Blog OS Stefanelli

Espansione ortopedica rapida del palato (E.R.P.) : SI o NO ?

Espansione ortopedica rapida del palato (E.R.P.) : SI o NO ?

Argomento interessante vista la diatriba aperta tra alcuni osteopati estremisti che la vietano assolutamente e alcuni ortodontisti semplicisti, che la applicano quasi sistematicamente. Sappiamo che il disgiuntore rapido palatale  non influenza soltanto la sutura palatina ma anche i sistemi della sutura circum-zigomatica e circum-maxillare ed è quindi in grado di arrecare notevoli modificazioni dell’architettura cranio-facciale. Oltre alle modifiche scheletriche e dentali generali, diversi studi riportano le modifiche istologiche a livello suturale, i cambiamenti della permeabilità nasale ( alcuni ritengono che l’espansione rapida andrebbe applicata sempre nel respiratore orale indipendentemente dalle necessità di allineamento dentale ).  L’ossido nitrico, gas prodotto nei seni paranasali fin dalle prime ore dopo la nascita, entra nel metabolismo dei neurotrasmettitori cerebrali e ciò, insieme al aumento dell’ossigeno nel sangue ed al miglior raffreddamento della massa cerebrale, spiegherebbe l’aumento del QI ( quoziente di intelligenza) ed il miglior rendimento scolastico osservabile nei bambini che passano dalla respirazione orale a quella nasale dopo l’espansione ortopedica del palato. Altri evidenziano come la disgiunzione della sutura palatina può essere considerato un valido trattamento per prevenire l’otite media ricorrente e i deficit di conduzione acustico nei bambini, attraverso la messa in tensione del tensore del velo palatino che apre la tuba. Il risultato è il bilanciamento di pressione tra tuba e rinofaringe che permette a membrana timpanica e alla catena degli ossicini di funzionare fisiologicamente. Ho specificato queste relazioni nel mio libro ORTOGNATODONZIA SISTEMICA insieme alle indicazione della ERP nelle Classi 2 e 3 ma qui voglio specificare le CONTROINDICAZIONI.
La ERP NON DEVE ESSERE UTILIZZATA:
1) Quando andiamo contro il principio della NORMA VOLUMETRICA
Le arcate sono conformate secondo lo schema del contenitore nel quale sono inserite, cioè lo scheletro cranio-facciale il cui accrescimento, diretto dal Meccanismo Respiratorio Primario, è sottoposto alle stesse leggi dinamiche. In altre parole non possiamo avere un palato largo in un cranio stretto.
2) In presenza di STRAINS E COMPRESSIONI CRANICHE.
COSA IMPORTANTISSIMA :E’ del tutto inutile e controproducente lasciare l’espansore in bocca dopo che ha svolto la sua azione. Si crea solo disagio al paziente e soprattutto si impedisce la CORRETTA FUNZIONE LINGUALE! Per questo, dopo l’avvenuta espansione suturale con comparsa di diastema interincisivo TOGLIERE il disgiuntore e sostituirlo con dispostivo ALF associando immediatamente OSTEOPATIA E RIEDUCAZIONE FUNZIONALE LINGUALE / RESPIRATORIA.
Un ruolo fondamentale riveste l’età del paziente e personalmente ritengo che il nostro intervento DEVE essere precoce ( Vedi Espansore bonded).

967046_630786120304865_1872204496_o

More

C’è Sirmione Symposium duemila14

 

 

Nel presentare il nostro congresso C’é Sirmione Simposium 2014, voglio fare innanzitutto i ringraziamenti allo staff che ne ha permesso la realizzazione: oltre a me come Direttore Scientifico il Dott Mario Mosconi e Stefano Lastrucci per la loro instancabile capacitá organizzativa.

Quest’anno siamo alla nona edizione e vi garantisco che non é facile proporre sempre, relatori di spicco in un settore così di nicchia come quello gnato-posturale.
Avremo il piacere di ascoltare Bernard Autet, Philippe caizzo personaggi importanti per l’osteopatia mondiale. Il prof Sandro Palla emerito gnatologo che sicuramente sará in grado di stimolare la discussione ed il confronto riguardo alle evidenze scientifiche dell’approccio gnatologico classico e quello posturale.
Sará anche presente Luca giannelli una conferma che ha riscosso molto successo nella passata edizione e l’odontotecnico Giovanni Maver per affrontare un argomento che finora é stato un pó trascurato, vale a dire la riabilitazione protesica secondo il concetto di forma e funzione.
Come al solito cercheremo di offrire non solo informazione ma anche formazione per questo ci sará anche una parte pratica.
Quello che caratterizza il congresso é il clima amichevole assieme alle persone che ci seguono da molto tempo siamo pronti ad accogliere tutti quelli che si sentono curiosi ed hanno la mente aperta alle innovative esperienze che ci puó offrire l’approccio gnato posturale.

Per questo vi aspettiamo numerosi il 19 e 20 settembre a Sirmione

More

IL SISTEMA A.L.F. ( Advanced Lightwire Functional ) – CRANIODONZIA

IL SISTEMA A.L.F. ( Advanced Lightwire Functional ) – CRANIODONZIA

“ Le più cedevoli fra tutte le cose possono sconfiggere le più rigide. Che il molle la vinca sul duro è un fatto a tutti noto, ma di cui nessuno si giova “ (LaoTse)

Origini-Filosofia-Obbiettivi

Il dispositivo originale ALF fu ideato da Darick Nordstrom ( California ) nel 1980 a partire dai concetti e dal disegno delle apparecchiature di Crozat e Kernot. (Fig.1)

Crozat sosteneva che fosse possibile trattare ogni tipo di malocclusione con apparecchiature rimovibili e attribuiva al suo dispositivo la capacità di rilasciare lo stress attraverso i denti alle strutture di supporto, produrre così delle modificazioni tissutali e , indirettamente, movimenti dentali. Egli lo definiva un “ logical and natural treatment” al contrario dei “ principi e metodi utilizzati in sistemi ove tutti i denti sono bandati, la natura è violentata, e tutti i cambiamenti sono soggetti alla capacità dell’operatore e alle limitazioni meccaniche della specifica apparecchiatura” ( traduzione testuale dall’originale inglese). Crozat era dunque un funzionalista convinto ( si era laureato alla non-extraction Dewey School of Orthodontics nel 1916 ) e questo rappresentava già un  motivo sufficiente per essere boicottato dalla American Association of  Orthodontist dell’epoca, maggiormente interessata allo sviluppo delle apparecchiature fisse e delle terapie estrattive.

1Fig.1 Dispositivi Crozat e ALF

ALF non è una semplice apparecchiatura ma sottointende una filosofia i cui fondamenti sono:

–        Il mascellare superiore rappresenta i 2/3 anteriori della base craniale e funziona come le fondamenta del cranio,quindi è prioritario il suo trattamento.(Fig.2)

2 Fig. 2. La dinamica elicoidale della base cranica viene trasferita dall’osso Vomere e riprodotta a livello dei tre settori del mascellare

In particolare è fondamentale liberare e mobilizzare la pre-maxilla e l’osso malare o zigomatico. Espandere la sutura inter-canina rilascia i malari, la pre-maxilla, 14 ossa facciali e i patterns di strain della SSB. Il mascellare superiore deriva da tre parti embriologicamente distinte, unite a livello delle suture, che rispondono ognuna in modo autonomo agli stimoli funzionali. La lingua, durante la suzione,esercita una spinta centrifuga sulle ossa mascellari e sulle arcate dentali capace di stimolare la cartilagine secondaria su ciascun lato della sutura intermascellare e premascellare, con un incremento della crescita posteroanteriore e laterolaterale. Esiste corrispondenza anatomica ed embriologica tra settori e relative suture del mascellare con quelle della volta cranica che si sviluppa in funzione dell’espansione cerebrale.(Fig.3)

3Fig. 3. Corrispondenza anatomica tra mascellare e volta cranica

 

–        L’occlusione è un meccanismo che si autoregola e si auto corregge in funzione di bilanciare le ossa craniche

–        I due meccanismi devono essere integrati pena il verificarsi di instabilità strutturale del complesso pelvi-rachideo, del sistema muscolo-fasciale-legamentoso, oltre a squilibri funzionali del Sistema Nervoso Centrale e Autonomo.

–        Le forze applicate sui denti e sulle ossa craniche dovrebbero essere minime o comunque simili a quelle applicate in deglutizione fisiologica. Un’occlusione stabile richiede una deglutizione matura definita come : corretta dimensione verticale e spazio linguale con ATM ben funzionanti.

–        Le apparecchiature ALF seguono la legge di Arndt-Schultz descritta nel Dorland´s Illustrated Medical Dictionary 26° edizione: “ Stimoli deboli aumentano l’attività fisiologica mentre stimoli forti la inibiscono o la aboliscono”

 

Gli obbiettivi del Sistema ALF sono dunque in ordine prioritario:

–        Correggere le distorsioni mascellari e quindi  craniche

–        Correggere l’allineamento dei denti superiori ed inferiori e la loro intercuspidazione

–        Correggere le disfunzioni posturali correlate.

Se vogliamo poi andare oltre i confini della medicina occidentale, possiamo trovare come la filosofia dell’agopuntura ci offra spunti interessanti di riflessione. In medicina cinese la premaxilla e gli incisivi sono in connessione energetica con il meridiano Rene. I reni hanno un tratto anatomico distintivo dagli altri organi interni: non sono adesi al peritoneo. Questo dona loro una mobilità e una posizione che varia di qualche centimetro a seconda che la persona sia sdraiata o in piedi. Se “l’energia renale” e il tessuto connettivo sono deboli, i limiti fisiologici vengono superati e il paziente sviluppa una “nefroptosi” vale a dire una discesa del rene che può oltrepassare l’altezza di due vertebre. L’internista patologo tedesco K. Beisch studiò la rilevanza di questa condizione nel 1982 (Beisch, K: Personal lecture notes, Luebeck, Germany; Oct. 1986) riscontrandone la presenza in circa il 60% dei suoi pazienti con prevalenza nel sesso femminile. Le complicazioni di un rene fluttuante sono molteplici:

–        Infezioni urinarie. Contrariamente al rene l’uretere è adeso al peritoneo e un rene ptosico causa un attorcigliamento dell’uretere con ostruzione del flusso urinario. Ne risulta una possibile idronefrosi con ipertensione.

