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VERSO UNA VERA ODONTOIATRIA BIOLOGICA

VERSO UNA VERA ODONTOIATRIA BIOLOGICA

L’organismo umano non  ha “ancora preparato” un sistema per metabolizzare e quindi eliminare i cosiddetti “metalli pesanti” di cui si carica quotidianamente tramite l’aria che respiriamo, il cibo che ingeriamo, le otturazioni dentarie,  protesi metalliche, tatuaggi, piercing ecc.   E’ stato calcolato che occorrerebbero circa un milione e mezzo di anni affinché il sistema immunitario umano possa auto-eliminare i metalli pesanti.

Le correnti elettrogalvaniche orali, il rilascio di ioni di metalli pesanti e i radicali liberi creano  interferenze e disfunzioni in svariate attività biologiche.

Che cosa sono le correnti elettrogalvaniche orali? (Vera elettricità auto-prodotta).

Iniziamo con l’affermare che gli unici materiali accusati di sviluppare correnti galvaniche sono tutti quei materiali costituiti da metalli. Parliamo dei classici amalgami costituiti al 50% da varie polveri metalliche e al 50% di mercurio; le leghe metalliche classificate in nobili e non nobili (dette stellitiche). La tossicità degli amalgami è causata dalla  conducibilità e dal rilascio ionico degli elementi che le compongono e soprattutto dal mercurio (Riconosciuto, da svariati decenni, in letteratura scientifica internazionale come la sostanza più tossica che esista sulla Terra). Le leghe metalliche hanno molteplici reazioni e interferenze biologiche, a carico un po’ di tutti gli organi ed apparati (si parla a tal proposito di un time out neurovegetativo), oltre a legami con numerose malattie immunologiche. Le leghe metalliche hanno una forte capacità di contenere e sviluppare correnti elettriche ed anche una buona conducibilità ed elettro-emissione, particolarmente se immerse in sostanze liquide o in soluzioni elettrolitiche biologiche come la saliva, il sangue ed il sudore.

L’elettrogalvanismo è legato a fenomeni di  interferenza chimica, fattori del tutto naturali dipendenti dal processo stesso di realizzazione della lega metallica e dalle successive trasformazioni e  lavorazioni per la costruzione di un qualsiasi oggetto o dispositivo sanitario. Le leghe metalliche si trovano così in uno stato di instabilità elettrochimica, per cui in presenza  di liquidi elettrolitici ad un pH  acido, variano la propria attività elettrica  rilasciando ioni (radicali liberi). Qualsiasi elemento metallico rilasciato sotto forma ionica è definito metallo pesante tossico, anche se alcuni di questi metalli sono più pericolosi e altri meno, sono comunque in grado di interferire con la normale fisiologia e determinare molteplici situazioni patologiche.

Solo attraverso l’uso di leghe nobili esenti da rame, nichel, cadmio, ferro, e costituite esclusivamente da una lega di palladio e argento,  trattate  mediante  il protocollo “TTSVGEL”, è possibile ottenere leghe stabilizzate e totalmente bioinerti a vita.

Il Protocollo TTSVGEL 

Quali sono le caratteristiche e le peculiarità positive del suddetto protocollo adottato solo su leghe nobili e preziose?

 

Il protocollo  dà  ai dispositivi protesici tutta una serie di vantaggi:

1) stabilità elettrochimica atomica della lega con tutti i suoi elementi di composizione;

2) una stabilità a livello elettronico del nucleo centrale di ogni elemento di composizione, nel senso che, attribuisce una inerzia totale a livello elettronico di tutti gli  elementi di forza atomica, una bioinerzia totale; Il tutto previene non solo il mancato effetto elettrogalvanico ma, soprattutto inibisce la reazione di ossidazione;

3) stabilità e precisione del manufatto, dall’inizio dopo la fusione con il primo protocollo fino alla fine post ceramizzazione;

4) rapporto diretto tra struttura metallica, opaco, e ceramica;

5) una sinterizzazione del opaco e della ceramica;

6)Traslucenza nettamente superiore della ceramica con colori più affidabili e vivaci, una resistenza superiore di compressione della ceramica;

7) Temperature di cottura inferiore a quelle indicate di solito, questo permette molteplici esposizioni ad alta temperatura senza il rischio di modifiche di forma della ceramica.

Oltre tutti questi vantaggi tecnici, ci sono vantaggi a livello di integrazione biologica e tutto quello che ne previene in relazione a fenomeni patologici e autoimmuni di cui sono molto importanti. Un altro vantaggio molto più importante è quello delle responsabilità civile e penale nel momento in cui si rilascia un certificato di conformità, nel momento in cui ci si assume delle responsabilità quando un materiale nasconde effetti collaterali che non conosciamo

Questo è il motivo per il quale, nel nostro studio, in associazione con il laboratorio, applichiamo il protocollo TTSVGEL ai nostri manufatti protesici, in modo da attuare una vera ODONTOIATRIA BIOLOGICA.

Primum non nocere….dovrebbe essere il motto di ogni professionista della SALUTE!

PROF. GIUSEPPE STEFANELLI

 

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Approccio Sistemico e multidisciplinarietà: Riflessioni

Approccio Sistemico e multidisciplinarietà: Riflessioni

Il concetto che il sistema stomatognatico sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei lontani fra di loro è affascinante e inquietante allo stesso tempo per il neofita che vi si accosta.

Il filosofo Karl Popper distingue tre tipi di personalità scientifiche:
quelli che fanno qualcosa per cambiare le cose
quelli che osservano cambiare le cose
quelli che non si accorgono che le cose sono cambiate.
Di quest’ultima categoria fanno parte coloro i quali, pur nella convinzione di operare nel giusto senso, preferiscono affidarsi alle “certezze” di predecessori illustri che affrontare “l’imponderabilità del nuovo”.
Pur rispettando le scelte personali di ognuno, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’odontoiatria e la medicina in generale, di cui siamo figli, non sono scienze esatte; di conseguenza tali certezze sono spesso contestate, revisionate o dimenticate.

Lo studio delle correlazioni tra occlusione dentale e postura corporea incontra grandi difficoltà in relazione alla supposta mancanza di riscontri “scientifici” obbiettivamente riproducibili e alle motivazioni per le quali tali riscontri, se considerati in termini strettamente riduzionistici, probabilmente non si potranno avere mai. Sembrerebbe che il mondo accademico non si sia accorto che il XX secolo ha visto una vera e propria rivoluzione in campo scientifico e che si è verificato un radicale mutamento di paradigma. La concezione riduzionistica e analitica cartesiana ha lasciato il posto ad una visione “sistemica” (olistica) della scienza e della vita che impone una rivalutazione del concetto stesso di obbiettività scientifica.

Nel paradigma cartesiano si ritiene che le descrizioni scientifiche siano obbiettive, ossia indipendenti dall’operatore e dal processo di conoscenza. Il nuovo paradigma indica invece che l’epistemologia, cioè la comprensione del processo di conoscenza, debba essere esplicitamente inclusa nella descrizione dei fenomeni naturali e divenire parte integrante delle teorie scientifiche.
La Scienza non può risolvere il mistero ultimo della natura. E ciò perché, in ultima analisi, noi stessi facciamo parte del mistero che stiamo cercando di risolvere”. Max Planck (1858-1947)

Sulla base del pensiero sistemico, la Cibernetica, scienza madre del computer digitale, nel tentativo di fornire una spiegazione matematica ai meccanismi neurali che sottostanno alla mente umana, assimila l’intelligenza umana ed il funzionamento del cervello a quella di un computer al punto tale che la cognizione, il processo della conoscenza, venne definita come elaborazione dell’informazione, cioè come trasformazione di simboli sulla base di un insieme di regole. Recenti sviluppi delle scienze della cognizione hanno invece chiarito che l’intelligenza umana è completamente diversa da quella delle macchine. Il sistema nervoso non elabora alcuna informazione ma interagisce con l’ambiente modificando di continuo la propria struttura. Inoltre, l’intelligenza, la memoria, le decisioni umane non sono mai completamente razionali ma sono sempre modulate dalle emozioni. La mente umana pensa per mezzo di idee, non di informazioni e le idee sono degli schemi integranti che non derivano dall’informazione ma dall’esperienza.

