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Logopedia Posturale

Logopedia Posturale

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Riabilitazione della funzione deglutitoria e fonatoria nel contesto posturale.

La Logopedia ha vissuto, e tuttora attraversa, fasi alterne di gloria e decadenza agli occhi dell’odontoiatria. Soprattutto in campo ortognatodontico, si assiste frequentemente a fenomeni di “ ballottamento “ di pazienti tra un ortodontista in difficoltà di fronte ai problemi che crea una lingua disfunzionale, e un logoterapeuta che vede troppo spesso i suoi sforzi vanificarsi di fronte alla mancanza di quei pre-requisiti gnato-occlusali e posturali necessari ai fini di una corretta terapia riabilitativa.
Accertato il ruolo morfogenetico della lingua in fase evolutiva, equilibratore in fase intermedia e compensatore in fase adulta, e riconosciuto che le problematiche linguali raramente sono primarie ( ipoglossia, macroglossia, anchiloglossia ) nel determinismo delle disgnazie, resta da stabilire perché e in che modo la lingua assuma una determinata postura in statica e in funzione dinamica.
La posizione della lingua è determinata dall’osso ioide che rappresenta il vero e proprio “giroscopio” del corpo umano, come la bolla di una livella deve mantenersi rigorosamente orizzontale, nonostante sia il centro di passaggio di tutte le tensioni muscolo-fasciali ascendenti e discendenti provenienti dalle catene muscolo-aponeurotiche del sistema sagittale e orizzontale crociato che lo influenzano in tutte le direzioni. Contrae rapporti con 9 fasce e presenta 24 inserzioni muscolari e i suoi attacchi a livello del cranio, della mandibola, delle cervicali, delle clavicole e delle scapole informano il cervello della loro rispettiva posizione tramite i fusi neuromuscolari, mentre agisce da punto fisso per permettere la cinematica mandibolare.
Possiamo affermare che la situazione spaziale tridimensionale dello ioide è condizionante e condizionata dalla posizione della testa anche in virtù di dati embriologici e neurologici. La muscolatura linguale, derivante dai primi tre somiti cefalici costituisce infatti una “unità embriologica” con l’occipite e i nervi ipoglossi che sono nervi di tipo rachideo, appartenenti alla colonna anteriore del midollo e trasmettono solo impulsi motori centrifughi, in quanto non posseggono radici sensitive posteriori: ne deriva la impossibilità di trasmettere la propriocezione della lingua e le modalità di controllo della sua posizione temporo – spaziale. Sono le anastomosi che il nervo ipoglosso contrae con le prime quattro radici cervicali posteriori che realizzano tale propriocezione e che fan si che disturbi della statica muscolare cervicale si accompagnino a disturbi statici della lingua.
Analizziamo specificatamente il movimento di flessione della testa. Esso inizia per il movimento proprio dell’asse C0-C1-C2 operato da muscoli flessori, tutti situati al di sopra dello ioide e organizzati in 5 file verticali per i quali , seppure imbrigliati e portati ad un’azione globale, è possibile distinguere un’azione particolare, soprattutto ai fini di un intervento rieducativo. CONTINUA

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Estetica Del Sorriso – Le Faccette in ceramica

Estetica Del Sorriso – Le Faccette in ceramica

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Le faccette in ceramica rappresentano oggi la soluzione più avanzata per il trattamento estetico dei denti anteriori. Esse sono dei sottili gusci in materiale ceramico che vengono letteralmente incollati sui denti dopo averne leggermente abraso la superficie vestibolare ( quella anteriore ). La quantità di smalto che viene “limato” varia da 0,5 a 0,7 mm. e non compromette assolutamente la vitalità del dente anzi, studi recenti sembrano dimostrare che grazie alla superficie estremamente liscia delle faccette, il deposito di placca batterica venga ridotto oltre a venirne favorita l’eliminazione con lo spazzolino.

Indicazioni

  • –  denti discolorati, decalcificati, macchiati, devitalizzati o con il classico colore grigio scuro da utilizzo di antibiotici ( tetracicline ) in età prepubere, che non rispondono alle classiche metodiche di sbiancamento
  • –  fratture coronali parziali
  • –  disallineamenti, irregolarità o eccessi di spazio dei denti frontali che non si vogliono o non sipossono correggere ortodonticamente
  • –  anormalità genetiche ( incisivi conoidi ) o agenesie ( mancanza ) generalmente degli incisivilaterali superioriProceduraIl primo passo è un’attenta valutazione estetica clinica e fotografica per poter “armonizzare” la forma e le dimensioni dei denti con il viso. Generalmente viene presa una prima impronta sulla quale, insieme al laboratorio odontotecnico, viene preparata una “ ceratura diagnostica” vale a dire una simulazione in cera del possibile risultato. In alternativa o in associazione si ricorre spesso alla ricostruzione provvisoria con materiale composito direttamente in bocca affinché anche il paziente si renda immediatamente conto del risultato estetico ottenibile.In una seconda seduta vengono eseguite le preparazioni dei denti, la presa d’impronta e l’applicazione di provvisori preventivamente preparati.
    A distanza di circa una settimana vengono infine cementate le faccette definitive.CONTINUA..