–        Stress Surrenalico. Le surrenali sono due piccole ghiandole di forma appiattita situate sopra il polo superiore del rene. Il loro flusso ematico deriva da tre arterie sopra-renali: superiore, media ed inferiore. In circa l’80% della popolazione la maggior parte di flusso ematico viene fornito dal ramo inferiore afferente dell’arteria renale. Il rene ptosico stira questa importante arteria riducendone il diametro. Si verifica una riduzione di flusso ematico al rene e al surrene e la risultante è un’ipossiemia che interferisce con la produzione di ormoni e neurotrasmettitori.

–        Stimolazione del Sistema Nervosa Autonomo (SNA). Una rete di fibre nervose del Sistema Simpatico avvolge l’intero circuito arterioso; la loro azione riduce il flusso sanguigno dei visceri addominali. Un eccessivo stiramento dell’arteria renale causa afferenze irritative verso il Plesso Solare o Celiaco dove s’interconnettono fibre nervose sensitive viscerali, simpatiche e parasimpatiche. Ogni organo interno può divenire sintomatico a causa di un rene ipermobile.

 

Secondo la Medicina Funzionale il circuito energetico Rene-Vescica è responsabile dello sviluppo del sistema scheletrico.(Fig.4)

4Fig.4. Il circuito funzionale Rene-Vescica

 

In funzione delle connessioni energetiche tra rene e premaxilla è dunque auspicabile e verosimile che lo sblocco della stessa, operato dalle apparecchiature ALF offra ulteriori opportunità di migliorare lo stato di salute generale del paziente.

 

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

Estratto da: G. Stefanelli “ Craniodonzia – Il Sistema ALF” Ed. NIKE 2011

Secondo le leggi del Copyright è vietata la riproduzione di testo, fotografie e disegni in qualsiasi forma analogica o digitale senza l’autorizzazione dell’autore.

More

Importanza del Terreno Biotipologico in Ortognatodonzia

Importanza del Terreno Biotipologico in Ortognatodonzia

“Un sistema biologico complesso accetta estese variazioni del suo schema strutturale e vi si adatta funzionalmente, purché tale variazione non violi le regole che lo hanno originato e non interferisca con insiemi vitali adiacenti. Il successo o l’insuccesso di una correzione ortognatodontica non risiedono solo nelle tecniche messe in opera, ma nell’aver programmato la loro applicazione secondo norme compatibili con il substrato biostrutturale ed il divenire di quel determinato soggetto” . (B. Genone: Ortognatodonzia 1987 )

 Definizione ed Epistemologia

Possiamo definire il “biotipo” come il risultato di un’impronta che dà all’essere umano un insieme di caratteristiche assolutamente personali e la cui interpretazione permette di capire il gioco funzionale del soggetto osservato e la funzione umana che gli è dovuta.

Nonostante la valutazione biotipologia figuri al primo posto del procedimento diagnostico delle disgnazie, è raro trovare nei testi di ortodonzia una trattazione approfondita sull’argomento; generalmente ci si limita ad una sterile classificazione di morfologia cranio-facciale.

La scuola costituzionalista ha avuto grande risalto in passato ad opera di studiosi quali Viola, DeGiovanni, Pende, Martiny, Sigaud, per citarne alcuni.

Attualmente è sicuramente l’omeopatia, indipendentemente al fatto che ci si creda o meno, a fornirci la miglior chiave di lettura sull’argomento.

Leon Vannier, un padre della scuola omeopatica francese, definiva la costituzione come “ciò che è”, determinata dall’osservazione dello scheletro, dallo studio della forma e, soprattutto, dall’esame dei rapporti che legano le diverse parti del corpo i quali “ non mutano mai nel corso della vita, nessuna terapia può modificarli; solo l’ortodonzia, se applicata alla giusta età, può correggere le deformazioni della bocca del fluorico, le cui altre caratteristiche tuttavia persistono”.(L. Vannier,1952)

La costituzione veniva quindi definita come la “ Costante dell’essere”, la variabile era il “ Temperamento”, rappresentato dal insieme delle possibilità fisiche, biochimiche,  psicologiche e dinamiche del soggetto, costituito da due elementi:

–        ciò che ci è stato tramandato: l’atavismo, l’Ens Seminis di Paracelso

–        ciò che ci è stato rimesso: il possibile, l’Ens Virtutis

Tali costituenti non possono essere separati perché l’uno rappresenta il lascito dei nostri genitori che dobbiamo subire e contro cui dobbiamo lottare, l’altro rappresenta l’affermazione della personalità.

Tuttavia, nella nostra epoca, a causa del prevalere dei cosiddetti “fattori peristatici”, quali lo stress in tutte le sue forme, l’inquinamento ambientale ed alimentare, la medicina farmacologia che, se da un lato cura l’effetto della malattia dall’altro deprime la reattività dell’organismo, si tende ad essere meno categorici e a dare un’interpretazione più elastica delle suddette teorie.

In chiave moderna la costituzione và intesa come la predisposizione individuale a rispondere a stimoli esterni patogeni: se questi hanno un’intensità maggiore alle capacità di compenso dell’organismo l’equilibrio si rompe e compare la patologia.

In definitiva la costituzione individua la reattività del soggetto definendo il suo “valore soglia”.

Di concerto con quello costituzionalista, il concetto di “ Diatesi” rappresenta l’evoluzione moderna della “ Teoria dei Miasmi” di S. Hanneman, il fondatore dell’omeopatia, il quale riconduceva l’origine delle malattie ad una triade di complessi patologici:

–        La Psora per pregressa infezione da Sarcoptes Scabei

–        La Sicosi per pregressa infezione da Neisseria Gonorree

–        La Sifilide per pregressa infezione da Treponema Pallidum

A questi tre complessi sono stati più tardi aggiunti ad opera della scuola francese ( A. Nebel ), due nuovi insiemi, il tubercolinismo ed il cancerinismo e, più recentemente il vaccinismo e l’antibiotismo.

Questa antica classificazione, pur avendo perduto molto del suo significato originale, viene mantenuta dalla maggior parte delle scuole omeopatiche, non fosse altro per la rilevanza dei suoi contenuti filosofici (Ghatak).

Classificazioni e Corrispondenze Biotipologiche

La classificazione dei biotipi che meglio risponde alle esigenze cliniche ortognatodontiche è quella di Sheldom (1940) ripresa da Sassouni (1969), che considera tre somatotipi, in relazione al maggior sviluppo o al prevalere funzionale degli organi di uno dei tre foglietti embrionari sviluppati dalla gastrulazione. Si distinguono quindi il biotipo:

–        Mesomorfo

–        Ectomorfo

–        Endomorfo

Tale classificazione trova corrispondenza in quella su base neuro-endocrina di Pende ( longilineo o brevilineo stenico e astenico ), in quella morfologico-funzionale di Sigaud ( biotipo respiratorio, digestivo, cerebrale e muscolare ) e in quella omeopatica di Vannier.

Quest’ultimo distingueva la costituzione in:

–        Sulfurica

–        Fosforica

–        Carbonica

–        Fluorica

Tale classificazione prende a riferimento i minerali primari che hanno permesso la comparsa della vita sulla terra.

Inquadramento Neurovegetativo

Al fine di diagnosticare la prevalenza biotipologia, a parte i caratteri morfologici ed endocrino-metabolici, risulta molto utile e pratico inquadrare il soggetto da un punto di vista neurovegetativo.

L’ipotalamo anteriore, detto trofotropo, è l’origine del sistema parasimpatico, mentre l’ipotalamo posteriore, detto energotropo, dà origine al sistema ortosimpatico. La nostra vita è tutta un pendolo di attivazioni prevalenti ed alternate dei due sistemi che stabiliscono il cosiddetto “ritmo nictemerale”.

Tale ritmo viene indotto dall’ipotalamo ma è comandato dalla “ Sostanza Reticolare “ (S.R.); le due formazioni sono connesse nei due sensi attraverso il fascio longitudinale dorsale di Schutz. La S.R. agisce come un vero e proprio volano d’inerzia, filtro e amplificatore di tutte le afferenze ed efferenze corticali e cerebellari che regolano l’attività motoria.(Fig.1)

SRFig.1

Nei nuclei della S.R. mesencefalica, sono situati gruppi di neuroni che si definiscono “generatori di pattern centrali “ ( CPG) che, quando stimolati, inviano segnali efferenti a gruppi di cellule in sede caudale, originando specifici pattern di movimento.( Willis1985)

Gli impulsi discendenti  sono trasportati al midollo spinale da due fasci:

Fascio reticolo spinale laterale, detto inibitore per la sua azione inibitrice sui nuclei del corno anteriore del midollo spinale.

Fascio reticolo spinale mediale detto facilitatore per la sua azione sui nuclei del corno anteriore.

Mediante gli interneuroni, condizionano gli alfamotoneuroni (AMN ) e gammamotoneuroni (GMN) che attivano la funzione muscolare.(Fig.2)

sr1Fig.2

Sinapsano inoltre, con i motoneuroni (MN) e AMN della colonna intermedio-laterale (IML)  da cui variazioni sistemiche e locali delle funzioni di Simpatico (OS) e Parasimpatico (PS),  con effetto specifico e prevedibile sul SIC degli AMN e dunque, sui pattern di forza e debolezza muscolare.

Quindi, la qualità dell’equilibrio neurovegetativo ed ogni sua variazione, fisiologica o patologica, può essere letta nel tono muscolare posturale statico e dinamico. Ciò rende conto, ad esempio, della variabilità della posizione di riposo mandibolare ( descritta precedentemente ) e quella dell’appoggio podalico ( diversità dell’impronta podalica in momenti diversi della giornata )

Il neurofisiologo ed antropologo francese R. Bourdiol è stato sicuramente il ricercatore che maggiormente ha definito il ruolo primario svolto del sistema neuro-vegetativo nel determinismo della postura corporea in fisiologia ed in patologia ( vedi bibliografia ).

Egli riconosce fondamentalmente due sindromi disfunzionali posturali:

–        la sindrome involutiva, caratterizzata da ipotonia muscolare, scapolum posteriore, piede piatto-valgo e tendenza alla protrusione mandibolare, tutte espressioni di una prevalenza parasimpatico-tonica

–        la sindrome reattogena, caratterizzata da ipertono muscolare, dorso anteriore, piede cavo e tendenza alla retrusione mandibolare, tutte espressioni di prevalenza ortosimpatica (Fig.3)

bourdiolFig. 3

Elemento chiave è definire dunque se il paziente abbia:

–        una tendenza Vagotonica, espressione di anabolismo, accumulo e rallentamento metabolico

–        una tendenza Simpaticotonica, espressione di catabolismo, dispersione e accelerazione metabolica.