Per dirla invece con Nietzcheciò che contraddistingue le menti veramente originali non è l’essere i primi a vedere qualcosa di nuovo, ma il vedere come nuovo ciò che è vecchio, conosciuto da sempre, visto e trascurato da tutti” (da Filosofare con il martello).
Viene spontaneo chiedersi come mai non siamo mai riusciti a vedere qualcosa che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi!
Senza voler scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina ci ha fatto perdere di vista “l’individuo” nel suo insieme, oltre ad atrofizzare le nostre capacità di giudizio e di diagnosi clinica.
E’ fuor di dubbio che i concetti di riproducibilità e misurabilità, necessari per poter ritenere “scientifica”, e quindi “vera”, l’interpretazione di un fenomeno, hanno steso un velo su tutto ciò che non risponde a questi criteri. Il risultato paradossale, e per nulla scientifico, è che in questo modo si nega l’esistenza di tutto ciò che ancora non si conosce e non si comprende, ma vuole anche dire negare a milioni di persone nel mondo la possibilità di mantenere e/o migliorare il proprio stato di salute. In effetti discipline definite come “complementari o alternative” quali la Posturologia, l’Osteopatia, la Kinesiologia Applicata, l’Omeopatia e Omotossicologia, l’Agopuntura, sono vittime di questa vecchia impostazione ideologica.

In particolare la Posturologia si porta inesorabilmente dietro due imperdonabili peccati originali: il primo è rappresentato dal fatto che essa è qualcosa che varia da individuo a individuo, è come la nostra impronta digitale, unica ed irripetibile; il secondo è che necessita di quel famoso approccio multidisciplinare da tutti auspicato, ma da pochi veramente attuato.
Probabilmente sto delirando ma ritengo che lo studio della Postura potrebbe essere il fil rouge, il mezzo attraverso il quale tutti potremmo dialogare seguendo un linguaggio comune; basterebbe che l’Università la inserisse tra le materie d’esame di tutte le specialità mediche.

Prof. G. Stefanelli

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

Giuseppe Stefanelli

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(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Non è un segreto che l’integrazione tra le varie discipline mediche e la visione integrata del sistema posturale siano il concetto attorno al quale ruota il progetto di questo blog.

Il nostro ospite ha reso concreto questo concetto con pubblicazioni, convegni e una costante opera di formazione.

Come avete potuto leggere dal titolo abbiamo raggiunto il Dottor Giuseppe Stefanelli  ( http://osstefanelli.com/ ).

Le risposte che ci ha fornito racchiudono la vera essenza della concezione integrata del  “sistema uomo”.      

 

 

 1-Quale concetto sta alla base dell’odontoiatria sistemica?

Il concetto che il sistema stomatognatico sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei lontani fra di loro è affascinante e inquietante allo stesso tempo per il neofita che vi si accosta. Molti colleghi, pur nella convinzione di operare nel giusto senso, preferiscono affidarsi alle “ certezze” di predecessori illustri che affrontare “l’imponderabilità del nuovo”. Pur rispettando le scelte personali di ognuno, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’odontoiatria e la medicina in generale, di cui siamo figli, non sono scienze esatte; di conseguenza tali “ certezze “ sono spesso contestate, revisionate o dimenticate. Ce ne si rende conto  ripercorrendo, ad esempio, la storia della gnatologia il cui costrutto teorico, a partire da Baunel (padre della Teoria dell’occlusione bilanciata), passando da Mc Collum e dai suoi allievi Stallard e Stuart, da Gysi ed Hanau per arrivare al Guichet, ha spesso subito violenti scossoni. Si ricorderà certamente come il periodo del  “culto dell’ATM”, caratterizzato dal fiorire di articolatori, assiografi e pantografi alla ricerca della posizione e del tragitto condilare, venne poi sconfessato dalla “ Teoria muscolare” ( Guichet) secondo la quale la situazione occlusale non agisce mai direttamente sulle ATM ma lo fa attraverso la muscolatura. Appurato che sono i muscoli stomatognatici che portano la mandibola in relazione centrica, restava comunque, e resta ancora oggi, da stabilire come riprodurre e trasferire tale posizione, visto la notevole variabilità individuale della stessa. Ma a chi dobbiamo credere se della  famigerata “ relazione centrica “esistono almeno dieci diverse interpretazioni ( Farrar, Gelb, Dawson, Martignoni, etc. etc,): recentemente si sostiene che l’asse cerniera non s’identifichi più con l’asse bicondilare ma con un piano passante a livello delle spine di Spix, vero centro rotazionale della mandibola ( il povero Campion si rigirerà nella tomba scoprendo di averci fatto sbagliare tutto per più di cento anni! ). Le teorie vanno contestualizzate all’evoluzione. Il fenotipo umano di oggi è strutturalmente e funzionalmente diverso da quello di appena un secolo fa. Lo stesso sviluppo del cervello, sempre più orientato verso l’intellettualizzazione ,  privilegia la funzione del pool neuronale delle aree pre-frontali della neo-corteccia nei riguardi di quelle istintuali occipitali, modificando di conseguenza anche la morfologia cranica. L’affinamento e la preponderanza del linguaggio quale mezzo comunicativo ha poi introdotto un parametro di asimmetria (legato alla predominanza morfo-funzionale dell’emisfero cerebrale sinistro ) delle strutture corporee che non è mai stato preso in considerazione. La “ normalità “ può anche essere condizionata da rappresentazioni e pregiudizi estetici o addirittura razziali. Non dimentichiamoci che in campo ortodontico, Tweed abiurò la filosofia del suo maestro Angle e propose la terapia estrattiva per ridurre la tendenza prognatica della razza bianca americana, in un periodo in cui il colore nero non era molto di moda. Nacque così la scuola ortodontica ” meccanicista”, le cui tecniche terapeutiche erano, e sono, sostanzialmente finalizzate al raggiungimento di un obiettivo “estetico”, che ebbe facile sopravvento nei riguardi di una “scuola funzionalista” considerata troppo empirica e quindi povera di risultati attendibili. Nel nome del concetto estetico, che come quello di norma ideale mantiene comunque un carattere di relatività, si distalizzano molari, si estraggono denti, si sezionano e/o si innestano mascellari e mandibole e poi, ovviamente, si blocca tutto attraverso splintaggi e contenzioni a vita per evitare l’immancabile “recidiva”.Senza voler scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina ci ha fatto perdere di vista “ l’individuo” nel suo insieme, oltre ad atrofizzare le nostre capacità di giudizio e di diagnosi semeiotica clinica. L’approccio al sistema stomatognatico in visione sistemica ci offre la possibilità di riscoprire le nostre conoscenze cliniche, non di stravolgerle ma di affinarle attraverso nuove interpretazioni ed acquisizioni . Risulterà così evidente che l’occlusione e la sua patologia entrano a far parte di un quadro sindromico generale, di cui spesso la malocclusione rappresenta la manifestazione più evidente ma non necessariamente la più importante.