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Equilibratura Occlusale Funzionale

Equilibratura Occlusale Funzionale

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Introduzione

Il ruolo del fattore occlusale nell’eziologia dei disordini cranio-mandibolari è stato a lungo dibattuto. Molti autori e studi hanno cercato di mostrarne la correlazione (1-2-3). Altri studi, controllati in doppio cieco utilizzando trattamenti placebo ne hanno invece messo in discussione la validità. Nello specifico, detti studi rilevano come sia il trattamento di molaggio selettivo che quello placebo abbiamo ottenuto lo stesso risultato sulla remissione dei sintomi cranio-mandibolari nei soggetti trattati. (4-5-6)

L’obbiettivo comune della procedura di equilibratura occlusale utilizzata in questi studi era di ottenere una stabilità bilaterale in una posizione di contatto retrusa ( relazione centrica ), uguali contatti in laterotrusione, possibilmente favorendo una guida canina pura, e assenza di contatti bilancianti.

Questa tradizionale procedura fù inizialmente descritta da Schuyler nel 1935 (7) ed in seguito ripresa da Okeson (8), Ramfjord (9), Dawson (10) e altri. Tutti questi autori descrivono come condizione occlusale ottimale quella in cui la mandibola chiude con i condili nella posizione più supero-anteriore possibile contro l’aspetto posteriore dell’eminenza articolare, con disco adeguatamente interposto.

Per ottenere tale posizione si ricorre alla manipolazione mono o bimanuale della mandibola in retrusione e si cerca di evidenziare ed eliminare tutti i possibili contatti che si oppongono al raggiungimento della stessa. Una posizione di relazione centrica è ritenuta ideale quando tutti i denti posteriori sono in contatto durante una chiusura guidata e non si verificano scivolamenti anteriori in occlusione abituale ( 8 ). In altri termini occlusione centrica e abituale dovrebbero coincidere.

In realtà, se tale concetto può ritenersi valido quando si cerca di riprodurre l’occlusione sugli articolatori, non si verifica praticamente mai in fisiologia umana.
Gli stessi autori cha propongono la posizione di relazione centrica con manipolazione bimanuale, non la ritengono una posizione funzionale e infatti consigliano di eseguire, a fine riabilitazione, un molaggio selettivo secondo i criteri della “long & wide centric“ di Ramfjord,(11) per favore lo scivolamento in massima intercuspidazione.
Le critiche a questo tipo di manipolazione e di successivo adattamento occlusale, sono essenzialmente dovute al fatto che la possibilità data al condilo di muoversi anteriormente determina un’instabile posizione mandibolare.

1

La centrica lunga non esiste nell’occlusione sana umana ed è contraria alla cinetica mandibolare fisiologica, in quanto i denti non possono e non devono realizzare un rapporto di intercuspidazione percorrendo un movimento di scivolamento orizzontale. La mandibola, spostandosi dall’appoggio d’intercuspidazione, deve poter slittare all’indietro o in lateralità solo abbassandosi, senza perdere contatto dentale, lungo dei versanti inclinati. E’ così che i condili retrocedendo scendono nella fossa, non comprimono i tessuti posteriori e la mandibola esegue in libertà i suoi movimenti, trasmettendo i necessari stimoli ai tessuti di sostegno.(12)

Dal punto di vista funzionale masticatorio, voler far coincidere la posizione di massima intercuspidazione (MIC) con quella di relazione centrica (RC) può rendere inoperanti alcuni versanti guida attivi all’inizio del ciclo di masticazione ( che parte da una posizione laterale e arretrata rispetto alla MIC ), che esistono naturalmente nel cavo orale non patologico; in tal modo si toglie al paziente una parte delle sue capacità funzionali per soddisfare una regola gnatologica ritenuta incontestabile….. (13)

La gnatologia classica si basa sull’osservazione e sulla riproduzione mediante articolatori di movimenti di protrusione e lateralità eseguiti dal paziente su richiesta dell’odontoiatra, e non sullo studio reale dei movimenti di masticazione. In effetti, i movimenti ed i contatti dei denti cuspidati durante l’incisione e la masticazione sono la conseguenza di una cinematica artro-muscolare totalmente opposta a quella dei movimenti richiesti. (14) CONTINUA….

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l Bite Funzionale – Valutazione strumentale

l Bite Funzionale – Valutazione strumentale

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Riassunto

Le placche o bites occlusali utilizzate da tempo nel trattamento dei disturbi temporo-mandibolari, hanno fondamentalmente il ruolo di ottenere una posizione mandibolare che sia in armonia funzionale con il sistema artro-muscolare stomatognatico. Lo studio delle correlazioni occluso- posturali ha allargato ulteriormente le loro indicazioni quali strumenti di riprogrammazione posturale generale.