Il paziente mesodermico- sulfurico e endodermico-carbonico  sarà bonario, apatico e grasso con un comportamento flemmatico-lento o sanguigno vivace: le due diverse espressioni dell’atteggiamento vagotonico. Il paziente cordoblasta-muriatico, ectoblasta- fosfo-fluorico sarà nervoso, ipersensibile e magro con un comportamento malinconico-depresso o nevrotico iperattivo: le due diverse espressioni dell’atteggiamento simpaticotonico.

Nella prima condizione neuro-vegetativa (vagotono) sarà più probabile lo sviluppo di:

–        accrescimento cranio facciale e scheletrico generale in prevalente flessione-rotazione esterna

–         maloccusioni dento-scheletriche di 2° classe 2° divisione e/o 3° classe deep-bite

–        ipotono delle catene muscolari posteriori e relativo ipertono di quelle anteriori che portano a posture adinamiche tendenti alla cifosi (sindrome involutiva).

–        facile stancabilità e algie muscolo-articolari che migliorano con il riposo

–        malattie da accumulo tossinico

–        manifestazioni catarrali

–        affezioni congestivo-proliferative.

Nella seconda condizione neuro-vegetativa (simpaticotono) sarà più probabile lo sviluppo di:

–        accrescimento cranio-facciale e scheletrico generale in prevalente estensione-rotazione interna

–        malocclusioni dento-scheletriche di 2° classe 1° divisione e 3° classe open-bite

–        ipertono delle catene muscolari posteriori con posture iperattive che portano allo sbilanciamento anteriore e all’atteggiamento scoliotico (sindrome reattogena).

–        ipercinesi con algie da contrattura di tipo legamentoso che migliorano con il movimento

–        malattie rapidamente debilitanti

–        manifestazioni infiammatorie spastiche

–        affezioni sclerotiche-retrattive.

Conclusioni

La valutazione del terreno diatesico-costituzionale del paziente in età evolutiva dovrebbe essere prioritaria nella diagnostica ortognatodontica in quanto ci permette di definire il suo grado di adattabilità e le sue possibilità di compenso di fronte al nostro intervento.

L’impostazione di un adeguata terapia di supporto del terreno permetterà poi al terapeuta di ottenere una velocizzazione e stabilizzazione dei risultati ( mettendoci al riparo della recidiva) e, soprattutto, al paziente di conservare o migliorare il suo stato di salute generale.

–         

Prof. Dr. Giuseppe Stefanelli

Letture consigliate:

–        -Vannier,L: La Tipologia Omeopatica e le sue applicazioni: Prototipi e Metatipi, Temperamenti. Ed.Red. Como,1983

–        -Meuris,J.: Guida alla comprensione dell’omeopatia e materia medica.Tipologia Omeopatica e fondamenti scientifici. Ed. Red.Como, 1982

–        -Kent,J.T.: La science et l’art del’homéopathie. Ed. Maisonneuve,1969

–        -Masci,W.: Omeopatia: Tradizione e Attualità. Ed. Tecniche Nuove ,1995

–        -Matarese,S.:Appunti di Clinica Omeopatica Costituzionale.Ed. Guna,1996

–        – Duprat,H.: Materia Medica Omeopatica. Ed. F.lli Palombi,1984

–        -Heine,H.: Manuale di Medicina Biologica. Ed. Guna,1999

–        -Ghatak,N.: Malattia cronica. La causa e la cura. Ed. Omit,1985

–        -Julian,O.A.: Omeopatia Moderna:la definizione di terreno. IPSA Ed. Palermo,1989

–        -Micozzi,A.: Immunofarmacologia Omeopatica. Edi-Lombardo.Roma,1999

–        -Bourdiol,R.J.: Homéopathie et Réflexologie. Ed Maisonneuve,1985

–        -Granata,G.: Le basi della psichiatria omeopatica e i disturbi mentali ed emotivi:un approccio medico unitario. Ed.Red. Como,1986

–        -Whitmont,E.C.: Omeopatia e Psicanalisi: la medicina omeopatica alla luce della psicologia Junghiana. Ed.Red.Como,1987

 

Estratto da: G. Stefanelli “ ORTOGNATODONZIA SISTEMICA” EdiErmes Milano 2006

Secondo le leggi del Copyright è vietata la riproduzione di testo, fotografie e disegni in qualsiasi forma analogica o digitale senza l’autorizzazione dell’autore.

More

ORGANIZZAZIONE NEUROLOGICA: FASI DI SVILUPPO DEL BAMBINO

ORGANIZZAZIONE NEUROLOGICA: FASI DI SVILUPPO DEL BAMBINO

La dominanza emisferica corticale inizia a svilupparsi intorno ai tre anni di età, dapprima con la scelta della mano dominante, seguita dall’occhio, piede ed orecchio; di solito si sviluppa completamente tra i cinque e gli otto anni.

Idealmente si dovrebbe sviluppare la stessa dominanza, vale a dire che un individuo dovrebbe essere destro o mancino di mano,occhio, piede ed orecchio.

Frequentemente invece, un’alta percentuale di soggetti presenta disorganizzazione neurologica per la quale, ad esempio, compiono alcune attività con la mano destra ed altre con la sinistra, oppure sono destrimani ma di dominanza podalica e/o oculare sinistra.

Le cause di tale disorganizzazione originano nel periodo evolutivo, generalmente a causa di restrizioni indotte alle prime funzioni espletate dal bambino.

Ecco che l’allattamento artificiale, oltre a determinare effetti negativi sullo sviluppo cranio-facciale, risulta dannoso anche per un normale sviluppo neurologico; il biberon è infatti generalmente tenuto dalla madre con la mano dominante ( generalmente la destra ), mentre il neonato è tenuto sul braccio opposto.

Ciò causa restrizione del movimento di un braccio e mano oltre che degli occhi del lattante che sono diretti in una solo direzione, cioè a destra, verso la madre.

L’allattamento al seno ,invece, grazie all’alternarsi della posizione del lattante nei due sensi, favorisce lo sviluppo adeguato dei movimenti coniugati dei globi oculari.

Quando poi il bambino inizia ad alimentarsi con cibi solidi, c’è la tendenza per i genitori ad ingabbiarlo nel seggiolone e ad incoraggiare l’utilizzo del cucchiaio.

Durante lo sviluppo corticale precoce, la persistente funzione bilaterale porta ancora a mangiare con entrambe le mani; l’uso del cucchiaio forza prematuramente il bambino all’uso di una sola mano, che spesso poi non sceglie nemmeno dal solo, ma viene imposta dal genitore.

La stessa cosa avviene per la stazione eretta ed i primi passi non preceduti dalla fase di gattonamento: come siamo orgogliosi di mostrare agli altri che il nostro bambino già mangia e cammina da solo!

Lo sviluppo neurologico del neonato prevede dapprima uno schema motorio senza coordinazione, successivamente s’instaura coordinazione omologa, poi diviene omolaterale ed infine crociata.

Le fasi di gattonamento accompagnano le fasi di coordinazione per cui si ha il gattonamento che accompagna le fasi omologo ed omolaterali seguito da quello crociato,preludio del raggiungimento della stazione eretta che accompagnerà l’individuo nella gestualità di relazione per tutta la vita .(Fig. 4.23)

 

001Fig.4.23

 

Il bambino si sviluppa dunque, passando attraverso precise fasi geneticamente programmate che non possono essere anticipate a nostra discrezione, pena la disorganizzazione neurologica.

I suoi effetti sono bambini con disturbi di linguaggio, di scrittura, di apprendimento e comportamento; addirittura la schizofrenia è stata correlata alla persistenza di un pattern omolaterale di deambulazione in sostituzione del fisiologico pattern crociato.

Esiste poi un rapporto reciproco di causa-effetto tra disorganizzazione neurologica e malocclusione, disturbi del Meccanismo Respiratorio Cranio-Sacrale, allergie ed intolleranze alimentari soprattutto se determinano rino-sinusiti o adeno-tonsilliti con ostacolo alla respirazione nasale ed al drenaggio linfatico di testa e collo.

 

Estratto da: G. Stefanelli “ Il Sistema Stomatognatico nel Contesto Posturale”  EdiErmes Milano 2003

More

ORTOGNATODONZIA SISTEMICA: PERCHE ???

ORTOGNATODONZIA SISTEMICA: PERCHE ???

Orto sistemica

“ All’insegna delle nuove conquiste in tema di crescita cranio-facciale, di fisiologia neuro-muscolare, di cibernetica e di chinesiologia applicata, l’elemento dentario oggigiorno acquista significato solo se considerato nel contesto dell’apparato stomatognatico e in stretta dipendenza con l’organismo intero. Questo viraggio, stomatognatico, inteso soprattutto in chiave di fisiopatologia, oggettiva il superamento del romanticismo dentario e suggella l’intervento del positivismo ortognatodontico. Non è infatti possibile formulare una diagnosi ortognatodontica, approntare un piano terapeutico,formulare un giudizio prognostico se l’ortognatodonzista non conosce gli aspetti biodinamici della crescita e le strette correlazioni morfo-funzionali tra apparato stomatognatico ed organismo. L’organismo, pertanto, deve essere inteso quale unica entità dinamico-biologia nello stato di salute e durante la malattia”

E. Giannì, da “ Crescita cranio-facciale e ortodonzia” M.J.Deshayes (1987)

Quale migliore introduzione se non le parole di questo autorevole autore, pioniere dell’ortognatodonzia italiana, ricercatore, grande oratore e comunicatore, del quale ricordo in particolare una frase che soleva spesso ripetere alle sue lezioni:“ in bocca funziona tutto, anche la mia scarpa, l’importante è la diagnosi”. Egli stigmatizzava così l’importanza dello studio dell’accrescimento cranio-facciale dalla filogenesi all’ontogenesi,  dell’embriogenesi, dell’anatomia e della fisiologia, della valutazione del substrato biotipologico, dell’approccio funzionale e della prevenzione.

Insomma, una noia mortale!

Ma davvero servivano tutte quelle nozioni per imparare a raddrizzare i denti ?

Questo fu il primo quesito che mi posi quando, agli albori della mia attività professionale ( correva l’anno 1980 ), inizia ad addentrarmi nel dedalo dei corsi di specializzazione ortodontica.