2.     Cosa l’ha spinta verso questa visione?

Fu l’incontro con il grande Harold Gelb che venne in Italia nel 1984 a tenere un corso al quale partecipai a stravolgermi per primo la professione e la vita. L’anno successivo mi iscrivevo ai corsi dell’Accademia di Kinesiologia Applicata (AIKA) e dopo 3 anni, una volta conseguito il Master divenni insegnante prima e vice-presidente poi in seno alla stessa fino al 1998, anno in cui l’accademia purtroppo chiuse i battenti perché ritenuta “scomoda” ai poteri della medicina e dell’odontoiatria dell’epoca. Una menzione particolare merita poi Jean Pierre Meersseman mio grande amico e maestro con il quale collaboro ancora oggi. Da allora lo studio della chiropratica, osteopatia, agopuntura, omeopatia e medicina funzionale e altre discipline “olistiche” mi ha spalancato un mondo nuovo, ha cambiato radicalmente il mio modo di lavorare e soprattutto mi ha permesso di centrare diagnosi e terapia sul paziente anziché sulla patologia. Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti. In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti. Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.

3.     Oltre alla normale diffusione tramite l’editoria e i media, quali sono le ragioni della diffusione della visione sistemica e multidisciplinare della medicina?

A mio parere le ragioni della diffusione della visione sistemica e di medicine cosidette “complementari” risiedono proprio nel fallimento della medicina ortodossa eccessivamente tecnicizzata, disumanizzata e, lasciatemi dire, asservita alle case farmaceutiche. Oggi si prescrivono esami strumentali, radiologici (TAC, RMN, etc.) di laboratorio anche per i più banali quesiti diagnostici. La cosiddetta “prevenzione secondaria” basata per l’appunto su queste indagini diagnostiche, fa più vittime della malattia stessa. La medicina ha aumentato la durata della vita ma non la sua qualità. Alcune malattie sono scomparse, salvo ripresentarsi sporadicamente ( vedi TBC e Ebola) ma ne sono comparse di nuove. AIDS a parte mi riferisco in particolare alle malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzhaimer, SLA, etc. Consiglio caldamente la lettura del libro “Nemesi medica” di Ivan Illich, è illuminante.

 

Fine prima parte.

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CORRELAZIONI TRA OCCLUSIONE E POSTURA: SCIENZA O FEDE?

CORRELAZIONI TRA OCCLUSIONE E POSTURA: SCIENZA O FEDE?
Rivedendo questa vecchia slide di miei vecchi corsi riguardante le lungimiranti conclusioni “scientifiche” della seconda Consensus Conference sulle correlazioni tra occlusione e postura del 2008 mi vengono spontanee alcune considerazioni.
Domandiamoci serenamente quale medico, già saturo di problemi, assillato e sopraffatto dalle mille responsabilità quotidiane, con la mente cristallizzata nel nozionismo convenzionale e relegata nell’ortodossia imperante, intrappolato nello scientismo dogmatico, inconsapevolmente addomesticato ad adorare protocolli terapeutici ed emergenti miti di tecnologia dicotomizzante, indottrinato a puntino dalla letteratura scientifica delle multinazionali del commercio; quale medico, dicevo, pur di fronte alla rivelazione di un nuovo metodo di diagnosi e terapia, potrebbe ridiscutere se stesso, il proprio operato e ricominciare a studiare con profitto una nuova scienza diagnostico-terapeutica che richiede altrettanti anni di studio e di applicazione, scartando la sicurezza della propria routine professionale e i benefici della posizione faticosamente raggiunta per ricominciare tutto da capo?
Un’accettazione di questo tipo, una “conversione” in tal senso, significherebbe inoltre aderire a una pratica che è ancora biasimata e appena tollerata dal pensiero accademico ed esporsi a nuove responsabilità nella propria “missione” o “passione” quotidiana.
Capita sovente che personaggi disinformati, spesso in mala fede e colmi di livido pregiudizio, oppure semplicemente arroganti e convinti di essere i veri “sacerdoti” del sapere, siano chiamati dai mass-media a esprimere giudizi e considerazioni su qualcosa che in realtà non conoscono.
Allora assistiamo puntualmente ai soliti discorsi pregiudizievoli e alle puntuali quanto ignoranti considerazioni; “ignoranti” perché nella migliore delle ipotesi, questi soggetti ignorano totalmente ciò di cui stanno parlando, arrogandosi il compito di sproloquiare su di una materia così complessa.
Si potrebbe osservare che se i fisiologi avessero solo il termometro come strumento di indagine, essi vedrebbero solo modificazioni di temperatura in ogni manifestazione della vita. Oppure sarebbe come se volessimo impadronirci del significato di un libro con le sole analisi meccanica e chimica dei materiali fisici di cui il libro è costituito, senza l’idoneo lettore che comprenda il codice semantico e ci fornisca anche l’adeguata lettura ed interpretazione del testo.
Sarebbe come dire dopo aver attentamente esaminato e studiato la Divina Commedia di Dante Alighieri, lungimiranti ricercatori ci dicessero che Dante è un ciarlatano perché nella sua opera c’è solo la cellulosa della carta!
Eppure ancor oggi, in biologia e medicina, i processi della materia vivente vengono considerati come se fossero solo processi meccanici e chimici.
Un giorno, il grande Galileo chiese ad uno di questi scienziati di guardare attraverso il cannocchiale per verificare la verità di alcune sue affermazioni. Il tipo, che dev’essere stato senz’altro il progenitore di uno dei tanti e attuali collezionisti di certezze, constatata l’identità delle prove, disse candidamente che preferiva non guardare, perché le teorie di Aristotele non avrebbero potuto spiegare ciò che egli stesso avrebbe potuto vedere. Ebbene, costui doveva senz’altro avere interessi da difendere oppure era completamente idiota!
Se dovessimo contare sulla imparzialità degli scienziati – scrive Karl Popper in Miseria dello storicismo – la scienza, perfino la scienza naturale, sarebbe del tutto impossibile.
Rifiutare aprioristicamente la correlazione tra occlusione e postura perché non è ancora “scientificamente” spiegabile è sicuramente un’idea che spesso cela la malafede di chi vuole difendere ben altri consolidati interessi; oppure è la più lampante dimostrazione di arrogante stupidità.
Prof. Giuseppe Stefanelli
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IL MORSO DI COSTRUZIONE NEGLI APPARECCHI FUNZIONALI E PLACCHE GNATOLOGICHE

IL MORSO DI COSTRUZIONE NEGLI APPARECCHI FUNZIONALI E PLACCHE GNATOLOGICHE

La procedura di reperimento classico del morso di costruzione degli attivatori e di alcune placche gnatologiche prevede la posizione testa a testa degli incisivi con l’obbiettivo di liberare il potenziale di accrescimento condilo-ramale ne caso degli attivatori e/o di decomprimere l’ATM nel caso delle placche gnatologiche. E’ pur vero che la posizione di testa a testa corrisponde alla liberazione e ortogonalità dell’asse cerniera cervicale così come è possibile che tale posizione comporti modificazioni a livello psico-caratteriale ( Morso psicodinamico di Acht nel Bionator ). Acht sottolineava l’importanza delle implicazioni psichiche che una relazione testa a testa nel settore anteriore tra le due arcata generava, parlando di una “tranquillità connessa alla sicurezza dell’individuo”. Va tutto bene, sono essenzialmente d’accordo ma una cosa è fuori dubbio: forzare in maniera subitanea una posizione mandibolare non rispetta la FISIOLOGIA.