Sebbene in letteratura ne siano state descritte diverse tipologie, nessuna scuola gnatologica ha sufficientemente considerato nella realizzazione di tali dispositivi, l’influenza che i tessuti molli, lingua, labbra e guance, esercitano sulla postura e sulla dinamica mandibolare.
Scopo di questo lavoro è quello di valutare attraverso analisi strumentale gli effetti della modifica della postura linguale sulla posizione mandibolare, sulla distribuzione dei contatti occlusali su placca gnatologica superiore e inferiore e sulla postura corporea generale.

La procedura viene descritta attraverso l’illustrazione di un case report.

Parole chiave

Placca occlusale
Pedana posturo-stabilometrica T-scan III
Stimolazioni propriocettive

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Informazioni e Consigli per Stare bene

Informazioni e Consigli per Stare bene

ALCUNI ESTRATTI DI UNA MINI GUIDA PER IL PAZIENTE CHE SI TROVA NELLA SEZIONE UTILITA’ DEL SITO

Informazioni e Consigli per stare bene
Il SISTEMA POSTURALE è un insieme molto complesso, che vede coinvolte strutture del sistema nervoso centrale e periferico: queste utilizzano le informazioni ricevute essenzialmente da OCCHIO e PIANTA DEI PIEDI, ma anche MUSCOLI, ARTICOLAZIONI e ORECCHIO, per avere la consapevolezza della posizione del corpo e poter impostare correttamente quanto voluto nei confronti nel mondo esterno e di se stesso (movimento e statica) . Se nel tempo sorgono problemi a qualsiasi livello, in un primo momento il ‘SISTEMA’ cercherà di compensare in qualche modo (spalla più alta, rotazioni del bacino, atteggiamenti o vera e propria scoliosi, vizi di appoggio plantare, testa inclinata,blocchi vertebrali…) fino a quando potrà, compatibilmente le capacità dei singoli organismi: ad un certo punto però questa capacità di compensare troverà il suo limite proprio dalla ‘somma’ di questi ‘aggiustamenti’ e compariranno le prime avvisaglie, spesso dolori, come fossero una sirene d’allarme. E’ importante sottolineare il fatto che in genere non esiste relazione diretta tra localizzazione del dolore e sede del problema: per questo bisogna cercare le cause principali essenzialmente a livello dell’ingresso delle informazioni, ma anche a livello della bocca (lingua/deglutizione e denti), per esempio……

1. PER I VOSTRI FIGLI:
a. evitate l’uso del succhiotto: eventualmente sceglietene uno anatomico e non a goccia per non ‘allenare’ la lingua in modo errato. La lingua normalmente deve puntare sul palato dietro gli incisivi superiori: in questo modo faciliterà la fonazione, la deglutizione, la respirazione, la normale conformazione del palato e delle arcate
dentarie, l’atteggiamento del capo
b. mai forare la tettarella nell’intenzione di ‘nutrire meglio o più velocemente il bambino’, per evitare che il piccolo si difenda dal rischio di ‘annegamento nel latte’, spingendo la lingua in modo sbagliato per otturare il foro troppo grosso.

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Amalgama Tossica

Amalgama Tossica

L’universo dei materiali dentali è un vasto insieme di elementi semplici e composti usati nella
pratica odontoiatrica ed odontotecnica da svariati anni in tutto il mondo. Il loro utilizzo non è
sempre privo di rischi, sia per il dentista che per il paziente. In particolare, per quanto riguarda
l’amalgama d’argento ( volgarmente detta “piombo”), il più storico e usato materiale utilizzato per
le otturazioni dentali, numerosi studi e ricerche, hanno ormai dimostrato la sua TOSSICITA’,
dovuta prevalentemente al suo contenuto di Mercurio.
Si è scoperto che questo metallo, nocivo alla salute, viene assorbito dall’organismo attraverso l’aria
che respiriamo, la saliva, il sangue e le strutture del dente. Esso non viene eliminato subito ma si
immagazzina in organi preferenziali ( fegato, rene, pancreas, cervello, prostata, testicoli, tiroide,
cute, capelli), sovraccaricandoli di lavoro. L’intossicazione cronica da Mercurio si può manifestare
con diversi sintomi quali:
-allergie -dolori addominali -vertigini -cefalee -anemia
-tremore e paralisi -asma -depressione -aritmie -astenia
-nevralgie -disturbi visivi -afte -dermatiti -gastriti
Secondo alcuni ricercatori sarebbe addirittura la causa di malattie molto gravi, di cui non si conosce
ancora l’origine, come la Sclerosi Multipla, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, l’Artrite Reumatoide e
alcune Leucemie infantili.
Il rilascio di Mercurio dalle otturazioni avviene principalmente durante l’effettuazione della stessa
otturazione e nei primi giorni seguenti, ma poi continua cronicamente in dipendenza proporzionale
al numero di otturazioni presenti, alla loro estensione, al loro stato di conservazione e al momento
funzionale, aumentando considerevolmente durante la masticazione, in particolare di cibi acidi e
bevande calde.
Questi sono i motivi per i quali presso il nostro studio l’amalgama non viene utilizzata, ormai da
molti anni , pur riconoscendo che da un punto di vista di durata e di preservazione del dente è il
miglior materiale che si possa utilizzare.
Le resine composite che utilizziamo in alternativa hanno l’indiscutibile vantaggio di non essere
tossiche e decisamente più belle ed estetiche ma hanno l’inconveniente della più facile usurabilità (
durano di meno) e di non garantire un’efficace sigillo tra dente ed otturazione soprattutto nelle
grandi ricostruzioni per carie profonde.
Oggi possiamo ovviare anche a questi problemi realizzando otturazioni ad intarsio ceramico
preparati in laboratorio, che presentano i seguenti vantaggi:
– ottima estetica ( si confondono con il dente naturale)
– assoluta non tossicità ( la ceramica è, come l’oro, un materiale biologico)
– durata illimitata ( la ceramica non si consuma ma deve essere ritoccata dal dentista )
– assenza d’infiltrazioni tra dente ed otturazione ( a patto che sia una buona igiene orale)
L’unico svantaggio è che necessita di attento controllo nel tempo e che costa qualcosa di più
rispetto alla normale otturazione, in quanto richiede l’impiego di particolari materiali di
preparazione, la presa d’impronta , l’utilizzo del laboratorio odontotecnico e maggior tempo di
lavoro del dentista.
In realtà il rapporto costo/benefici è nettamente a favore di questi ultimi in quanto la spesa in più
che sopportate ora, viene recuperata dal fatto di non dover rifare l’otturazione dopo qualche tempo,
come inevitabilmente avviene, per la ragioni prima esposte, con i materiali alternativi.
Dr. G. Stefanelli

