ( rispetto al modo in cui i pazienti si identificano rispetto a fotografie di mal occlusioni selezionate).

Il risultato è che il 57-59% di ogni gruppo razziale ed etnico presenterebbe necessità di trattamento ortodontico ( Peck H, Peck S: A concept of facial esthetics, Angle Orthod 40 :284, 1970 )

Mi pare evidente che una così larga diffusione di malocclusioni non può essere una patologia ma semplicemente una deviazione dalla NORMA IDEALE! OK….. MA QUALE NORMA?? Quella di Angle che ha basato la sua classificazione sulla valutazione di un cranio a secco ? oppure quella di Andrews che ha stabilito le 6 chiavi ideali della occlusione su un campione di 200 marines americani? O quella di Tweed che si basa sulla posizione degli incisivi e prevede estrazioni scellerate, o ancora quella di altri autori che si basano sull’estetica dei tessuti molli ( Classe cutanea ). Non voglio tornare sull’argomento estetica, che ho già sviluppato sui miei libri e in altri articoli, ma vorrei rimarcare che proprio in nome dell’estetica  l’ortodonzia rischia spesso di divenire iatrogena, vale a dire determinare più danni che benefici.

“La malocclusione ha il significato di una risposta adattativa  “intelligente “ di un sistema biologico a fattori destabilizzanti, mentre la terapia quello di una “riprogrammazione posturale intelligente” da raggiungersi con l’abbinamento di più ausili terapeutici funzionali, nel rispetto della fisiologia dell’individuo.”  Petrovic (Teoria Cibernetica)

Stabilito dunque che l’occlusione altro non è che la risultante dell’equilibrio cranico e muscolo-fasciale sotto stimolo funzionale, possiamo definire la malocclusione come un tipo di risposta adattativa del “ sistema ” a fronte di fattori che tendono a destabilizzarlo. La domanda è: posso modificare questo schema adattativo?

La risposta è SI, ma solo se interveniamo precocemente in età evolutiva, vale a dire durante lo sviluppo del sistema cranio-facciale, là dove origina la malocclusione e soprattutto correggendo le funzioni ( respirazione, deglutizione, masticazione ) sicuramente alterate. La terapia, vale a dire la sostituzione di uno schema di adattamento con un altro, non può prescindere dall’ individuare e possibilmente eliminare quelli che sono stati i fattori che hanno concorso a determinarlo.

L’obbiettivo generale in ortodonzia dovrebbe dunque essere quello di favorire il raggiungimento di un nuovo “equilibrio dinamico” tra le componenti del sistema stomatognatico che sia il meno distruttivo, il meno instabile, il meno energeticamente dispendioso possibile, nell’assoluto rispetto dello schema cranio-posturale individuale!

In età adulta la malocclusione può rappresentare “la miglior occlusione possibile” per il soggetto ed il modificarla, seguendo dettami estetici, potrebbe alterare l’organizzazione neurologica propriocettiva della testa in primis (oculocefalogiria) e poi dell’intero sistema posturale

OCULOCEFALOGIRIA

                                                                                                                                                                 PROF. DR. GIUSEPPE STEFANELLI

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