Provai a seguire scuole, filosofie, tecniche diverse e variegate con il risultato di complicarmi la vita e ottenere dei risultati altalenanti nel lavoro per alcuni anni, fino a quando, in piena confusione mentale e marasma esistenziale, decido finalmente di fare una pausa di riflessione.

Fermo restando il principio comune a tutte la scienze secondo il quale opinioni e critiche diverse, quando non distruttive a priori, non possono che concorrere a determinarne l’evoluzione, mi venne comunque da chiedermi come fosse possibile che scuole ortodontiche che utilizzano da oltre un secolo metodiche diagnostiche sostanzialmente uguali giungano a conclusioni così discordanti, spesso in totale contrapposizione e che, di conseguenza, applichino procedure terapeutiche così diverse ottenendo tutte, sempre e comunque, risultati fantastici?

Dalla risposta a questa domanda potevano scaturire tre possibilità:

–        cambiare mestiere

–        affidarsi ciecamente e fideisticamente ad una sola filosofia

–        dimenticare tutto, o quasi, e ricominciare da capo

Penso che molti dei colleghi che pratichino da qualche  tempo l’ortodonzia possano più o meno ritrovarsi nella storiella che ho raccontato, che anch’essi almeno una volta si siano posti una domanda del genere e abbiano di conseguenza dovuto operare delle scelte.

Personalmente la risposta e la scelta che ne seguì ( l’ultima delle tre possibilità) mi venne offerta dall’incontro con la kinesiologia applicata, con l’osteopatia e dalla scoperta delle correlazioni occluso-posturali.

In particolare lo studio approfondito dell’osteopatia mi prospettò una nuova visione dello sviluppo e della biomeccanica cranio-facciale che non conoscevo.

Ma come, il cranio non è una scatola rigida la cui sola funzione è quella di protezione delle strutture cerebrali ma è dotato di una propria mobilità che perdura per tutta la vita?

Io posso modificare tale mobilità con i miei trattamenti?

L’apparato stomatognatico non è un sistema isolato ma fa parte integrante di un sistema funzionale complesso delle cui modificazioni fisiopatologiche dipende e dalle quali può essere influenzato?

L’occlusione potrebbe essere il risultato adattativo alle condizioni di equilibrio del sistema?

L’ottenimento di una buona intercuspidazione dentale non è sinonimo di equilibrio cranio-facciale?

Ma se non c’è equilibrio cranio-facciale è naturale che ci sia la recidiva e allora, che senso ha la contenzione?

Non esiste un’occlusione ideale universale ma una serie infinita di malocclusioni fisiologiche individuali?

Se cosi fosse, ha senso trattare sempre e comunque tutte le malocclusioni?

Ma è infine possibile che le procedure di diagnosi e gli obiettivi terapeutici che mi sono posto finora siano, quanto meno, insufficienti?

Talora, purtroppo, scienza e conoscenza non vanno di pari passo ed è alquanto desolante rilevare come per la maggior parte delle attuali scuole ortodontiche tali interrogativi sembrino non avere più nessun significato e si dissolvano in un maestoso vuoto culturale e filosofico.

L’approccio ortodontico si è progressivamente isolato dai fondamenti della medicina dentale, si è racchiuso in un compartimento ultraspecializzato, sembra aver dimenticato che le basi dell’occlusione non si limitano alla semplice intercuspidazione di denti perfettamente allineati nelle due arcate e non pone sufficiente attenzione alle cause delle malocclusioni ed al meccanismo del loro sviluppo.

E’ indubbio che la tendenza attuale sia quella di abbandonare la terapia eziologica e funzionalista, ritenuta più complessa, indaginosa, dispendiosa in termini di tempo e apparecchiature e per i più scarsamente prevedibile, a favore di un trattamento sintomatico che cura gli effetti della patologia attraverso un tecno-meccanicismo esasperato, possibilmente standardizzato e rigorosamente ripetibile.

Del resto perché impegnare il nostro patrimonio neuronale nello studio della crescita dinamica cranio-facciale o della neurofisiologia dei sistemi corporei quando, attivando i limitati circuiti neuronali dell’apprendimento riflesso istintuale ( tipo cani di Pavlov ), possiamo imparare a posizionare correttamente brackets pre-torchiati, pre-inclinati ( a volte pre-messi dal laboratorio), quindi applicare una bella sequenza di archi memoria rigorosamente dritti e ottenere in poco tempo un sorriso smagliante e perfettamente allineato.

Eventualmente si tratterà solo di decidere se sarà un sorriso alla Ricketts piuttosto che alla Andrews, alla Roth, Alexander, Root, Bennet, Hilgers e chi più ne ha più ne metta; i suddetti autori prevedono infatti torque ed inclinazioni dentali diversi a seconda del campione dei soggetti “ normali ” esaminati da ciascuno di loro.

Ma chi ci ha dato il diritto di applicare modifiche ideali, ricavate dalla media di soggetti con bocche ottimali non trattate, ai nostri pazienti che per la maggior parte, ideali non sono?

Cosa dire poi dell’ultima “moda” dell’ortodonzia che si basa sull’utilizzo di mascherine preformate realizzate sulla base di set-up progressivi, in pratica effettuati da un computer?

Che meraviglia! L’impegno neuronale cerebrale richiesto per l’espletamento del trattamento si abbassa ulteriormente, anzi, praticamente si riduce a zero.

Al dentista generico, infatti, ( in quanto in questo caso essere ortodontisti è un optional ) non resta che vedere il paziente all’incirca una volta al mese, consegnarli una bella mascherina nuova e, voilà, nel giro di un paio d’anni il gioco è fatto. Bisognerebbe però dire al paziente che alla fine l’ultima mascherina la dovrà portare a vita se non vuole che i denti ritornino a “stortarsi”. Già, perché, come ho già scritto in un altro articolo ( Perché i denti non possono e non devono restare allineati tutta la vita ), a meno che non smettiate di respirare, deglutire, masticare e camminare, in pratica siate morti, i denti continueranno a muoversi in fisiologia umana e tanto più se non saranno stati allineati nel rispetto dello schema cranio-posturale individuale!!!

Mi pare evidente che oggi si sia purtroppo arrivati ad attribuire alla diagnosi e agli obbiettivi di un trattamento ortodontico delle finalità quasi esclusivamente estetiche.

Cito le parole di un mio saggio e vecchio amico Federico Tenti, un grande ortodontista che ha fatto scuola in Italia: ” anche ammesso di trovarci tutti d’accordo su di un solo ideale di bellezza, ammesso che fosse in nostro potere modellare a volontà le facce dei nostri pazienti, siamo proprio sicuri che i nostri pazienti sarebbero contenti di avere delle facce tutte simili? L’uniformità è stucchevole, basta osservare le antiche statue greche, tutte uguali, tutte belle e tutte così inespressive!

Per chi se ne fosse dimenticato,  ORTOGNATODONZISTA è colui il quale si preoccupa di porre in rapporto equilibrato le basi scheletriche e la dentatura, senza ovviamente prescindere dai tessuti molli periorali, di cui nessuno ignora l’importanza, ma che non possono e non devono essere presi a riferimento per stabilire gli obiettivi del trattamento.

Del resto, è molto più plausibile che il raggiungimento di un buon equilibrio dento-muscolo-scheletrico si associ ad una buona estetica facciale, di quanto non lo sia l’equazione opposta.

In ogni caso, se così non fosse ed il paziente non fosse soddisfatto, la medicina e la chirurgia estetica oggi fanno miracoli, sarà allora nostra premura indicargli l’intervento e lo specialista più appropriato che, per definizione, non siamo noi!

Anche a costo di scadere nella retorica ho sempre pensato che il compito di un medico-chirurgo fosse quello di preservare la salute, curare la malattia, lenire il dolore, correggere le dismorfosi e ricostruire i tessuti dopo traumi o asportazioni di tumori , ma non ho mai nemmeno lontanamente pensato che oltre a curare un paziente avrei dovuto anche renderlo bello!

Chiuso il discorso sull’estetica, passiamo ora al significato dell’aggettivo “Sistemica” che ho voluto attribuire all’ortognatodonzia.

A partire dal XVI secolo l’evoluzione scientifica è stata dominata dal paradigma che da Galileo a Newton, passando attraverso Cartesio e Bacone, viene di volta in volta definito come riduzionistico, meccanicistico o analitico. I limiti di tale paradigma furono evidenziati in modo clamoroso agli albori del XX secolo quando le leggi della biologia, della chimica e della fisica vennero letteralmente sconvolte dall’avvento del “ Pensiero sistemico “.

Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti.

In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti.

Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.

Sulle basi del pensiero sistemico, un gruppo di neuroscienziati, matematici e ingegneri , circa a metà degli anni quaranta, si propose di scoprire i meccanismi neurali che sottostanno ai processi mentali e di tradurli in un linguaggio matematico esplicito.

Nacque così la “ Cibernetica” ( dal greco kjbernetes che significa pilota o timoniere ) definita come scienza del controllo e della comunicazione nell’animale e nella macchina.

In un mio libro  ho descritto come tale principio si possa perfettamente applicare al sistema posturale che, per l’appunto, si organizza in sistema cibernetico a partire da un engramma cranico risultante dal meccanismo dinamico della crescita cranio-facciale.

Per un ortodonzista, come per qualunque medico, pensare in maniera “sistemica” implica la necessità di uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi attraverso un’espansione di conoscenza.

Tutto ciò richiede impegno e mente aperta soprattutto nel confronto culturale con filosofie apparentemente diverse ma che in realtà spesso lo sono solo in funzione delle diverse modalità attraverso cui si esprimono.

Dice il saggio: “Conoscere è un processo, è un fiume; continua a fluire; non potrai mai possederlo; non puoi dire che è finito. Non si può mai finire di conoscere, perché tu stesso fai parte di questo processo. Tu puoi diventare il processo del conoscere, ma non potrai mai diventare colui che conosce. Non si può possedere la conoscenza. La conoscenza non può essere insegnata, devi crescere all’interno di questo processo. E non è una sicurezza; chi può mai trovare sicurezza in qualcosa che è in continua evoluzione. Solo le cose morte danno sicurezza.

La scienza non crede nell’inconoscibile perché la sua natura intrinseca è tale che la mente non può affrontarla. Come può la mente contenere ciò che dà origine alla mente stessa. Come possiamo conoscere ciò da cui deriviamo? Noi siamo solo onde, come può un’onda contenere l’intero oceano?