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Casi Clinici

Casi Clinici

Paziente di 12 anni i cui genitori si erano rivolti al mio studio fondamentalmente perché vedevano progressivamente peggiorare l’accavallamento degli incisivi superiori della figlia.
Un’anamnesi più approfondita rileva però che la ragazza accusa spesso dolori alla schiena e soprattutto alle ginocchia e, saltuariamente rumori articolari alle ATM bilateralmente.

Come di prassi sottopongo la ragazza alla visita posturale che rileva :

– – –

sul piano frontale una postura globalmente lateroflessa verso sinistra con evidente asimmetria dei triangoli della taglia indicativi di anomala curvatura del rachide lombare;

il profilo è caratterizzato da una riduzione della lordosi lombare con retroversione pelvica e posteriorizzazione delle scapole;
piede cavo-valgo più marcatamente a sinistra.

L’esame su pedana posturo-stabilometrica conferma il dato di un carico podalico posteriore maggiore a sinistra, un accenno di rotazione compensatoria verso destra ed un baricentro generale complessivamente decentrato posteriormente e a sinistra.
I genitori mi riferiscono allora che la figlia è sotto osservazione per atteggiamento scoliotico, che ha portato per parecchio tempo delle ortesi plantari per piede piatto e che ultimamente invece porta solo un rialzo calcaneare sinistro prescrittogli per correggere la dismetria degli arti inferiori rilevata dall’esame radiografico del rachide.
Le radiografie del rachide vertebrale in toto in effetti evidenziano un’importante scoliosi sinistro- convessa lombare con accenno rotazionale dei corpi vertebrali.
Quelle del ginocchio mostrano invece una frammentazione del nucleo di ossificazione tibiale anteriore sinistro compatibile con Osteocondrite o morbo di Osgood-Schlatter (FIG.3)
Tale patologia è relativamente frequente nei ragazzi fra li 11 e i 14 anni e la sua eziologia si fa classicamente condurre a traumatismi ( tipica nei ragazzi che giocano a calcio ) , mentre è praticamente misconosciuta come causa il disequilibrio posturale.

La presenza di un pattern torsionale “ascendente” controindica assolutamente l’inizio di un trattamento ortodontico ed esige che il Sistema venga prima resettato e poi riprogrammato fornendogli informazioni neurosensoriali adeguate.
Dopo la sospensione del rialzo calcaneare e un periodo di reset di 2 mesi, iniziò il trattamento di RPG comprendente sedute di rieducazione propriocettiva su pedana posturo-stabilometrica, esercizi posturali con cross-crawl domiciliari e l’applicazione di solette propriocettive quale ausilio alla riprogrammazione.

Dopo 8 mesi il controllo radiografico mostra un risultato soddisfacente con una netta riduzione della curvatura scoliotica e una restitutio ad integrum del nucleo di ossificazione tibiale anteriore sinistro

A questo punto ho deciso di tenere in osservazione la paziente in attesa del menarca e quindi del picco pubertario, periodo questo molto delicato per la possibile evoluzione peggiorativa dei dismorfismi vertebrali.
La figura successiva mostra la postura della paziente all’età di 14 anni. Il quadro generale è sostanzialmente buono pur persistendo un modesto grado di torsione

Adesso è il momento di iniziare il trattamento ortodontico in quanto l’occlusione, non più condizionata dal pattern posturale, deve essere decompensata per

permettere lo sblocco mandibolare e cervicale.
Le foto successive mostrano l’occlusione all’inizio della terapia ortodontica fissa multibrackets con metodo indiretto ( su set-up in laboratorio tramite utilizzo di un particolare parallelometro per l’applicazione degli attacchi ) e alla fine della stessa durata solo 6 mesi.