I motivi sono i seguenti:
Il sistema neurovegetativo e muscolo-fasciale non accetta sollecitazioni aggressive verso le quali instaura una reazione di difesa con ipertono muscolare del distretto interessato, tendente a limitare il movimento dell’articolazione in distrazione. Questo vale per tutte le articolazioni del corpo, comprese le ATM. L’utilizzo di placche gnatologiche nei pazienti disfunzionali ATM, con vallo di riposizionamento anteriore, comprese quelle applicate immediatamente dopo manipolazione articolare per blocco (locking) sono un assurdo biologico e hanno presto dimostrato la loro inefficacia anche se qualcuno continua ad utilizzarle. Il DTM non è una frattura che va immobilizzata per formare un callo osseo, è una incoordinazione tra un condilo e un menisco che deve ricostituirsi FUNZIONALMENTE e in maniera progressiva per evitare ipertoni muscolari di difesa!

La testazione dei muscoli masticatori secondo la Kinesiologia Applicata e/o l’esecuzione di una elettromiografia di superficie sui temporali anteriori e masseteri lo dimostra invariabilmente.

Il riposizionamento sagittale della mandibola deve avvenire in maniera progressiva attraverso modificazioni dei parametri di lateralità e verticalità. La rotazione mandibolare in anteriorità o posteriorità è la conseguenza del suo adattamento al piano occlusale superiore, in particolare a quello posteriore.

Classe III = PO piatto, eccesso di verticalità

Classe II =  Po ripido, deficit di verticalità

E’ impensabile riposizionare anteriormente o posteriormente la mandibola se PRIMA non si corregge il deficit o l’eccesso verticale posteriore.

La situazione potrebbe essere anche complicata dalla presenza di un blocco cervicale (specificatamente di C2) che condizionando la posizione mandibolare in retrusione (nella Classe II) determinerebbe l’instaurarsi di tensioni dei muscoli masticatori  e ioidei che sono invece forzati in protrusione.

Per questi motivi, personalmente non adotto mai la posizione di testa a testa  incisiva in nessun apparecchio funzionale ( Bionator e Placche Planas compresi) ne tanto meno nelle placche gnatologiche.

A mio modesto parere la procedura corretta è quella di reperire una cera di Relazione Centrica Funzionale ottenuta dopo reset cranio-posturale al fine di stabilire un buon rapporto condilare, libero da influenze ascendenti e alla corretta dimensione verticale.

Come potete osservare nell’immagine il Bionator applicato al giovane paziente non è costruito in posizione testa a testa ma inizialmente solo alla corretta verticalità. La correzione delle curve funzionali attraverso opportuni scarichi della resina ha permesso il recupero di verticalità e lateralità corrette e COME CONSEGUENZA, la opportuna anteriorità per la correzione della Classe II

BIONATOR

Dr. Giuseppe Stefanelli

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PROBLEMI ALLE SPALLE: ATTENTI AL SISTEMA ENDOCRINO ( PARTE SECONDA )

PROBLEMI ALLE SPALLE: ATTENTI AL SISTEMA ENDOCRINO ( PARTE SECONDA )

 

Continuiamo….

TIROIDE

Prima ghiandola bersaglio delle disfunzioni del circuito ipotalamo-ipofisi-epifisi. A parte il presupposto biotipologico, in virtù del quale ci potrà essere una situazione d’iperfunzione ( fosfo-fluorico ectoblasta) o d’ipofunzione ( carbonico endoblasta) di base, le disfunzioni tiroidee a livello subclinico ( senza cioè evidenti alterazioni dei parametri di laboratorio ), sono piuttosto frequenti e sono la causa di una sintomatologia sfumata e fastidiosa a cui il paziente ( e talora anche il medico ) non sa attribuire una causa.

La situazione più comune è quella di “ Ipotiroidismo funzionale “ caratterizzata da:

– astenia generalizzata, specie al mattino, che migliora nella giornata

– miglioramento dopo attività fisica che però il soggetto non ha voglia di fare

– tendenza ad ingrassare ( bruciano carboidrati e non i grassi )

– freddolosità, specie alle estremità

– pelle secca e fragile, così come le unghie

– facilità alle infezioni specie ai cambiamenti stagionali

– edema sopra-palpebrale, sopraciglia che non crescono nella metà esterna

– lingua spessa e ricoperta di patina biancastra

– frequenti cefalee, sensazione vertiginosa, stipsi

– asocialità, depressione fino all’abulia, estrema volubilità caratteriale.

Muscolo correlato : Teres Minor

Depressore e rotatore esterno dell’omero. Se debole il braccio ruota internamente ed il palmo della mano è rivolto all’indietro. Risulta spesso ipercontratto e causa un’inibizione riflessa nei deltoidi e negli altri muscoli antagonisti. Questo schema provoca l’incapacità di raggiungere la tasca posteriore dei pantaloni o per le donne di allacciare il reggiseno

Fig.TERES MINOR

Denti: Primi molari superiori (Meridiano Stomaco-Milza-Pancreas)

Il metodo più semplice per valutare la funzione tiroidea è la rilevazione della temperatura basale al mattino che normalmente deve oscillare intorno ai 36,5°.

Testare:

Iodio : regolarizza i metabolismi rallentati, aumenta l’eliminazione dei metaboliti e migliora la sclerosi organica e vascolare ( sicosi del carbonico ). Corregge il linfatismo, i disturbi di crescita e protegge da patologie virali. Bisogna verificare che il soggetto non assuma troppi alimenti contenenti Tiocianati ( fagioli, cavoli, soia ) che possiedono azione anti-tiroidea per inibizione catalitica.

Zn-Cu-Fe-Mn : minerali necessari al metabolismo degli ormoni tiroidei: in particolare lo Zinco possiede azione attivatrice della secrezione di TRH e TSH

Potassio : se si associa ritenzione idrica

Litio e Vit. A : nelle situazioni d’iperfunzione associate a turbe nervose

PARATIROIDI

L’ormone da esse prodotto, il Paratormone (PTH) in associazione con gli altri ormoni “protagonisti”, Calcitonina e Vit.D , fondamentalmente hanno il ruolo di mantenere costante la concentrazione ematica dei tre minerali fondamentali al metabolismo osteo-cartilagineo: Calcio (Ca), Fosforo ( P), Magnesio (Mg).

Questi minerali sono coinvolti, oltre che nel processo di mineralizzazione dinamica del tessuto osseo, anche nella preservazione e protezione di:

– permeabilità delle membrane cellulari

– eccitabilità neuro-muscolare

– risposta immunitaria

– informazione genetica

– coagulazione del sangue

– attività di numerosi enzimi

Muscolo correlato : Elevatore della scapola .

Il muscolo origina dai processi traversi delle prime quattro vertebre cervicali e s’inserisce all’angolo superiore della scapola. La sua azione è di sollevare la scapola per consentire la rotazione inferiore della glenoide. Viene definito “muscolo sentinella” della postura della testa, in quanto reattivo allo sbilanciamento anteriore della stessa, praticamente sempre presente nelle alterazioni della posizione mandibolare. Una sua condizione di debolezza o ipotono porta all’azione vicariante di altri muscoli come il Trapezio superiore o la muscolatura sub-occipitale con la frequente comparsa di algie cervico-dorso-scapolari. Tale situazione può essere causata anche da un eccesso di Calcio introdotto con la dieta ( latte e derivati ) o assunto come integratore, in quanto si verifica un’inibizione dell’attività paratiroidea e la relativa debolezza dell’Elevatore della scapola.

Fig.ELEVATORE SCAPOLA

Ho già dedicato un articolo specifico su questo muscolo e relativa correlazione al quale rimando il lettore.