 

GIUSEPPE STEFANELLI

Tratto da: G. Stefanelli, “ORTOGNATODONZIA SISTEMICA” Edi Ermes Ed. 2006

 

Secondo le leggi del Copyright è vietata la riproduzione di testo, fotografie e disegni in qualsiasi forma analogica o digitale senza l’autorizzazione dell’autore.

More

La Tecnica MEAW ( Multiloop Edgewise Appliance) secondo Kim-Sato….e secondo me.

La Tecnica MEAW ( Multiloop Edgewise Appliance) secondo Kim-Sato….e secondo me.

La MEAW è sicuramente una tecnica ortodontica fantastica, dotata di grandi potenzialità che trova indicazione particolare nelle  disgnazie complesse, complicate o meno da problematiche temporo-mandibolari, o ad alta percentuale prognostica chirurgica. Personalmente la utilizzo da circa 10 anni e posso tranquillamente affermare che, insieme allo studio della postura e della Kinesiologia Applicata, è stata una scoperta che ha radicalmente cambiato la mia vita professionale oltre a quella di tanti miei pazienti!

Fig.1MEAW morso apertoFig.2MEAW Classe 3

Il “segreto” della tecnica consiste nella modifica dell’ inclinazione del piano occlusale attraverso l’utilizzo di un’apparecchiatura multi-brackets Edgewise standard con slot 018×025 e di archi coordinati costruiti in filo Elgiloy blu 016 x 022. La formazione di anse a L dalla mesiale del canino a quella del secondo molare conferisce grande elasticità al filo e, in associazione all’introduzione di pieghe di 1°-2°-3° ordine permette di agire su ogni singolo dente con movimenti di intrusione, estrusione, uprighting e torque, in modo di poter letteralmente “ricostruire” il piano occlusale.(Fig.3)

Fig.3MEAW archi

Ma, attenzione, per quanto fantastica questa è “solo” una tecnica. La cosa più importante è e deve rimanere la diagnosi!

L’originale procedura diagnostica alla base della tecnica MEAW  segue i dettami della scuola gnatologica Slavicek basata sull’utilizzo dell’axiografia, della cefalometria e del montaggio in articolatore individuale. Il concetto cardine dell’axiografia stabilisce che, attraverso la localizzazione primaria dell’asse cerniera, è possibile tracciare guide traslatorie, non influenzate dalla rotazione durante i movimenti. Questo concetto di un tracciato co-lineare all’asse fu presentato dal Prof. Slavicek nel 1976. Eliminare la distorsione dovuta a movimenti con rotazione combinata a traslazione, ha reso possibile anche il confronto dei tracciati e quindi l’impiego di questo esame per la diagnostica. L’axiografia , effettuata con un cucchiaio para-occlusale, rileva i movimenti condilari di protrusione, retrusione, mediotrusione destra e sinistra e un calcolo matematico, oggi svolto dal software, rende possibile adattare i valori ottenuti ai vari articolatori. Con l’axiografia possono essere visualizzati anche i movimenti funzionali e parafunzionali come masticazione, fonazione, deglutizione, bruxismo e valutarne il comportamento articolare. In definitiva, l’axiografia riveste un ruolo importante nella diagnosi ma acquista significato solo se inserita e valutata nel contesto clinico generale.(Fig.4)

Fig.4axiografia

Confrontare curve di pazienti sani con curve di pazienti disfunzionali, permise di creare un sistema di riferimento per poter fissare i parametri diagnostici differenziali. Essenziale è disporre di  un sistema di coordinate (x,y,z) e di un piano di riferimento definito da Slavicek come piano axio-orbitale. Questo stesso piano viene utilizzato anche nella programmazione degli articolatori adatti e permette anche di trasferire il tracciato condilare nel tracciato cefalometrico laterale (Fig.5)

Fig.5tracciato slavicek

Interessante e focale notare che Slavicek sostiene che, in assenza di axiografia, il reperimento del suo piano axio-orbitale (usato come riferimento per l’inclinazione del piano occlusale) si può dedurre direttamente sulla cefalometria facendolo divergere di -6° dal piano di Francoforte. L’inclinazione del piano occlusale dovrebbe poi ulteriormente divergere da quest’ultimo di altri -6°. Scusate la mia scarsa attitudine matematica ma -6 + -6 = -12…….ma non si faceva prima a dire che il piano occlusale dovrebbe divergere di -12° dal Piano di Francoforte come del resto sostenuto in epoche remote da Downs????

Secondo Downs l’inclinazione media del piano d’occlusione rispetto al piano di Francoforte (PF) è di 9,3° con variazioni possibili da  1,5° a 14,3° ! Questa grande variabilità è dovuta al fatto che l’inclinazione del PF dipende essenzialmente dalla posizione della testa nello spazio. Il Piano di Francoforte risulta orizzontale solo se il paziente flette parzialmente il capo in avanti in quanto, in un individuo eretto con sguardo all’infinito esso risulta post-inclinato (Fig.6)

Fig.6PF

Il presupposto di Slavicek, comune anche ad altre scuole gnatologiche, che l’ottenimento di un rapporto cranio-mandibolare “idealmente” corretto garantisca la stabilità del risultato occlusale basandosi su tali riferimenti, potrebbe essere allora quantomeno opinabile?

La mia esperienza mi ha insegnato che tale presupposto non è, purtroppo, sempre valido. Coloro i quali hanno frequentato i miei corsi formativi o, più in generale, che si occupano di correlazioni cranio-posturali, sanno bene che il rapporto cranio-mandibolare non può prescindere da quello cranio-cervicale il quale può essere a sua volta influenzato da altri fattori, in quanto centro di convergenza e coordinazione di tutti gli impulsi provenienti dai recettori sensoriali del Sistema Posturale. Modificare l’orientamento del piano occlusale, e quindi la postura e funzione mandibolare, ha notevoli ripercussioni sul rachide cervicale, spesso favorevoli ma talora negative o addirittura disastrose per la postura generale!

Ad esempio, se osservate teleradiografie di soggetti trattati chirurgicamente per Classe 3 noterete che invariabilmente presentano una rettilinizzazione, se non inversione del rachide cervicale, come se avessero subito un colpo di frusta traumatico….. perché?

Il paziente in Classe 3 presenta tipicamente un pattern sagittale craniale, cervicale e posturale in flessione ( angolo basale e angolo di Mc Gregor chiuso). La flessione dell’asse cervicale superiore e del rachide dorsale comporta un compenso del rachide cervicale inferiore in iperlordosi per mantenere lo sguardo all’orizzonte. Vorrei ricordare che la curva cifotica dorsale è il piano costituzionale, difficilmente modificabile anche se si interviene precocemente in età evolutiva, sicuramente immodificabile a crescita terminata, in pratica dove spesso trova indicazione la tecnica MEAW!

Ora, modificare la posizione mandibolare, conferendo al piano occlusale un’inclinazione ripida posteriormente significa dare al rachide cervicale superiore un input verso l’estensione che lo stesso NON PUO ATTUARE, semplicemente perché si oppone al pattern costituzionale! Il risultato è spesso la perdita del compenso cervicale basso e una rettilizzazione totale, esattamente come nei pazienti operati!

Ma se il Piano di Francoforte dipende dalla posizione della testa e tra questa e la mandibola esiste un rapporto inconfutabile e imprescindibile, perché il riferimento del piano occlusale non può essere extracranico?

Il dente dell’epistrofeo che ruota nell’anello di atlante ( sub-atlas area ) è il punto di origine della funzione muscolare che determina un’occlusione fisiologica mentre le ATM agiscono come connettori sospesi della mandibola al cranio e funzionano come aree secondarie di bilanciamento durante la masticazione. (Guzay Teoria dei quadranti-1980). (Fig.7)

Fig.7Guzay

Il prolungamento posteriore del piano occlusale, per essere in armonia con la biomeccanica craniale e cervicale, dovrebbe passare tra C1-C2 (sub-atlas) terminando all’opistion. Questo è il riferimento da ricercare su una teleradiografia. (Fig. 8)

Fig.8cefalometria mia

Risulta assolutamente necessario monitorare il paziente clinicamente e radiologicamente durante il trattamento per decidere quando è bene fermarsi e funzionalizzare anche attraverso interventi extrastomatognatici.

In figura 9 potete vedere il confronto tra  un caso trattato secondo tecnica classica e uno trattato in visione sistemica. Il risultato occlusale è sicuramente soddisfacente in entrambi i casi ma la differenza sostanziale è a livello del rachide cervicale!

Fig.9MEAW a confronto

Conclusioni

A mio modesto parere, è giunto il momento di cambiare riferimenti in campo gnatologico e ortodontico e anche questa fantastica tecnica  andrebbe inscritta e reinterpretata secondo i principi di una visione globale del soggetto, con particolare riguardo alle dinamiche gnato-posturali. L’obbiettivo è quello di impostare un piano di trattamento ortognatodontico “rispettoso” dello schema cranio-posturale individuale. Questo è l’unico modo per metterci al riparo dalla altrimenti inevitabile recidiva ma, soprattutto, dalla possibilità di causare patologie iatrogene ai nostri pazienti.

                                                                                                                                      Dott. Giuseppe Stefanelli

Bibliografia

Sato S.:Trattamento ortodontico delle malocclusioni in relazione alla dinamica cranio-facciale

Slavicek, R.: Organo Masticatorio, Gamma Dental Edition 2002

Guzay C.M.: Quadrant theorem, TMData Resources 1979

Hockel J.L.: Orthopedic Gnatology, Quintessence publishing Co,Inc. 1983

Stefanelli G. : Ortognatodonzia Sistemica, EdiErmes 2006

 

 

Secondo le leggi del Copyright è vietata la riproduzione di testo, fotografie e disegni in qualsiasi forma analogica o digitale senza l’autorizzazione dell’autore.

More

PERCHE I DENTI NON POSSONO E NON DEVONO RESTARE FERMI E ALLINEATI TUTTA LA VITA?

PERCHE I DENTI NON POSSONO E NON DEVONO RESTARE FERMI E ALLINEATI TUTTA LA VITA?

Per capirlo dobbiamo sapere come i denti erompono, si sviluppano e si posizionano nelle arcate.