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La Diagnosi Strumentale Occluso-Posturale

La Diagnosi Strumentale Occluso-Posturale

La Diagnosi Strumentale Occluso-Posturale

L’avvento delle correlazioni tra occlusione dentale e postura corporea, se da un lato ha portato ad una “rivalutazione “ dei concetti dogmatici su cui si è fondata l’odontoiatria fino ad oggi, dall’altro ha indubbiamente recato una notevole confusione, soprattutto nel delicato settore della diagnosi. Scuole diverse propongono protocolli valutativi essenzialmente clinici più o meno originali, spesso similari, talora complicati o, al contrario, eccessivamente semplificati, che hanno comunque in comune quel carattere di “empirismo” che li rende difficilmente accettabili dalla cosiddetta “ comunità scientifica”.

Dato per scontato che la clinica è per definizione empirica e che deve comunque rappresentare un imprescindibile pilastro diagnostico, nasce l’esigenza di un’obiettivizzazione, di una refertazione dei risultati diagnostici conseguiti, anche al fine di tutela nei confronti delle sempre più possibili implicazioni medico-legali che un tale approccio comporta.
Tale possibilità oggi ci è offerta da un sistema integrato di diagnostica strumentale elettronica costituito da pedana posturo-stabilometrica ( Cyber-Sabots), analisi occlusale computerizzata (T-Scan), elettromiografia e kinesiografia cranio-mandibolare ( Sistema Bio-Pak ).
Descriverò sinteticamente le caratteristiche specifiche di tali apparecchiature.
La pedana posturo-stabilometrica è un esame per l’analisi e la rieducazione dei disordini posturali e dell’equilibrio che utilizza i dati relativi alle forze di proiezione al suolo del corpo umano.
E’ possibile indagare due importanti funzioni del corpo che si integrano fra di loro:

1) Le strategie posturali: analizzano la distribuzione dei carichi sui pilastri d’appoggio ed il loro significato funzionale ( posturometria)
2) Le condizioni d’equilibrio, localizzando la proiezione al suolo del Baricentro generale e dei Baricentri dei due piedi valutando, in un tempo prestabilito ( per convenzione 51,2 sec. ), i modi e i tempi di spostamento degli stessi ( stabilometria ).
Il T-Scan è un dispositivo diagnostico che rileva ed analizza i contatti occlusali utilizzando dei sensori magnetici particolarmente sottili.

Esso permette di:

  1. Registrare i contatti occlusali
  2. Visualizzare i contatti e associarli a denti specifici
  3. Analizzare i dati, con relazione di forza e tempo dei contatti occlusali visualizzata come immagini con contorni colorati che mostrano:
  • MIP istantanea
  • Centro di forze
  • Traiettoria del centro di forze

Il Centro di Forza (COF) indica la posizione della somma dei momenti di forza antero-posteriore e medio-laterale dei contatti occlusali e, particolarmente importante risulta essere la visualizzazione diretta della sua traiettoria.
L’elettromiografia e l’elettrognatografia cranio-mandibolare è sicuramente l’apparecchiatura più avanzata per lo studio della dinamica mandibolare e quindi della componente muscolare e articolare del movimento mandibolare. Permette d’indagare la dinamica deglutitoria, masticatoria e fonatoria, l’entità dello spazio libero inter-occlusale,i movimenti eccentrici: rappresenta perciò un valido esame funzionale.

Ma, al di là delle particolari capacità diagnostiche di ogni singola apparecchiatura, l’aspetto che mi preme sottolineare è la possibilità d’integrazione delle stesse ai fini della diagnosi occluso- posturale.
Ad esempio, l’esame comparato tra valori e localizzazioni di carico podalico, registrati sul tracciato posturometrico, e quelli occlusali, registrati tridimensionalmente dal T-scan, mostra una precisa correlazione in senso omolaterale o controlaterale a seconda che il fattore causale prioritario sia “discendente” o “ascendente” rispettivamente