TIMO

Piccola ghiandola retrosternale, stazione fondamentale del S.I. del bambino in quanto produttrice dei linfociti T ( immunità cellulo-mediata). Da verificare nei bambini sempre stanchi con facilità alle infezioni ed allergie. Si atrofizza a partire dall’adolescenza.

Muscolo correlato: Sottospinato, rotatore esterno dell’omero in sinergia con il Teres Minor (Tiroide) ( ambedue Meridiano TR ). Se debole causerà un’ipertonia riflessa del sottoscapolare ove si riscontreranno frequentemente TP, con limitazione della flessione e abduzione del braccio

Fig. SOTTOSPINATO

Odontone: premolari superiori ( Meridiano P-IC)

Verificare Ipofisi per ipofunzione e soprattutto i Surreni per iperfunzione in quanto il cortisolo ( stress, eccesso di zuccheri e tossici) è il principale depressore immunitario. W. Schmitt ritiene che circa l’80% delle Disfunzioni Temporo-Mandibolari siano legate a problemi del sistema immunitario ed endocrino e solo il 20% riconoscano cause strutturali/meccaniche.!!!

Testare:

  • Rame (Cu) che costituisce il nucleo degli anticorpi e stimola il S.I.

– Associazione Oro-Argento-Rame

– Organoterapico specifico ( Glandula Thimi Suis )

It is true that the evidence that supports applied kinesiology has some holes in it. However, to follow the suggestion that AK procedures not be used because of these vacancies in the scientific support would be to deprive thousands of patients of their chances to heal. All f us use electricity and gravity even thought we have gaps in our understanding of how they work

(Keating. J. “Toward a philosophy of the science of chiropracticDa “The Applied Kinesiology Research and Literature Compendium: 2005”)

Ok finito, vorrà dire che se metterete una marea di aprrezzamenti continueremo sulle correlazioni struttura/endocrinologia per il cingolo pelvico e arto inferiore.

DR. GIUSEPPE STEFANELLI

 

 

 

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PROBLEMI ALLE SPALLE: ATTENTI AL SISTEMA ENDOCRINO-METABOLICO ( Parte Prima)

PROBLEMI ALLE SPALLE: ATTENTI AL SISTEMA ENDOCRINO-METABOLICO ( Parte Prima)

La Applied Kinesiology (AK) considera che molti problemi di dolore e limitazione funzionale alle spalle siano correlati a disequilibri del Sistema Endocrino.

In prima istanza bisogna considerare le due principali ghiandole di comando del Sistema, vale a dire Ipofisi ed Epifisi.

IPOFISI

E’ la ghiandola di comando dell’asse neuro-endocrino, anatomicamente e funzionalmente divisa in tre parti:

Lobo anteriore : produce ACTH ( azione sul surrene ), TSH ( tiroide ), FSH e LH ( gonadi )

Lobo intermedio : produce MSH ( stimola la formazione di Melatonina ) e Prolattina

Lobo posteriore : ADH ( limita la permeabilità dei tubuli renali conservando acqua ed elettroliti). Prodotta nell’ipotalamo, viene immagazzinata nell’ipofisi sotto forma di Ossitocina.

Muscoli correlati :

Sopraspinato ( PMC porzione inferiore) : Ipofisi anteriore

Succlavio ( Trapezio Medio ): Ipofisi posteriore

Sono muscoli sinergici nell’azione di elevazione e rotazione esterna dell’omero. Il Sopraspinato è responsabile del mantenimento della testa omerale nella cavità glenoidea. Non può mai rilassarsi. Insieme al Deltoide è il primo muscolo a muoversi in abduzione. Il Succlavio porta la clavicola in basso e in avanti. La sua debolezza causa una riduzione del raggio di movimento della spalla. Il paziente avrà dolore a braccio alzato specie se si applica una forza come nel test. Il Trapezio Medio retrae e coadiuva l’elevazione della scapola assistendo la flessione e abduzione omero. Si indebolisce di riflesso a muscoli plantari ipercontratti come tutti gli estensori ( verificare a paziente seduto e in piedi ). La debolezza bilaterale determina cifosi toracica

In caso d’iperfunzione ipofisaria questi muscoli saranno ipertonici con spalla rialzate ed extraruotate, il contrario in caso d’ipofunzione

Fig.1 SOPRASPINATOSUCCLAVIOTRAPEZIO MEDIO

Denti Correlati:

Terzi Molari superiori: Ipofisi anteriore (Meridiano C-IT)

Canini superiori: Ipofisi posteriore (Meridiano F-VB)

In caso di muscoli neurologicamente inibiti è necessario testare i co-fattori del ciclo di produzione delle norepinefrina:

P-5-P : forma fosforilata della Vit. B6,, essenziale per il catabolismo ed eliminazione dell’urea e coenzima di molte reazioni del metabolismo intermedio degli amminoacidi.

Vit. C : interviene nel metabolismo intermedio della Tiroxina.

Acido Folico : essenziale per la produzione di GH in quanto coenzima del metabolismo intermedio degli acidi nucleici.

Zinco ( Zn) : è un minerale fondamentale come catalizzatore di molte reazioni enzimatiche ( più di 200 enzimi sono zinco-dipendenti ). E’ necessario per la sintesi d’insulina, di GH, Tiroxina, ormoni sessuali e di diversi amminoacidi. Se troppo elevato impedisce il riassorbimento di ferro e rame

Ferro (Fe) : necessario alla funzione cellulare per l’utilizzazione dell’ossigeno. Solo il 25% del ferro alimentare viene assorbito. Il suo assorbimento è favorito dalla Vit.C, dall’acido cloridrico, da amminoacidi quali metionina e cisterna e dalle proteine. Viene invece ostacolato da: antiacidi, carenza di B6, rapporto Ca/Fe elevato ( spesso causato da un eccesso di latte e derivati ), eccesso di fosforo, zinco, rame e manganese.

Rame (Cu) : facilita l’assorbimento di ferro e Vit. C, interviene nel metabolismo proteico e nella sintesi di RNA, Tiroxina e TSH . L’eccesso di rame ( intossicazione ambientale e alimentare ) determina un eccesso di Mono-ammino-ossidasi (MAO), enzima responsabile dell’eliminazione della serotonina, da cui possibile sindrome depressiva. Se , al contrario esiste un deficit di rame ( spesso dovuto ad un eccesso di Calcio, come per il Ferro ) ci saranno alterazioni del ciclo della noradrenalina.

Nel biotipo endomorfo carbonico, è prevedibile una certo deficit di Cu e Fe, in quanto il Calcio endogeno è già elevato per la situazione d’ipoparatiroidismo, per questo è da consigliare una dieta che preveda uno scarso apporto di carboidrati e soprattutto latticini ( a cui del resto, il carbonico si mostra spesso intollerante), mentre dovrà arricchirsi di proteine.

In caso d’iperfunzione ( Costituzione fosfo-fluorica ) risulta d’aiuto l’associazione Zinco-Nickel-Cobalto . Lo Zinco per l’azione modulatrice, il Nickel per l’azione antiadrenargica-simpaticolitica, il Cobalto per la sua azione regolatrice del sistema neurovegetativo. Myers riporta che una carenza di Cobalto durante l’accrescimento cranio-facciale, può portare ad alterazioni dello stesso, producendo invariabilmente faccie strette e lunghe con arcate discrepanti, tipiche della costituzione fosfo-fluorica ectodermica.