L’organo della masticazione ha una strategia di crescita che necessita di una condizione endocrina nel range fisiologico, e di stimoli funzionali locali costanti fin dal periodo fetale. Dalla decima settimana tali stimoli sono dati dalla suzione e dalla deglutizione. La deglutizione, che è il primo atto motorio a comparire intorno alla decima settimana di vita intrauterina, ha sicuramente il compito di promuovere lo sviluppo craniofacciale, ma rappresenta anche la funzione perno intorno alla quale si struttura tutta la dinamica elicoidale dell’organismo.  Alla nascita l’allattamento al seno, grazie all’intensa attività muscolare che comporta, determina i movimenti antero-posteriori di lingua e mandibola che permettono lo sviluppo dell’area retrocondiloidea e che, associata alla spiccata sensibilità tessutale all’azione ormonale, consente alla mandibola di raggiungere il raccordo con il mascellare superiore, nel periodo in cui cominciano a comparire i denti da latte. Quindi, le forze muscolari prodotte dalla funzione completano, modulando e modellando, il processo di accrescimento cranio-facciale e la determinazione del piano occlusale, dando origine al processo di eruzione dentale.

Le forze muscolari sono responsabili della “ Vis a tergo”,cioè della spinta eruttiva dei denti tramite la deformazione elastica delle ossa basali La contrazione del Massetere porta ad un allargamento della mandibola e ad un restringimento del mascellare superiore. Azione contraria hanno gli Pterigoidei (Fig.1)

Fig. 1014

L’azione dei muscoli Pterigoidei, avvicinando i condili mandibolari alla linea mediana, determina una maggior forza espulsiva a livello anteriore e infatti gli incisivi decidui inferiori sono i primi denti ad erompere. Da questo momento l’engramma cerebrale di suzione è sostituito da quello di masticazione che non a caso in questa fase è solo incisale, in quanto la protrusione necessaria a realizzarla costituisce un’ulteriore stimolo funzionale che consentirà alla mandibola di raggiungere il raccordo morfofunzionale con il mascellare superiore. La contrazione muscolare determina un allontanamento o avvicinamento delle corticali tendenti all’espulsione dei denti. La risultante di queste linee di forza ad andamento elicoidale è che i denti tendono a migrare in direzione verticale e disto-mesiale (da dietro in avanti) (Fig.2)

Fig. 2013

Si distinguono due tipi di eruzione dentale:

L’eruzione attiva che porta i denti ad affacciarsi al cavo orale e procedere fino a raggiungere il contatto con gli antagonisti, andando a formare il piano occlusale. Essa si mantiene attiva per tutta la vita per compensare la perdita di dimensione verticale conseguente alla abrasione meccanica delle corone per sfregamento da funzione. L’eruzione passiva, che consiste in una migrazione apicale dei tessuti di sostegno, con un allungamento coronale a spese della radice clinica.

Questa combinazione di eventi orienta ciascun dente sui tre piani dello spazio per disporre i versanti cuspidali in modo tale da favorire la loro funzione e resistere meglio alle sollecitazioni cui sono sottoposti, in particolare a quelle orizzontali. Ciascun versante cuspidale durante i vari atti funzionali, lavora guidato dal rapporto tra un muscolo ad esso perpendicolare ed un muscolo ad esso parallelo ( Teoria dei versanti muscolari di G.Esposito ). In altre parole, il dente ha un rapporto spaziale con tutte le strutture che lo circondano, che è il risultato delle forze antagoniste cui è sottoposto e che lo orientano alla ricerca di un rapporto tra forma e funzione in grado di integrarlo nell’organo della masticazione.(Fig.3)

Fig. 3015

I denti erompono posizionandosi all’interno di un corridoio muscolare formato dalla lingua e dalla muscolatura di guance e labbra. Le forze esterne al cavo orale sono rappresentate dalla muscolatura delle labbra e delle guance, definita come “catena orizzontale” dell’organo masticatorio. Essa risente dell’influenza biotipologica, essendo più attiva nei soggetti mesomorfici e più debole in quelli ectomorfici, ma anche e soprattutto, della tensione della catena muscolare posturale a cui appartiene (Antero-Mediana) La muscolatura periorale è la principale forza attiva in gradi di produrre cambiamenti evolutivi nell’ambito facciale .(Fig.4)

Fig. 4016

Dunque la posizione dei denti è determinata in ogni momento della vita dalla funzione muscolare. L’equilibrio delle forze muscolari messe in gioco da una funzione deglutitoria e masticatoria corretta, determina la formazione di una doppia elica che ha come centro il tavolato occlusale , espressione delle forze applicate nei tre piani dello spazio dal corridoio muscolare. La tridimesionalità dei movimenti mandibolari generata dalla  funzione muscolare origina la maturazione e lo sviluppo del piano occlusale definitivo, che nel rispetto delle dinamiche corporee, ha un andamento elicoidale. Secondo il concetto dell’elicoidalità del movimento corporeo espresso dal sistema delle catene muscolari, non esistono movimenti puri ma sempre associazione di movimenti. La flessione di un arto è i risultato di una rotazione esterna associato ad un’abduzione. Per analogia biomeccanica ( sono tutte articolazioni condiloidee ) il condilo e l’emimandibola lavorante è assimilabile all’arto che si flette( infatti il condilo ruota esternamente e abduce) e il lato bilanciante estende (l’estensione è il risultato di una adduzione e rotazione interna).L’unica differenza è che la mandibola si muove in catena chiusa e quindi i vettori muscolari ,generati dalla funzione non possono che scaricarsi sui denti, con la formazione del piano occlusale elicoidale.(Fig. 5-6)

Fig. 5002    Fig. 6017

Studi e osservazioni su tale conformazione occlusale risalgono al 1925 con Pleasure, Stein, Gerber, Ackermann, e rilevano come, filogeneticamente, essa si sia sviluppata con l’acquisizione della stazione eretta. Quando lo schema motorio elicoidale non è ancora strutturato, il piano occlusale è piatto, così come la sede articolare del temporale e la pianta del piede. P. Planas nella sua “ Riabilitazione Neuro-Occlusale” illustra egregiamente quali siano le conseguenze di una masticazione inefficace, disequilibrata e asimmetrica, sulle risposte di sviluppo del sistema stomatognatico e nella genesi delle malocclusioni e parodontopatie. Ciò che non viene adeguatamente valutato è però il fatto che la masticazione è una funzione a schema crociato che perciò utilizza gli stessi percorsi neurologici e le stesse catene muscolo-fasciali dell’asse orizzontale responsabili degli schemi motori elicoidali, come la deambulazione. Masticazione e deambulazione sono due funzioni sottoposte all’influenza dei centri subcorticali nell’ambito del sistema extrapiramidale e sono funzionalmente sovrapponibili con ruolo reciprocamente compensatorio. Neurologicamente i denti funzionano come sensori di rilevamento per l’attuazione di un programma, la masticazione, esattamente come i recettori podalici e articolari fanno per la deambulazione. La torsione strutturale sia fisiologica, come avviene durante la deambulazione e masticazione, che patologica per interferenze esterne su tali funzioni, determina un’analoga torsione dell’asse posturale in grado d’influenzare l’omeostasi sotto tutti i suoi aspetti. Voglio con questo significare che i denti potrebbero disallinearsi anche e semplicemente per una distorsione alla caviglia o a un ginocchio!

Conclusioni

I denti non possono stare fermi e allineati tutta la vita semplicemente perché l’essere umano è MATERIA IN MOVIMENTO. Rassegnatevi quindi pazienti e ortodontisti, a meno che non smettiate di deglutire, masticare, camminare e respirare, e quindi siate verosimilmente morti, i denti continueranno a spostarsi alla faccia di antifisiologiche contenzioni fisse!!!!

                                                                                                                    DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI

BIBLIOGRAFIA

Sartori F., Kinesiologia mandibolare nei patterns  globali automatizzati, Seminario AIKA 1991

Fonzi L., Anatomia funzionale e clinica dello splancnocranio, Edi-ermes

Piret-Beziers, La coordinazione motrice, Napoli Idelson,1976

Planas P., Rehabilitacion neuro-oclusal, Ed. Masson-Salvat, Barcelona 1994

Guaglio G., Correlazioni tra masticazione e deambulazione, Seminari AIKA

Guaglio G., Ortodonzia dinamica e ripristino delle funzioni, Euroedizioni 2002

Esposito G.M., Cause discendenti di disequilibrio posturale, Seminari AIKA

Stefanelli G., Occlusione e Dinamiche corporee, Seminari AIKA

Stefanelli G., Protocollo di valutazione posturale, Seminari AIKA

Stefanelli G., Ortodonzia e biotipologia, Seminari AIKA

Stefanelli,G.;Sistema Stomatognatico nel contesto posturale, cap2, 21-43,2003 EdiErmes

Secondo le leggi del Copyright è vietata la riproduzione di testo, fotografie e disegni in qualsiasi forma analogica o digitale senza l’autorizzazione dell’autore.

More

Accrescimento cranio-posturale asimmetrico e riequilibrio funzionale

Accrescimento cranio-posturale asimmetrico e riequilibrio funzionale

Le principali teorie sulla crescita cranio-facciale (1-6) concordano nel ritenere che la crescita cranio-facciale è controllata da un codice genetico che risiede nelle cellule cartilaginee delle sincondrosi craniche, in particolar modo della Sinfisi Sfeno-Basilare (SSB).

Tale sincondrosi (SSB) ha bisogno di sollecitazioni meccaniche per evolversi: sarebbe quindi, analogamente alle altre suture, un giunto di rottura oltrechè un centro di crescita.

Essa rappresenta un luogo di convergenza degli assi di rotazione delle altri parti scheletriche, sede di flesso-estensioni, rotazioni e lateroflessioni e torsioni tra occipite e sfenoide, sotto il controllo delle membrane a tensione reciproca della dura madre.

Secondo Delaire ciò è determinante per l’equilibrio della base cranica e determina in primis l’equilibrio facciale ideale che il soggetto dovrebbe avere.

Le modificazioni strutturali tridimensionali della SSB rappresentano gli “Engrammi cranici” sulla cui base si struttura non solo l’accrescimento cranio-facciale ma il corpo intero (7)

La posizione della SSB fisiologica è  quella di lieve flessione ( circa 6°) associata ad un certo grado di torsione ed è il risultato del lungo processo di sviluppo filontogenetico secondario all’acquisizione della stazione eretta.

Se osserviamo attentamente diversi crani umani appare evidente che tutti si caratterizzano per un certo grado di asimmetria delle varie parti che lo costituiscono.