Inoltre, numerose osservazioni personali mi hanno indotto a ritenere che la posizione e l’oscillazione del baricentro corporeo, registrato in stabilometria, e quello del centro di forze (COF) dell’occlusogramma, che altro non è che il baricentro dell’occlusione, s’influenzano reciprocamente in senso compensatorio.
In altre parole, quando il centro di gravità posturale è situato in un determinante quadrante del tracciato stabilometrico ( ex: in basso a destra ) il COF occlusale si localizza nel quadrante opposto ( in alto a sinistra ).
In seguito all’introduzione d’inputs sensoriali diversi ( ex: chiusura degli occhi, movimenti oculari, del capo, del tronco, masticazione ) essi modificano la loro posizione ma sempre compensativamente.
Ma attenzione, questo si verifica solo se il sistema dei compensi è in fisiologia; se al contrario fosse in patologia ( per qualsiasi disfunzione recettoriale ) potremmo osservare una localizzazione analoga dei due baricentri.
Molto interessante è anche l’ultimo aggiornamento del software Bio-pak in grado di fornire un link diretto tra EMG e T-scan e che può visualizzare istantaneamente l’interferenza occlusale che determina una specifica risposta muscolare.
Conoscendo i concetti di solidarietà e irradiazione muscolare in catena (per chi volesse, si faccia riferimento al mio testo “ Sistema Stomatognatico nel Contesto Posturale” Edi-Ermes) sarà possibile individuare, in base al muscoli o ai muscoli masticatori coinvolti a seguito dell’interferenza occlusale, le ripercussioni a cascata sull’equilibrio mandibolare in primis e conseguentemente su quello posturale in generale.
L’esame elettrognatografico completa egregiamente l’analisi evidenziando possibili limitazioni e/o deviazioni nei movimenti di apertura, chiusura, protrusiva e lateralità più o meno congruenti con la disarmonia dianzi evidenziata.
Si potrà osservare, ad esempio, che un’eventuale deviazione della traccia frontale del tracciato di apertura mandibolare corrisponde, in fisiologia, al lato di lateroflessione corporea evidenziabile all’esame posturometrico come zona di ipercarico sul tallone, oppure come estensioni di lateralità mandibolare asimmetriche comportino specifici patterns di torsione posturale.
Concludendo, i mezzi esistono ma non si può pensare di utilizzarli al meglio leggendo un manuale d’istruzioni all’uso: è necessaria una propedeutica clinica ( non si può misurare ciò che non si conosce) ed un iter formativo adeguato.
La speranza è che questa necessariamente limitata presentazione, lungi dal voler essere esaustiva nei riguardi di un argomento piuttosto complicato, possa essere da stimolo per coloro i quali si occupano o intendano occuparsi di correlazioni occluso-posturali.

Dr. Giuseppe Stefanelli

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Igiene, Prevenzione e Parodontologia Che cos’è la Malattia Parodontale

Igiene, Prevenzione e Parodontologia Che cos’è la Malattia Parodontale

Igiene, Prevenzione e Parodontologia

Che cos’è la Malattia Parodontale

La malattia parodontale è un’infezione batterica che attacca il paradonto, il quale è formato da gengiva, osso ed altri tessuti di sostegno dei denti.
Essendo spesso indolore, può succedere che ci si accorga della malattia parodontale solo quando gengive e tessuto osseo sono seriamente compromessi. Visite di controllo regolari, permettono di fare una diagnosi precoce della malattia parodontale e di mettere in atto adeguate misure di prevenzione e di trattamento. La placca è una pellicola bianco- giallastra composta da batteri e residui di cibo, che si deposita sulla superficie dei denti, soprattutto vicino alla linea gengivale; se non costantemente rimossa, essa indurisce in una formazione calcarea ruvida chiamata tartaro. Il tartaro, depositandosi al di sotto della gengiva, rende più difficile l’asportazione quotidiana della placca. I batteri presenti nella placca, producono delle tossine, che possono infiammare le gengive, l’osso e gli altri tessuti che circondano il dente.

La gengivite è il primo stadio della malattia parodontale. Le gengive diventano rosse, gonfie e possono sanguinare facilmente. In questo stadio il disturbo è ancora reversibile, ma se non curato può progredire fino ad una forma più grave detta parodontite

La parodontite o piorrea è lo stadio più avanzato della malattia parodontale. Le gengive, l’osso e le altre strutture che sostengono il dente sono danneggiate, i denti perdendo il tessuto di sostegno diventano mobili e nei casi più gravi, possono cadere o dover essere estratti. Attualmente in Italia la parodontite risulta essere la prima causa di perdita di elementi dentari. La forma più diffusa è la parodontite cronica dell’adulto (PCA) che colpisce generalmente la popolazione adulta dopo i 35 anni di età in percentuali vicine al 60% ma esiste una forma ad insorgenza giovanile particolarmente aggressiva ed una variante particolarmente dolorosa in cui si osserva ulcerazione e necrosi gengivale ed ossea ( parodontite necrotizzante ) che può associarsi a malattie sistemiche particolarmente gravi. Diversi studi hanno dimostrato una maggior frequenza di malattie cardiache, vascolari, respiratorie nei pazienti affetti da parodontite

Consultate dunque il vostro dentista in caso: • gengive che sanguinano facilmente
• gengive rosse, gonfie o sensibili
• gengive scostate dai denti

• gengive con fuoriuscita di pus
• alito cattivo o sapore sgradevole persistenti
• denti con mobilità evidente
• spostamento dei denti con creazione di spazi (diastemi) tra un dente e l’altro • modifica della posizione masticatoria abituale

QUALI SONO LE CAUSE DI MALATTIE PARODONTALI?