EPIFISI

Considerata l’orologio biologico corporeo, con compiti di coordinamento delle funzioni endocrine in rapporto all’ambiente esterno. Viene inibita dalla luce in quanto produce l’ormone Melatonina, a partire dalla Serotonina, principalmente di notte, al buio. L’epifisi, attraverso la Melatonina, influenza in modo inibitorio l’ipofisi e conseguentemente, il surrene, la tiroide e le gonadi. La Melatonina, sembra avere un’azione ipoglicemizzante, stimola la secrezione di Aldosterone e quindi la ritenzione di sodio (Na) e l’escrezione di potassio (K). Un suo deficit determina infatti una condizione di acidosi da ipoadrenia per alterazione del rapporto Na/K, condizione del biotipo fosforico. Nello stesso biotipo, la serotonina determina depressione dell’attività motoria, dell’azione, dell’angoscia e della tendenza aggressiva, riducendo il tasso di cortisolo e noradrenalina.

Alcuni studi sono stati condotti ( Raso, Hilbrand, Machida ) per evidenziare il ruolo svolto dalla Melatonina nella genesi dei paramorfismi e dismorfismi vertebrali. Sembra che essa abbia un ruolo nello sviluppo simmetrico dei muscoli paravertebrali. Debousset provocava scoliosi nei pulcini creando artificialmente una lesione della ghiandola pineale. E’ stato ipotizzato che disturbi esogeni ( stress chimico e/o elettromagnetico ) possano influenzare negativamente il feed-back ipotalamo-epifisi, fino al precoce esaurimento funzionale di quest’ultima.

Muscolo correlato :

Teres Major. Rotatore mediale dell’omero in sinergia con pettorale sternale e clavicolare, gran dorsale e antagonista dei precedenti muscoli correlati all’ipofisi. Essendo anche adduttore ed estensore attenzione ad estendere l’avambraccio durante il test ( mano appoggiata in zona lombare). La debolezza bilaterale indica fissazioni dorsali

Fig.2 TERES MAJOR

Denti: Incisivi superiori ( Meridiano R-V)

Testare i co-fattori per il ciclo della Serotonina che sono gli stessi descritti per l’ipofisi in quanto le due ghiandole si influenzano reciprocamente ( all’ iperfunzione dell’una corrisponde l’ipofunzione dell’altra ). In caso di ipofunzione si potrà ricorrere all’integrazione con vitamine e oligoelementi, a preparati omotossicologici e organoterapici oltre a consigliare un regime dietetico ricco di carboidrati i quali apportano l’amminoacido Triptofano che è il precursore della Serotonina.

Va bene signori, non sarà Evidence Based Medicine (EBM) ma voi provateci lo stesso e avrete delle belle sorprese e soprattutto….aiuterete i vostri pazienti

In un prossimo articolo descriverò le altre ghiandole che possono influenzare la biomeccanica scapolo-omerale, Tiroide, Paratiroidi e Timo

Continua…..stay tuned

DR. GIUSEPPE STEFANELLI

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FILOGENESI DEL SISTEMA STOMATOGNATICO: DA ORGANO VISCERALE A ORGANO EMOZIONALE

FILOGENESI DEL SISTEMA STOMATOGNATICO: DA ORGANO VISCERALE  A ORGANO EMOZIONALE

L’organo masticatorio, derivato dal primo arco branchiale (Fig. 1), ha funzionalmente cambiato il suo ruolo di pompa autonomica di organo viscerale a organo che esprime emozioni, in particolare aggressività ed istinti legati alla predazione. (Fig.2)

Fig.1EVOLUZIONEFig.2AGGRESSION

Molte specie animali dimostrano comportamenti di serramento e digrignamento dentale di fronte a situazioni stressanti. Allo stesso modo, l’uomo moderno ancora utilizza il suo sistema stomatognatico per gestire lo stress, se caricato psicologicamente, per istinto di sopravvivenza.

Nell’uomo tale meccanismo di gestione dello stress agisce in maniera subcosciente. L’amigdala per le sue connessioni sia con le aree sensoriali corticali sia con le strutture profonde del cervello che inducono le risposte emotive è la struttura adatta a mediare un collegamento tra esperienze sensoriali ed emozioni. Neuroni endorfinici collegano l’amigdala con i sistemi sensoriali dove svolgono una funzione di controllo liberando oppiacei in risposta a stati emotivi generati dall’ipotalamo. Così l’amigdala fa si che le emozioni influenzino ciò che viene percepito.

Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in RE.

Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la RE dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale.

In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno.

I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale.

Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Si comprendono così le distorsioni orbitarie , il frequente arrossamento e lacrimazione oculare e i disturbi della visione associate all’ipertono masticatorio.

Il M. Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna.

Inoltre, “Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. (Fig.3)

Fig.3stress

Tale meccanismo offre una spiegazione a fenomeni parafunzionali quali serramento e bruxismo, i quali, se mantenuti in un range fisiologico, appaiono come programmi regolatori della tensione delle membrane intracraniche e di adattamento allo Stress

In patologia, Il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico e dunque surrenalico in fase di allarme. In Applied Kinesiology  viene definita come la fase del “ gatto spaventato ” che inarca il dorso e rizza la coda.  Si assiste ad ipertono flessorio della catena mediana anteriore(co-contrazione ) con grande rigidità muscolo fasciale. (Tendine centrale)

Si definisce anche come condizione di “ tutti muscoli forti “ in quanto non si riesce a testare un muscolo debole. In realtà tutti i muscoli sono ipertonici.

La condizione occlusale che maggiormente si associa a questa situazione è il deficit di Dimensione verticale con alterazione dello spazio libero inter-occlusale (FWS). La manovra challenge  per confermare questa condizione d’ipertono generalizzato e quella della Decompressione mandibolare e stretching degli Pterigoidei. (Fig.4)

Fig.4CHALLENGE ATM

La terapia non è per niente facile, si tratta di modificare una “corazza” che in qualche modo il paziente si è costruito per proteggersi e molto spesso le cause sono proprio di natura emozionale. Ho già descritto questo concetto in un precedente articolo . Possono sicuramente aiutare trattamenti mio fasciali e cranio sacrali , ginnastiche dolci e terapia comportamentale etc. etc. ma quello che terrei a sottolineare da un punto di vista GNATOLOGICO, è che l’ ultima cosa di cui ha bisogno un paziente di questo tipo è quella di un pezzo di resina tra le arcate, vale a dire del famigerato BITE!!

L’approccio classico infatti prevede l’uso di varie placche “di rilassamento” o peggio, i preformati da farmacia. La frase tipica è “ così almeno stringi e digrigni sulla placca e non ti rovini i denti, portalo la notte e magari un po’ di giorno quando ti senti in tensione”. Bene, adesso il paziente non serrerà più sui denti…ma sul bite e spesso il risultato sarà un’intrusione dentale con ulteriore deficit di Dimensione verticale occlusale!

Non ha nessun senso logico invadere lo spazio libero occlusale e limitare il movimento mandibolare in un paziente con muscoli ipertonici e accorciati. Sarebbe come riabilitare un arto…. ingessandolo!!

E per ora mi fermo qui……

Dr. Giuseppe Stefanelli

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QUEI MALEDETTI FISCHI ALL’ORECCHIO CHIAMATI ACUFENI

QUEI MALEDETTI FISCHI ALL’ORECCHIO CHIAMATI ACUFENI

acufeni foto

L’acufene o “tinnitus” è un sintomo che può essere espressione di patologie di pertinenza essenzialmente otoneurologica anche se sempre più spesso gli otorini richiedono una consulenza gnatologica.

Si distinguono due tipi di acufeni: l’acufene oggettivo e l’acufene soggettivo.