Osservazioni su preparati istologici di feti umani in diverse epoche di sviluppo e su TAC delle articolazioni temporo-mandibolari rilevano ad esempio, la costante asimmetria dei condili mandibolari.

Anche ad un attento esame antropometrico è possibile osservare un disassamento tra i vari piani facciali e corporei quale espressione dell’equilibrio funzionale tra i recettori oculari, vestibolari, occlusali e cervicali deputati a regolare la postura della testa, in armonia con l’engramma cranico primario.

L’adattamento posturale a tale engramma avviene prevalentemente ad opera del sistema muscolo-fasciale.

La dura madre spinale, che si estende dal cranio al coccige, può essere considerata come una fascia centrale che riveste il S.N.C., in relazione diretta con lo scheletro assiale e indiretta con quello appendicolare, con la mediazione del sistema fasciale profondo (che riveste i visceri ), e superficiale.

Tale sistema fasciale forma un “complesso elastocollageno” con innervazione diretta in grado di contrarsi.

Rimanendo costante la tensione delle membrane, ogni posizione della SSB cambia la tensione della dura madre spinale; da questa, a livello del forame intervertebrale, si determina sui nervi spinali un effetto “nervoso-meccanico” facilitatore o inibitore sui relativi muscoli innervati con la formazione di un “Engramma posturale” specifico per ogni posizione della SSB.

ASIMMETRIA

Per questo motivo possiamo affermare che l’origine dell’elicoide posturale si trova a livello della sinfisi sfeno-basilare.

Questo engramma posturale si sviluppa già in utero e porta il feto, in caso di parto eutocico, con presentazione cefalica in posizione di “occipite anteriore sinistro”( testa estesa, lateroflessa e ruotata verso destra ) oppure di “occipite anteriore destro” molto meno frequente,

Secondo R. Bourdiol,(8) antropologo, anatomista e neurofisiologo francese, l’embrione umano è perfettamente simmetrico soltanto durante le prime quattro settimane di vita.

Dal 21° giorno la formazione del cuore e dell’aorta, con il sistema vascolare carotideo, impone un’asimmetria anatomica e funzionale in quanto le leggi emodinamiche favoriscono l’irrorazione dell’emisfero cerebrale sinistro.

Ne consegue una sua predominanza funzionale e strutturale con una differenziazione a livello somatico, che favorisce sempre il lato preferenziale.

In “ The brain: the last frontier”,  R. Restak riferisce di studi anatomici effettuati all’università di Harvard, e pubblicati nel febbraio 1978, circa le differenze strutturali dei due emisferi cerebrali, con particolare riferimento alla produzione del linguaggio:

nella maggior parte dei soggetti l’area in cui risiede la funzione del linguaggio è più estesa nell’emisfero cerebrale sinistro.

L’emisfero cerebrale sinistro governa la funzione della parte destra del corpo che diviene preponderante strutturalmente e funzionalmente, determinando un certo grado di “asimmetria fisiologica”.

Il Dr. G. Turkewitz, psicologo presso la Albert Einstein School of Medicine, ha studiato le posizioni delle testa nei neonati di età compresa fra pochi minuti e oltre cento ore rilevando che, quando essi sono tranquillamente sdraiati sul dorso, nell’88% dei casi, la loro testa è girata verso destra.

Inoltre, i bambini rispondono con maggior rapidità all’offerta di cibo se sono stimolati dal lato destro della bocca, così come a stimoli uditivi provenienti da destra; nel caso del linguaggio parlato, neonati di appena 24 ore mostrano una risposta elettrica indotta che può essere registrata nell’emisfero sinistro, mentre i suoni di origine non verbale vengono registrati nell’emisfero destro.

Anatomicamente il nervo uditivo è più lungo a sinistra che a destra, per cui l’orecchio destro è in grado di sentire meglio e in anticipo rispetto al sinistro

La predominanza funzionale  dell’orecchio destro, sia come organo uditivo che equilibratore, porterebbe durante lo sviluppo ad inclinare la testa controlateralmente con un compenso da parte dei muscoli oculomotori. Esiste correlazione funzionale tra i muscoli oculomotori e i muscoli nucali che hanno la stessa disposizione anatomica.

Tale correlazione sarebbe il punto di partenza dell’adattamento dei muscoli posturali.

Tutto ciò è dunque in relazione alla posizione della testa in cui avviene il primo atto respiratorio all’uscita del neonato dal canale del parto, cosa che condizionerà lo sviluppo dell’intera postura dell’individuo.

Tale postura detta “universale” è dunque quella fisiologica e prevede l’attivazione di un engramma neuronale di facilitazione ed inibizione muscolare crociata, funzionale alla dominanza neurologica e al mantenimento dell’equilibrio statico e dinamico.

In definitiva, il complesso sistema cranio-posturale è fisiologicamente asimmetrico e come tale esige un compenso funzionale.

Spetta ad una funzione equilibrata il compito di compensare l’asimmetria strutturale attuando gli adattamenti necessari a livello soprattutto delle articolazioni temporo-mandibolari, dei mascellari e delle arcate dentali e questo semplicemente perché le funzioni primarie e vitali quali respirazione, deglutizione, masticazione, sono a carico del sistema cranio facciale.

L’organo della masticazione ha una strategia di crescita che necessita di una condizione endocrina nel range fisiologico, e di stimoli funzionali locali costanti fin dal periodo fetale. Suzione e deglutizione iniziano alla decima settimana di vita intrauterina

Alla nascita il neonato presenta una grossa sproporzione tra neurocranio e splancnocranio e, nell’ambito di quest’ultimo, tra mascellare e mandibola dovuta al fatto che il mascellare superiore si sviluppa soprattutto come epifenomeno della crescita cerebrale e dunque, delle ossa della base cranica, mentre la mandibola affida il suo sviluppo alla matrice orofaringea, alla deglutizione e al succhiamento del dito, stimoli deboli per raccordarla al mascellare. Per questo il fenotipo retrognatico alla nascita è la norma.

Se il neurocranio esprime la tendenza biotipologica verso un particolare tipo di malocclusione, solo una funzione respiratoria, deglutitoria e masticatoria corretta può rappresentare lo stimolo paratipico utile ad orientare lo sviluppo dell’apparato stomatognatico verso un’espressione fenotipica sana.

Alla nascita l’allattamento al seno, di cui si sottolinea l’importanza, grazie all’intensa attività muscolare che comporta, determina i movimenti antero-posteriori di lingua e mandibola che permettono lo sviluppo dell’area retrocondiloidea consentendo alla mandibola di raggiungere il raccordo morfofunzionale con il mascellare superiore, nel periodo in cui cominciano a comparire i denti da latte.

L’attività dei muscoli protrusori stimola la parte posterosuperiore dei condili a promuovere la crescita della mandibola in post-rotazione, mentre l’attività dei retrusori stimola la parte antero-superiore dei condili con crescita in ante-rotazione; contemporaneamente si somministrano all’osso temporale gli stimoli funzionali utili a promuovere la maturazione delle eminenze articolari. L’inizio del modellamento dei processi condilari e dei tubercoli temporali coincide con l’eruzione dei primi molari.

L’allattamento prima e la masticazione dopo, eseguita con energia per triturare cibi duri e fibrosi, dovrebbero fisiologicamente portare a compimento la prima fase di maturazione dell’apparato stomatognatico all’età di sei anni con il raggiungimento di un contatto testa a testa degli incisivi decidui completamente usurati ed una mesializzazione dei molaretti inferiori maggiore di quella dei superiori

Ciò che colpisce è la consonanza tra forma delle arcate e lo sviluppo degli schemi posturo-motori. Quando lo schema motorio elicoidale non è ancora strutturato (prima dei 6 anni), il piano occlusale è piatto, come pure la sede articolare del Temporale, il rachide e la pianta del piede.

Il bambino approda al pattern masticatorio evoluto prima della permuta e in tale fase il digrignamento è  frequentissimo, quindi funzione e parafunzione producono l’usurabilità necessaria all’instaurarsi del piano occlusale deciduo maturo.

Pedro Planas,(9) sulla base di osservazioni di migliaia di pazienti, attribuiva la genesi delle malocclusioni, delle disfunzioni ATM e delle parodontopatie, ad un’insufficiente e disequilibrata funzione masticatoria a sua volta dovuta ad un’alimentazione carente di cibi duri e fibrosi.

La conseguente ridotta stimolazione neurale dei recettori paradontali porterebbe dunque ad una disequilibrata risposta di sviluppo. Evidentemente l’alimentazione “moderna”, pur soddisfando i bisogni calorici del bambino, non eccita la funzione poiché essa comporta l’abitudine di masticare con semplici movimenti di apertura e chiusura, senza movimenti di lateralità. Ne derivano gravi ritardi di permuta e fenomeni di digrignamento che, come già sottolineato, non sono patologici ma esprimono la necessità di abradere  il piano occlusale deciduo visto che la masticazione inefficiente non riesce a farlo.

Particolarmente importante ai fini preventivi, sarà intercettare e correggere l’instaurarsi di una masticazione monolaterale abituale che conduce invariabilmente  ad una asimmetria di sviluppo dei mascellari, dimensioni verticali occlusali differenziate fino alla formazione di morsi inversi dei settori postero-laterali (cross-bite), condizione questa dagli effetti estremamente deleteri sullo sviluppo cranio-vertebrale.

L’instaurarsi di una deviazione mandibolare e/o di un cross-bite esige infatti un compenso adattativo della posizione della testa e quindi dei recettori visivi e oculomotori, di quelli otovestibolari e di quelli cervicali. A loro volta si dovranno adattare il cingolo scapolare, il rachide in toto con modificazioni rachidee, il cingolo pelvico con comparsa di asimmetria degli arti che vanno oltre la fisiologia. In definitiva si può verificare una distorsione di tutto l’assetto posturale.