• PLACCA – è la causa principale di malattia parodontale. Altri fattori di rischio sono:
• FUMO – è uno dei fattori di rischio più importanti. L’abitudine al fumo ( anche di pipa o sigaro) riduce le capacità rigenerative di guarigione dell’organismo e quindi si riduce la percentuale di successo delle cure
• PREDISPOSIZIONE EREDITARIA – una persona su tre è predisposta geneticamente allo sviluppo della malattia parodontale. I microrganismi responsabili della parodontite possono essere trasmessi attraverso la saliva: per questo, nel caso in cui un membro del nucleo familiare ne sia affetto, sarebbe utile che anche i familiari si sottoponessero ad una visita di controllo essendo aumentato il loro rischio di malattia
• GRAVIDANZA – e altri cambiamenti ormonali nella donna, possono rendere le gengive più deboli. Studi scientifici dimostrano come diverse infezioni, tra cui la parodontite, possano determinare parti prematuri e neonati sottopeso
• STRESS – può rendere più debole la risposta immunitaria nel combattere le infezioni.
• FARMACI – contraccettivi, antidepressivi, antiepilettici, calcioantagonisti e altri farmaci

possono influire negativamente sulla salute orale.
• BRUXISMO – la tendenza a digrignare i denti di notte o in periodi di stress, può causare l’indebolimento delle strutture dei denti.
• DIABETE – soprattutto se non ben controllato. E’ stato dimostrato che i pazienti con malattia parodontale hanno maggior difficoltà nel controllo della glicemia.

Parodontite e Disbiosi Intestinale

Oltre alle suddette cause, ricerche recenti in Medicina Funzionale hanno dimostrato una frequentissima ed inequivocabile correlazione tra la malattia parodontale e disbiosi intestinale che è una condizione di alterazione della flora batterica intestinale con accumulo di tossine in grado di arrecare una serie notevole di disturbi quali:

– dolori e gonfiore addominale con borborigmi e flatulenza
– alterazioni dell’alvo (stipsi e/o diarrea)
– disturbi digestivi
– anemia sideropenica da malassorbimento di ferro e ipovitaminosi ( il ferro vieneassorbito a livello intestinale e richiede la presenza di vitamine e ioni metallici
catalizzatori che un’alterata flora batterica non è in grado di sintetizzare )

– tendiniti ( tipo tunnel carpale ), borsiti, nevralgie radicolari legati al deficit di vitaminaB6
– ernia discale da imbibizione edematosa del disco intervertebrale conseguente allaritenzione idrica che l’organismo mette in atto nel tentativo di detossificarsi
– infezioni recidivanti tra cui appunto la parodontite. Nell’intestino è infatti localizzatocirca il 70% del nostro Sistema Immunitario ( MALT System) che è, in estrema sintesi, il nostro sistema difensivo contro le malattie. Appare evidente che se l’intestino non funziona bene le nostre capacità di difesa diminuiscono e virus e batteri vari avranno vita facile!
Per questi motivi, presso il nostro studio, tutti i pazienti affetti da malattia parodontale vengono sottoposti ad accurata anamnesi, visita clinica, ad un Test salivare che valuta il Ph e la capacità di tamponamento della saliva nei confronti dei microrganismi patogeni ed in particolare al Disbiosi test. Quest’ultimo si basa sulla presenza nelle urine dei due più importanti metaboliti di scarto risultanti da processi fermentativi e putrefattivi intestinali, l’indicano e lo scatolo. In caso di positività il medico vi indicherà la terapia omotossicologica e dietetica rivolta non solo a curare la vostra bocca ma anche a migliorare il vostro stato di salute generale.

DIAGNOSI DELLA MALATTIA PARODONTALE

Gengiva e osso sani sostengono i denti. In condizioni normali, la parte superiore nella gengiva è staccata dal dente per una altezza di circa 3mm. (solco gengivale)

Nel caso di malattia parodontale, questo spazio aumenta formando una tasca parodontale dove si accumula la placca batterica e l’igiene risulta difficile.
Una sonda millimetrata inserita tra dente e gengiva misura la profondità delle tasca parodontale.

Nella diagnosi di malattia parodontale, si valuta, inoltre se le gengive sanguinano, sono gonfie, se i denti presentano mobilità, se sono sensibili. Una radiografia panoramica delle arcate dentali e radiografie indorali mirate saranno indispensabili per valutare la perdita di osso attorno ai denti.

PREVENZIONE

Per prevenire la malattia parodontale:
• spazzolare i denti correttamente dopo ogni pasto usando un dentifricio a base di fluoro
• usare il filo interdentale o lo scovolino interdentale per rimuovere la placca tra dente e dente almeno una volta al giorno

• verificare la presenza dei fattori di rischio sopraelencati e tenerli sotto controllo
• evitare di fumare ed avere un’alimentazione sana ed equilibrata
• fare visite dentistiche e sedute di igiene orale regolarmente almeno ogni sei mesi

TRATTAMENTO

Il trattamento della malattia parodontale dipende dalla sua gravità. Nei primi stadi la malattia può essere trattata rimuovendo placca e tartaro e tessuti infiammati dalla superficie dei denti e nella zona sotto gengivale.
Questa procedura di pulizia profonda, include due trattamenti di pulizia sottogengivale e levigatura radicolare o root planing. Pulizia sottogengivale o scaling, consiste nel rimuovere il tartaro e la placca da attorno e al di sotto della linea gengivale. Levigatura radicolare o root planing, consiste nel pulire e levigare le superfici della radice e del dente, il tessuto gengivale può così riattaccarsi più saldamente alla radice pulita e liscia. In associazione a questi trattamenti, presso il nostro studio viene oggi utilizzato il Laser Neodimio e la terapia infiltrativa delle tasche parodontali con prodotti naturali omotossicologici antibatterici che permette ottimi risultati ed evita nella maggior parte dei casi il ricorso alla chirurgia gengivale.