L’acufene oggettivo, raro, è determinato da un suono che si genera all’interno del corpo. Generalmente è causato da anomalie vascolari che determinano l’insorgenza di un flusso ematico turbolento che attraverso il tessuto osseo viene trasmesso alla coclea (organo dell’udito).

L’acufene soggettivo è invece più comune e rappresenta una percezione personale di un suono in assenza di un qualsiasi rumore reale e pertanto non può essere percepito all’esterno.

Varia molto nei singoli individui per frequenza e intensità ed è sensibile alle condizioni di stress, all’attività fisica, ma anche a certi farmaci o alimenti. Viene di solito facilmente mascherato dagli altri suoni e pertanto viene percepito soprattutto la notte quando c’è silenzio.

La patogenesi dell’acufene soggettivo è molto varia e comprende l’esposizione a rumori anche non particolarmente intensi per lunghi periodi, come anche l’esposizione brevissima a rumori molto forti. Frequentissimo è l’acufene in corso di Malattia di Ménière o di otosclerosi e molto spesso è il primo sintomo a manifestarsi nel neurinoma o nelle malformazioni artero-venose, patologie molto gravi che devono essere immediatamente riconosciute e curate.

Molti farmaci possono indurre acufene. I due più noti sono l’aspirina (acido acetilsalicilico) e alcuni antibiotici (aminoglicosidi).

VERTIGINI E/O ACUFENI E DISORDINI CRANIO-MANDIBOLARI

Nel 1934 James B. Costen, otoiatra della Washington University School of Medicine, parlò per la prima volta di una “sindrome caratterizzata di sintomi auricolari e sinusali dipendenti dalla disturbata funzione dell’articolazione temporomandibolare”. I sintomi che Costen aveva identificato erano nell’ordine: ipoacusia variabile nel tempo, lievi acufeni a bassa frequenza e raramente schiocchi alla masticazione, lieve instabilità o crisi vertiginose severe che si risolvevano dopo insufflazioni tubariche, cefalea severa e costante soprattutto occipitale e serotina, orofaringodinia urente.

Per giustificare i sintomi otologici, Costen pensava ad un’etiopatogenesi meccanica e più precisamente attribuiva all’insufficienza tubarica secondaria alla malocclusione la causa dell’ipoacusia, dell’acufene e della vertigine. Il vero responsabile era il capo superiore del muscolo pterigoideo esterno che in caso di marcato “overbite” si poteva rilassare favorendo lo schiacciamento della tuba. Inoltre il tensore del velo, anch’esso allentato dalla anormale posizione della mandibola, avrebbe perso parte della sua efficienza nel determinare l’apertura della tuba stessa.

Allo stato attuale dell’arte si riconoscono tre teorie fondamentali:

-Teoria meccanica (una struttura connettivale pseudolegamentosa presente in epoca fetale e chiamata legamento sottile, potrebbe essere in grado di mobilizzare la catena degli ossicini e il timpano in seguito a movimenti dell’articolazione temporomandibolare);

-Teoria anatomica (irritazione del nervo auricolotemporale, ramo posteriore della branca mandibolare del Trigemino, ma solo nei casi di dislocazione meniscale anteromediale);

-Teoria miogena (ipertono dei muscoli masticatori).

Il dato di fatto è comunque che dopo quasi settanta anni di studi e di ricerche che hanno decretato l’anacronismo della sindrome di Costen, hanno ancora svelato molti meccanismi che legano i disordini dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) ai sintomi otologici e così Parker e Chole nel 1995 hanno scritto:” acufeni e vertigini sono significativamente più presenti in pazienti affetti da patologie del ATM rispetto a … un gruppo di controllo.

Una cosa molto importante che deve assolutamente essere capita è che la patologia dell’ATM non è in grado di determinare un deficit labirintico, ma può peggiorare il controllo posturale, e se un paziente ha già un deficit labirintico, magari asintomatico a causa del compenso centrale, un disturbo dell’ATM può determinare anche disturbi dell’equilibrio.

In effetti, pare che solo una piccola percentuale di acufeni riconoscano come causa diretta un disturbo temporo-mandibolare ma nei vari studi non è stata tenuta ben in conto la stretta relazione esistente tra DTM e rachide cervicale, così come non è stata ben indagata la possibile origine cervicale degli acufeni.

Il sistema Trigeminale si connette con la materia grigia del midollo cervicale superiore (C1-C2). Questa connessione, insieme con le corna dorsali dei  3 segmenti cervicali superiori viene definita NUCLEO TRIGEMINOCERVICALE, nucleo nocicettivo essenziale della porzione superiore del collo, della testa e della gola.(Fig.1)

Fig.1TRIGEMINOCERVICALE

Le disfunzioni muscolo-articolari a partenza dal rachide cervicale superiore causano un’afferenza patologica verso il Nucleo Trigeminocervicale che interesserà i muscoli massetere, temporali e peterigoidei. L’ipertono muscolare può avere come conseguenza la compressione neuro vascolare già descritta da Costen.

Altra osservazione poco considerata è la possibile presenza di PONTICULUS POSTICUS.(Fig.2)

Fig.2PP

Si forma per ossificazione della membrana atlo-occipitale dell’arco posteriore di C1. La sua eziopatogenesi non è ben conosciuta. Le varie ipotesi :

  • Congenita
  • Post-traumatica
  • Postura scorretta
  • Protezione dell’arteria vertebraleUn vizio posturale di Atlante può compromettere l’Arteria vertebrale . Quest’ultima ipotesi è la più accreditata ma paradossalmente, in seguito a vizi posturali di C1 può determinarne la compressione.
La sintomatologia comprende:
    • Cefalee
    • Sintomi cocleari ( ACUFENI, ipoacusie )
    • Sintomi vestibolari ( vertigini soggettive )
    • Sintomi oculari ( deficit di convergenza, astenopie, obnubilazione intermittente )
    • Crisi sincopali ( drop attack )
    • Disturbi faringei, disfagia, disfonia, confusione mentale, insonnia, perdita di memoria

Risulta dunque essenziale inquadrare il paziente gnatologico da un punto di vista clinico, strumentale e radiologico completo, anche in presenza di acufeni. In particolare va eseguito uno studio radiologico completo statico e dinamico del rachide cervicale.

Nell’immagine sotto stante (Fig.3) potete vedere tale studio che ho fatto eseguire ( meravigliandomi che nessun altro specialista l’avesse fatto eseguire prima) a un paziente che si presenta al mio studio inviatomi da un otoiatra con la diagnosi di “Acufene orecchio destro di n.d.d.” Il soggetto non presenta clinicamente segni di incoordinazione condilo meniscale ma è presente un marcato ipertono muscolare di massetere, temporale posteriore e pterigoideo esterno a destra.

Fig.3ACUFENIIl soggetto ha subito in passato un trauma tipo colpo di frusta cervicale con componente anche laterale e presenta una limitazione in flessione ma soprattutto in rotazione della testa. In effetti la valutazione radiologica mostra chiaramente, spondiloartrosi e sofferenze discali solite in zone cervicale bassa a parte, una rettilinizzazione di curva e un blocco importante C1-C2 ben evidente nella RX-dinamica in flessione. Nella proiezione trans-orale si nota l’inclinazione e rotazione posteriore destra di C1 2 C2.

Bene, un quadro di questo tipo giustifica la presenza di acufene ma l’origine NON E’ l’occlusione e l’ATM bensì il rachide cervicale alto. L’ipertono della muscolatura masticatoria, in questo caso, è la VITTIMA non la causa del problema. Il paziente avrebbe da subito essere ben consigliato a sottoporsi a trattamenti chiro/osteo/FKTerapici e molto verosimilmente non avrebbe mai avuto il suo fastidioso problema.