Per fare un esempio, studi recenti (10-11) hanno messo in relazione cross bites dentali e ipoacusia nei piccoli pazienti. Le conclusioni di tali studi sono le seguenti:

l  Sembra che ci sia correlazione tra concavità del palato e concavità della membrana timpanica.

l  L’ipoacusia compare quando la membrana perde la sua curvatura e aumenta la concavità

l  I bimbi con cross bite mostravano audiometrie sensibilmente diverse tra un orecchio e l’altro con riduzione uditiva dal lato del cross

l  I muscoli masticatori e il tensore del velo palatino hanno la medesima origine branchiale e la stessa innervazione. Pertanto una disfunzione dei muscoli masticatori potrebbe ripercuotersi anche sul tensore del velo palatino alterando la funzione della tuba di Eustachio

l  La risoluzione del cross attraverso espansione palatale, mette in tensione il tensore del velo palatino che apre la tuba. Il risultato è il bilanciamento di pressione tra tuba e rinofaringe che permette a membrana timpanica e alla catena degli ossicini di funzionare fisiologicamente

l  L’espansione palatale può essere dunque considerato un valido trattamento per prevenire l’otite media ricorrente e i deficit di conduzione acustico nei bambini

In virtù dei deleteri effetti recettoriali, e quindi posturali, risulta fondamentale che il pediatra individui i cross-bites e il pattern disfunzionale masticatorio ed invii al più presto il piccolo paziente allo specialista in ortodonzia infantile. Dal canto nostro dovremo valutare le cause possibili di masticazione abituale monolaterale e intervenire precocemente al fine di garantirne la simmetricità e la bilateralità di funzione.

Nel bambino piccolo ( fino ai 6-7 anni) sarà necessario correggere, tramite adeguato molaggio selettivo e/o ricostruzioni in composito del piano occlusale (piste dirette) tutte le interferenze che si oppongono alla simmetricità della funzione mandibolare, seguiti dalla rieducazione funzionale dal lato opposto a quello di masticazione abituale.

Tenendo presente che un pattern masticatorio disfunzionale determina l’attivazione di un engramma neuro-sensoriale torsionale posturale risulta vantaggioso in termini di recupero funzionale, associare alla rieducazione masticatoria esercizi di riprogrammazione neurologica(12)

 

Conclusioni

La perfetta simmetria non esiste in fisiologia umana. Il bambino nasce e si sviluppa in asimmetria. Risulta però fondamentale ai fini preventivi saper diagnosticare e differenziare l’asimmetria fisiologica da quella patologica. Le cause più frequenti di asimmetria si riscontrano a livello cranio-facciale ed in particolare l’occlusione e le funzioni stomatognatiche meriterebbero attenta valutazione da parte degli specialisti che si occupano della salute dei soggetti in età evolutiva.

 

Bibliografia

1)Lebourg, L.:Nature,évolution et role des articulations de la face; leur importance physiopathologique.Rev. Stomatol., 1,XXXIV,4,1932

2)Pritchard,J.J., Scott,J.M., Grigis,F.G. : The structure and development of cranial and facial sutures.J.Anat.,90,73-86,1956

3)Retzlaff,E.W.,Michael,D.K.,Roppel,R.;The structure of cranial bone sutures,J.A.D.A.,75,607-8,1975

4)Moskalenko,Gardar,Vanstein,Semernia;Periodic mobility of cranial bones in humans:Human Physiology V.25:1,62-70,1999

5)Delaire,J.:Essai d’interpretation des principaux mécanismes liant la statique à la morphogenèse céphalique.Actua.Odonto.Stom.,130,1980

6)Deshayes,M.J. :Crescita craniofacciale e ortodonzia ;cap3,15,1987,Masson

7)Stefanelli,G.;Sistema Stomatognatico nel contesto posturale, cap2, 21-43,2003 EdiErmes

8)Bourdiol R.J., Pied et statique, ed. Maisonneuve, 1980

9)Planas P., Rehabilitacion neuro-occlusal, Ed. Masson-Salvat, Barcelona 1994

10)Nagata A.: Evaluation of middle ear function in primary dentition children with posterior cross bite. Pediat Dent. J. 2009.

11) Nihat Kilic; Ali Kiki; Hüsamettin Oktay; Erol Selimoglu. Effects of Rapid Maxillary Expansion on Conductive Hearing Loss. The Angle Orthodontist: Vol. 78, No. 3, pp. 409–414.

12)Stefanelli G. : Ortognatodonzia Sistemica Edi Ermes Ed. Milano 2006

More

Riabilitazione del sistema stomatognatico nel contesto posturale

Riabilitazione del sistema stomatognatico nel contesto posturale

SCARICA ARTICOLO COMPLETO

Premessa

La conoscenza delle interpolazioni occlusione/postura sta portando l’odontoiatria ad una svolta importante nella diagnosi e nel trattamento delle disfunzioni del sistema stomatognatico.
Dopo un periodo d’incredulità e diffidenza si sta inevitabilmente passando ad una fase, più costruttiva, di ricerca e applicazione clinica, caratterizzata dal graduale abbandono di tecniche diagnostico-terapeutiche stereotipate miranti al raggiungimento di risultati ideali standardizzati, sostituite da un approccio valutativo integrato che tenga conto dell’assoluta individualità del paziente.

I presupposti fondamentali di questa filosofia sono essenzialmente due:

  • Il sistema stomatognatico è un importanterecettore del sistema posturale e si pone in una posizione cruciale per il passaggio delle informazioni sensitivo-motorie dal centro alla periferia e viceversa. Tra le sue funzioni, la deglutizione ha un ruolo fondamentale di reset e riprogrammazione posturale governando l’equilibrio corporeo sul piano sagittale, mentre la masticazione alternata e bilanciata concorre al determinismo e all’attivazione del sistema muscolare crociato sul piano frontale.
  • Il rapporto forma-funzione, come interdipendenza tra struttura e sistema muscolo-fasciale, dove la struttura ha caratteristiche asimmetriche mentre il lavoro muscolare avviene nel rispetto della simmetria. Da ciò emerge che non dobbiamo ricercare una forma o un allineamento posturale ideale; il nostro obiettivo prioritario deve essere il “riequilibrio della funzione”.Alla luce delle attuali conoscenze è perciò impensabile procedere ad una qualsiasi riabilitazione occlusale senza rispettare CONTINUA…

SCARICA ARTICOLO COMPLETO

More

Ortognatodonzia e Scoliosi Vertebrale

Ortognatodonzia e Scoliosi Vertebrale

SCARICA ARTICOLO COMPLETO

Il mio vecchio e consunto libro di clinica ortopedica definisce molto semplicemente la scoliosi vertebrale come:
“ una deviazione permanente del rachide sul piano frontale “. (1)
Il carattere “permanente” differenzia le scoliosi organiche dalle scoliosi funzionali, cosiddette perché non presentano alcuna alterazione anatomica e si manifestano quando la colonna è “ in funzione “ cioè nella stazione eretta, mentre tendono ad attenuarsi o scomparire in posizione di riposo.
L’importanza delle alterazioni funzionali è emersa dalle ricerche effettuate sul rachide di 40.000 soggetti da Tribastone (2) le quali hanno evidenziato come il 92% degli individui presenti disfunzioni vertebrali posturali ( paramorfismi ), solo il 2,5% alterazioni strutturali ( dimorfismi ) mentre il 5,5% è nella “norma”.
In realtà oggi sappiamo che la “norma” è rappresentata proprio da quella quota del 92% di paramorfici. La simmetria strutturale non è la norma fisiologica. L’acquisizione di schemi elicoidali crociati di movimento che inizia con il gattonamento e si completa con la deambulazione bipede ci porta inevitabilmente ad essere neurologicamente lateralizzati ( pattern destrimane e mancino ) e quindi asimmetrici. Caso mai si tratta di stabilire quando e come un’asimmetria funzionale sfocia nella patologia.
Le scoliosi organiche sono invece causate da alterazioni delle componenti ossee, legamentose e muscolari della colonna vertebrale e vengono classificate in:
– congenite
– sintomatiche ( distrofiche, infiammatorie, traumatiche, neoplasticiche, neurogene,
cicatriziali )
– essenziali o idiopatiche
Fra le scoliosi organiche, le cosiddette “ idiopatiche” sono le più frequenti e sono in genere scoliosi ad ampia curvatura che si manifestano soprattutto all’epoca della pubertà con una netta predilezione per il sesso femminile.
Si ritiene che possano avere importanza nell’insorgenza di tali scoliosi una lassità dell’apparato capsulo-legamentoso della colonna (maggiore incidenza in soggetti longilinei astienici leptosomici) e uno squilibrio tra il rapido accrescimento scheletrico proprio dell’adolescenza e la muscolatura paravertebrale.
In realtà il termine “ idiopatico “ usato per classificare questo tipo di scoliosi la dice lunga circa le conoscenze che l’ortopedia classica ha della sua eziopatogenesi.
Purtroppo quando non si conosce l’origine di una malattia la terapia non può essere che sintomatica, con risultati difficilmente predicibili e raramente soddisfacenti. Quella classica prevede per le scoliosi con modesta angolazione (meno di 20°) la ginnastica correttiva, volta a rinforzare la muscolatura paravertebrale e dorsale, mentre per angolazioni maggiori si ricorre a busti gessati e/o ortopedici che mantengano forzatamente il rachide in una presunta posizione corretta fino alla maturità ossea. Infine, nelle scoliosi più gravi, si ricorre all’intervento chirurgico di artrodesi vertebrali, devastante dal punto di vista biomeccanico.
Uno dei protocolli ortopedici più utilizzati nell’adoloscente è quello Lionese che prevede l’utilizzo di busti gessati nella prima fase, seguiti da corsetto ortopedico e rieducazione funzionale per molto tempo. Nelle scoliosi cervico-dorsali e dorsali in età prepubere viene purtroppo tuttora prescritto un altro tipo di corsetto, il Milwaukee, costituito da una parte pelvica in plastica collegata ad una sovrastruttura ad aste metalliche verticali munite di “ pelote a cunei di spinta “ dorsali e lombari, che agiscono sulle deformità ma provocano spesso dolore e ulcerazioni da pressione. Le aste sono sormontate da un collare ad appoggio mentoniero tristemente noto anche a noi ortognatodontisti per i deleteri effetti sulla postura e crescita mandibolare. Il fatto poi, per nulla confortante, che ricerche eseguite da numerosi autori, (3) mostrino come dopo un iniziale miglioramento apparente si abbia a
distanza di anni una recidiva con un ritorno dei valori in gradi preesistente o addirittura un peggioramento, dovrebbe porre seri dubbi circa l’utilizzo di tale trattamenti
Personalmente mi chiedo come si possa anche solo immaginare d’imbrigliare un adolescente in simili “corazze” che provocano oltre a dolore fisico un ben più grave disagio psicologico e socio- relazionale, in un soggetto il cui equilibrio psichico è già originariamente perturbato!
La scoliosi non è semplicemente la patologia di un singolo distretto corporeo (la colonn  CONTINUA…

SCARICA ARTICOLO COMPLETO

More