Il numero di sedute necessarie per trattare la malattia parodontale dipende dalla sua gravità; il trattamento è solitamente reso più confortevole da un’anestesia locale. Il vostro dentista vi suggerirà poi un programma di mantenimento e di controllo.

Attenzione! La malattia parodontale non guarisce da sola, e se non trattata porta all’estrazione del dente.

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Malocclusione o Occlusione fisiologica individuale?

Malocclusione o Occlusione fisiologica individuale?

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Malocclusione o Occlusione fisiologica individuale?
Ciò che contraddistingue le menti veramente originali non è l’essere i primi a vedere qualcosa di nuovo, ma il vedere come nuovo ciò che è vecchio, conosciuto da sempre, visto e trascurato da tutti.
F. Nietzche “ Filosofare con il martello”
Definizione di Disgnazia
“ Disontogenia genetica dinamica su base multifattoriale che una volta iniziata, si proietta nel tempo e si estrinseca nello spazio con ripercussioni sfavorevoli sul piano morfostrutturale, funzionale, psico-caratteriale, senza sottovalutare la possibilità di un danno a livello organismico generale” E.Giannì “ La Nuova Ortognatodonzia 1980”(1)
Anche Balters, precedentemente, nel suo “ Eine einfuharang in die Bionatorherl method “osservava l’associazione di occlusione di seconda classe di sintomi vari quali: respirazione orale, otite, spalle cascanti, piede valgo, rachitismo, lassità legamentosa, gastroenterite, incubi.
Alcune domande dovrebbero sorgere spontanee:
Perché questa, e altra, sintomatologia si associa costantemente alla malocclusione?
E’ possibile che la mancata considerazione, e quindi il mancato trattamento, di tali patologie sia la causa della immancabile recidiva dei trattamenti ortodontici, in assenza di contenzione a vita?
Ma ha poi un senso biologico la contenzione?
E ancora
Esiste la malocclusione, oppure esiste la miglior occlusione possibile fisiologica quale specchio della situazione posturale stato-dinamica dell’individuo?
La risposta a queste ed altre domande ci viene oggi fornita dallo studio delle correlazioni occluso- posturali, i cui risultati evidenziano che l’occlusione dentale non può più essere valutata e trattata a prescindere dalle grandi sinergie funzionali del contesto corporeo globale.
La malocclusione entra a far parte di un quadro sindromico generale di cui spesso rappresenta la manifestazione oggettiva più evidente.
Come sostiene Petrovic “ la malocclusione assume il significato di una risposta adattativa intelligente di un sistema biologico a fattori destabilizzanti, mentre la terapia quello di una riprogrammazione posturale intelligente, raggiungibile con più ausili funzionali, nel rispetto della fisiologia individuale.
Tutto ciò non significa che dobbiamo cancellare o stravolgere, concetti precedentemente acquisiti ma, semplicemente, valutarli in un contesto diverso ed integrarli con nuove acquisizioni.
Le varie teorie sull’accrescimento cranio-facciale ( Moss, Enlow, Deshayes, Delaire ), concordano nel ritenere la base cranica, ed in particolare la sincondrosi sfeno-basilare ( SSB ), come il luogo e centro di crescita primario per tutto il tempo in cui il cervello, il cui volume è stabilito geneticamente, è in crescita.
La base cranica, o neurocranio, è costituita da ossa ( occipite, sfenoide, etmoide ) che originano da cartilagine primaria, sotto controllo genetico ed ormonale ( somatotropo, tiroxina, ormoni sessuali ) e quindi, insensibile alle stimolazioni funzionali locali.(2)
Alla nascita il neonato presenta infatti una grossa sproporzione tra neurocranio e splancnocranio e quindi tra mascellare superiore, sotto l’influenza sferoidale, e la mandibola, sotto l’influenza occipito-temporale, in quanto quest’ultima, durante il periodo fetale, affida il suo sviluppo funzionale al succhiamento del dito e alla deglutizione, stimoli troppo deboli per raccordarla al mascellare superiore.
1
La classificazione ortodontica “classica” opera una distinzione in prima, seconda e terza classe scheletrica con riferimento al piano sagittale, ed in brachi o dolicotipi sul piano verticale, in base soprattutto a parametri teleradiografici bidimensionali e partendo da un presupposto di simmetria strutturale tra le parti ossee della base cranica, che in realtà non esiste.  CONTINUA…

 

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