E allora la domanda  è ma dobbiamo proprio mettere il BITE a tutti i pazienti con acufene?”

Lascio la risposta al vostro buon senso……

DR: GIUSEPPE STEFANELLI

 

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LA DISFUNZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE NON E’ UNA MALATTIA MA UN SINTOMO DI MALATTIA

LA DISFUNZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE NON E’ UNA MALATTIA MA UN SINTOMO DI MALATTIA

 

La prevalenza dei DTM nella popolazione è molto elevata soprattutto negli adulti (20-50 anni) e in particolare nelle donne, ma solo il 5-10% richiede un trattamento, tenendo conto che l’evoluzione naturale di questi disturbi vede, nel 40% dei casi, una risoluzione spontanea. La causa è multifattoriale, caratterizzata da fattori scatenanti ( trauma ) a cui si associano fattori predisponenti, di tipo comportamentale, emozionale e/o psicosociale capaci di contribuire allo sviluppo e alla persistenza dei DTM. L’85-90% dei pazienti ha beneficio da cure non invasive, counseling sulle abitudini parafunzionali, riposo evitando movimenti mandibolari eccessivi, terapia antinfiammatoria non steroidea ed eventuale applicazione di bite. (Scrivani SJ, Keith DA, Kaban LB. Temporomandibular disorders. New England J. Med. 2008 Dec.)

Tali illuminate considerazioni riprendono quelle della Consensus Conference svoltasi a Bethesda nel 1996 avente come tema gli attuali indirizzi per la gestione delle procedure preventive e terapeutiche da adottare per i DTM concordano sul fatto che non vi sono dati sufficienti a supportare le più comuni convinzioni sugli effetti profilattici e terapeutici delle metodiche invasive finalizzate ad effettuare ampie modifiche dell’occlusione.

Come dire, piuttosto che far male non sapendo cìò che si stà facendo, meglio non fare!

Sarebbe come consigliare ad un paziente disfunzionale di eliminare lo stress smettendo di lavorare, ritirarsi in un convento tibetano a mangiare latte e miele e a meditare. Se non bastasse gli si potrebbe prescrivere di fumare una decina di spinelli di Cannabis al giorno ( in alternativa al Lexotan o al Rivotril) : otterremmo così un drogato in più ma sicuramente un DTM in meno!

Per dirla con Ronald Roth “ Saltare sbrigativamente alla conclusione che tra l’occlusione e i DTM non sussista alcun rapporto, semplicemente perché nessuno studio è ancora riuscito a dimostrare in modo inconfutabile l’esistenza di tale associazione, mentre altri studi avrebbero dimostrato il contrario, è quanto meno scorretto; nella peggiore delle ipotesi tale affermazione potrebbe addirittura essere vista come un tentativo di scaricare le proprie responsabilità professionali e di esentarsi di fornire al paziente un’occlusione perfettamente funzionante, per non doversi poi ritrovare a dover difendere la disciplina ed il proprio operato in sede legale”.

L’odontoiatria “scientifica” ha riservato lo stesso trattamento anche nel caso delle correlazioni tra occlusione e postura ; non essendo preparata ad affrontare il problema ha preferito cercare di eliminarlo attraverso un ulteriore “consensus” che ne negasse la valenza scientifica ( “Consensus sulle correlazioni occluso-posturali”  Istituto S. Raffaele, Milano 1997 ).

Purtroppo la posturologia si porta inesorabilmente dietro due imperdonabili peccati originali: il primo è rappresentato dal fatto che essa è qualcosa che varia da individuo a individuo, è come la nostra impronta digitale, unica ed irripetibile; il secondo è che necessita di quel famoso approccio multidisciplinare da tutti auspicato, anche nel caso dei DTM, ma da pochi veramente attuato. Già è difficile per l’ortodonzista dialogare con il protesista e questi con il chirurgo parodontologo o implantologo, figuriamoci doverci confrontare con l’otorinolaringoiatra, l’oculista, il fisiatra, il fisioterapista, o addirittura con un osteopata o un chiropratico, ognuno con le proprie convinzioni e procedure di diagnosi e terapia.

Ritengo non sia sufficiente dichiarare che i DTM riconoscono una genesi multifattoriale e quindi necessitano di un approccio multidisciplinare, per poi non riconoscere che lo studio della postura potrebbe proprio essere il modo per poterlo attuare!

Ad esempio, la tecnica SOT del chiropratico De Jarnette prevede che nelle disfunzioni pelviche definite di Categoria 2 ( torsione pelvica e sublussazione sacro-iliaca ) la ATM sia SEMPRE INTERESSATA in senso causativo o adattativo. (Fig.2)

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Ecco allora che un problema podalico, di ginocchio, di bacino può determinare un DTM. (Fig.3-4)

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  1. Schmitt, altro chiropratico e neurologo funzionale, sostiene poi che circa l’80% delle lesioni craniali e dei DTM sia correlate a problemi del sistema endocrino e immunitario mentre solo il 20% sarebbe le cause meccaniche o strutturali!

Anche un problema di EMISFERICITA’ cerebrale ( prevalenza funzionale di un emisfero cerebrale ) può determinare un DTM. Senza scendere nei dettagli, che sarebbe lungo e complicato, è documentato con RMN funzionale che masticare a destra attiva l’emisfero cerebrale sinistro. Vi pare allora plausibile il discorso inverso e cioè che la prevalenza funzionale dell’emisfero sinistro, inducendo una masticazione destra abituale determini un DTM omolaterale? ( Planas docet ).

E non dobbiamo dimenticare che qualunque sia la causa determinante il Sistema Limbico con il suo circuito emozionale non può non essere interessato (Fig. 5).

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E’ a tutti noto che il paziente disfunzionale ATM viene classificato come nevrotico e spesso vira verso la psicosi maniaco-ossessiva se non adeguatamente trattato. L’approccio classico  prevede, come ho già detto, il supporto farmacologico e nei casi più gravi il ricorso al neuropsichiatra. Sarebbe auspicabile riuscire ad evitare questa procedura al paziente e lo si può fare, se si interviene precocemente, cercando di evidenziare quali e come le emozioni o i sentimenti negativi sottostanno al disagio posturale e dunque cranio-mandibolare.

Un’esperienza è vissuta contemporaneamente da tutti i sistemi sensoriali e memorizzata nella sua complessità. La memoria delle esperienze è importante quanto lo stato di salute dei singoli recettori. posturali.

Quindi non il Sistema Stomatognatico solo come forma e posizione dei denti, ma anche il comportamento tenuto dai muscoli e dalla lingua a protezione della cavità orale.

Non solo l’occhio imperfetto che sbilancia la postura, ma le emozioni che il sistema visivo ha memorizzato contemporaneamente ad altri sistemi. L’attenzione rivolata alla pellicola, non solo alla macchina fotografica.

Non solo l’orecchio come raccoglitore di suoni, ma la memoria di rumori o parole che ci hanno sorpreso.

Non solo i successi ma anche gli insuccessi del sistema vestibolare nel mantenere l’equilibrio insieme agli altri sistemi

Le cicatrici, non per l’estensione del danno tessutale, ma l’esperienza traumatica memorizzata in combinazione con tutti gli altri recettori esteropropriocettivi.

In definitiva la riprogrammazione posturale e la riabilitazione del DTM non può prescindere dalla multisensorialità e dall’approccio globale o sistemico. (Fig. 6)

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Dr. Giuseppe Stefanelli

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