Ortognatodonzia Sistemica

libro1

Dedica

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Prefazione del libro

Quale migliore introduzione a questo libro se non le parole di questo autorevole autore, pioniere dell’ortognatodonzia italiana, ricercatore, grande oratore e comunicatore, del quale ricordo in particolare una frase che soleva spesso ripetere alle sue lezioni:“ in bocca funziona tutto, anche la mia scarpa, l’importante è la diagnosi”.
Egli stigmatizzava così l’importanza dello studio dell’accrescimento cranio-facciale dalla filogenesi all’ontogenesi, dell’embriogenesi, dell’anatomia e della fisiologia, della valutazione del substrato biotipologico, dell’approccio funzionale e della prevenzione.
Insomma, una noia mortale!
Ma davvero servivano tutte quelle nozioni per imparare a raddrizzare i denti ?
Questo fu il primo quesito che mi posi quando, agli albori della mia attività professionale ( correva l’anno 1980 ), inizia ad addentrarmi nel dedalo dei corsi di specializzazione ortodontica.
Chi insegnava ad intervenire precocemente attraverso la terapia funzionale al fine di modulare e direzionare la crescita cranio-facciale e chi in pratica diceva che era solo una perdita di tempo e che tanto valeva trattare pazienti in dentatura adulta con una buona meccanica fissa.
Eccomi allora per molto tempo impegnato ad imparare a fare anse e pieghe di vario ordine e grado su fili tondi e rettangolari in acciaio, coordinati seconda la classica tecnica Edgewise almeno fino a quando Andrews e Roth mi fecero pensare di sostituirla con la tecnica Straight Wire e gli archi super-elastici in nickel-titanio.
E le strategie terapeutiche?
Alcuni insegnavano a trattare l’affollamento e le Classi II, Divisione I con iper-distalizzazioni molari ed espansione delle arcate, mentre altri consigliavano di estrarre quattro premolari.
E ancora, chi diceva di trattare le Classi II, Divisione II aprendo il morso e la guida incisiva per permettere l’avanzamento di una mandibola costretta in retrusione, e chi invece, ritenendo che la stessa non fosse affatto retroposta, indicava di distalizzare comunque i molari superiori per non dover retrudere gli incisivi.
Chi trattava le Classi III sempre e comunque utilizzando espansori e maschere di trazione postero-anteriori a tutte le età e chi si limitava ad una “semplice” ortodonzia preparatoria ritenendole in ogni caso chirurgiche.
E la recidiva?
Avevano ragione coloro i quali sostenevano un utilizzo limitato della contenzione a favore della terapia logopedica e miofunzionale o quelli che invece ritenevano che fossero tutte baggianate e che l’unico modo per mantenere stabili i risultati sarebbe stata una contenzione, fissa o mobile non importa, purchè perpetua ?.
Queste sono solo alcuni esempi delle contraddizioni che hanno contribuito a complicarmi la vita e ad ottenere dei risultati altalenanti nel lavoro per alcuni anni, fino a quando, in piena confusione mentale e marasma esistenziale, decido finalmente di fare una pausa di riflessione.
Fermo restando il principio comune a tutte la scienze secondo il quale opinioni e critiche diverse, quando non distruttive a priori, non possono che concorrere a determinarne l’evoluzione, mi venne comunque da chiedermi come fosse possibile che scuole ortodontiche che utilizzano da oltre un secolo metodiche diagnostiche sostanzialmente uguali giungano a conclusioni così discordanti, spesso in totale contrapposizione e che, di conseguenza, applichino procedure terapeutiche così diverse ottenendo tutte, sempre e comunque, risultati fantastici?
Dalla risposta a questa domanda potevano scaturire tre possibilità:

cambiare mestiere
affidarsi ciecamente e fideisticamente ad una sola filosofia
dimenticare tutto, o quasi, e ricominciare da capo
Penso che molti dei colleghi che pratichino da qualche tempo l’ortodonzia possano più o meno ritrovarsi nella storiella che ho raccontato, che anch’essi almeno una volta si siano posti una domanda del genere e abbiano di conseguenza dovuto operare delle scelte.
Personalmente la risposta e la scelta che ne seguì ( l’ultima delle tre possibilità) mi venne offerta dall’incontro con la kinesiologia applicata, con l’osteopatia e dalla scoperta delle correlazioni occluso-posturali.
In particolare lo studio approfondito dell’osteopatia mi prospettò una nuova visione dello sviluppo e della biomeccanica cranio-facciale che non conoscevo.
Ma come, il cranio non è una scatola rigida la cui sola funzione è quella di protezione delle strutture cerebrali ma è dotato di una propria mobilità che perdura per tutta la vita?
Io posso modificare tale mobilità con i miei trattamenti?
L’apparato stomatognatico non è un sistema isolato ma fa parte integrante di un sistema funzionale complesso delle cui modificazioni fisiopatologiche dipende e dalle quali può essere influenzato?
L’occlusione potrebbe essere il risultato adattativo alle condizioni di equilibrio del sistema?
L’ottenimento di una buona intercuspidazione dentale non è sinonimo di equilibrio cranio-facciale?
Ma se non c’è equilibrio cranio-facciale è naturale che ci sia la recidiva e allora, che senso ha la contenzione?
Non esiste un’occlusione ideale universale ma una serie infinita di malocclusioni fisiologiche individuali?
Se cosi fosse, ha senso trattare sempre e comunque tutte le malocclusioni?
Ma allora è possibile che le procedure di diagnosi e gli obiettivi terapeutici che mi sono posto finora siano, quanto meno, insufficienti?
Questo libro è diretto a coloro che non hanno pregiudizi e certezze preconfezionate, ai “curiosi” (così si definiva Einstein) che si mettono costantemente in discussione ponendosi davanti a dubbi ed interrogativi nei riguardi del loro operato, a quelli che hanno la capacità di cambiare opinione.
Del resto non è forse questo il solo modo per progredire sulla strada della conoscenza?
Talora, purtroppo, scienza e conoscenza non vanno di pari passo ed è alquanto desolante rilevare come per la maggior parte delle attuali scuole ortodontiche tali interrogativi sembrino non avere più nessun significato e si dissolvano in un maestoso vuoto culturale e filosofico.
L’approccio ortodontico si è progressivamente isolato dai fondamenti della medicina dentale, si è racchiuso in un compartimento ultraspecializzato, sembra aver dimenticato che le basi dell’occlusione non si limitano alla semplice intercuspidazione di denti perfettamente allineati nelle due arcate e non pone sufficiente attenzione alle cause delle malocclusioni ed al meccanismo del loro sviluppo.
E’ indubbio che la tendenza attuale sia quella di abbandonare la terapia eziologica e funzionalista, ritenuta più complessa, indaginosa, dispendiosa in termini di tempo e apparecchiature e per i più scarsamente prevedibile, a favore di un trattamento sintomatico che cura gli effetti della patologia attraverso un tecno-meccanicismo esasperato, possibilmente standardizzato e rigorosamente ripetibile.
Del resto perché impegnare il nostro patrimonio neuronale nello studio della crescita dinamica cranio-facciale o della neurofisiologia dei sistemi corporei quando, attivando i limitati circuiti neuronali dell’apprendimento riflesso istintuale ( tipo cani di Pavlov ), possiamo imparare a posizionare correttamente brackets pre-torchiati, pre-inclinati ( a volte pre-messi dal laboratorio), quindi applicare una bella sequenza di archi memoria rigorosamente dritti e ottenere in poco tempo un sorriso smagliante e perfettamente allineato.
Eventualmente si tratterà solo di decidere se sarà un sorriso alla Ricketts piuttosto che alla Andrews, alla Roth, Alexander, Root, Bennet, Hilgers e chi più ne ha più ne metta; i suddetti autori prevedono infatti torque ed inclinazioni dentali diversi a seconda del campione dei soggetti “ normali ” esaminati da ciascuno di loro.
Il saggio amico Federico Tenti, a questo proposito nel suo ultimo libro, scrive: “ che diritto abbiamo di applicare un torque ideale, ricavato dalla media di soggetti con bocche ottimali non trattate, ai nostri pazienti che, per la maggior parte, ideali non sono? “
E che dire dell’ultima moda dell’ortodonzia estetica che si basa sull’utilizzo di mascherine preformate realizzate sulla base di set-up progressivi in pratica effettuati da un computer?
Che meraviglia! L’impegno neuronale cerebrale richiesto per l’espletamento del trattamento si abbassa ulteriormente, anzi, praticamente si riduce a zero.
Al dentista generico, infatti, ( in quanto in questo caso essere ortodonzisti è un optional ) non resta che vedere il paziente all’incirca una volta al mese, consegnarli una bella mascherina nuova e, voilà, nel giro di un paio d’anni il gioco è fatto.
A scanso di equivoci e nel rispetto assoluto delle scelte professionali di ognuno, mi si permetta fin da ora di esprimere il mio personalissimo parere sul concetto di estetica in ortodonzia in quanto in seguito l’argomento non verrà più trattato in tutto il libro.
Colui che avrà la pazienza di continuare nella lettura noterà che l’indagine cefalometrica proposta nel capitolo riguardante la diagnosi non prevede nemmeno la valutazione della linea estetica dei tessuti molli.
Avrei dovuto affidarmi a Ricketts che stabilisce la posizione delle labbra in base ad una linea che unisce la punta del naso al mento, oppure a Steiner che invece traccia tale linea a partire dalla metà della superficie nasale inferiore e scende obliquamente a toccare il Pogonion cutaneo?
O a Merrefield che si basa sul confronto fra lo spessore del labbro superiore e del mento totale?
O ancora a Holdaway con la sua linea H?
Potrebbero anche aver ragione Gonzales, Ulloa e Stevens, che ne valutano i rapporti in base al piano verticale facciale passante per Nasion e perpendicolare al piano di Francoforte?
Oppure Lines, secondo cui la metà della base del naso, i bordi delle due labbra ed il Pogonion cutaneo debbono essere situati su una linea diritta.
Ciascuno di questi autori ( come nel caso della tecnica straight wire ) avrà determinato questi valori sulla base di dati statistici rilevati da un campione di popolazione diversa per razza e sesso e li avrà giocoforza uniformati al “proprio” concetto estetico.
Cito ancora Tenti ” anche ammesso di trovarci tutti d’accordo su di un solo ideale di bellezza, ammesso che fosse in nostro potere modellare a volontà le facce dei nostri pazienti, siamo proprio sicuri che i nostri pazienti sarebbero contenti di avere delle facce tutte simili? L’uniformità è stucchevole, basta osservare le antiche statue greche, tutte uguali, tutte belle e tutte così inespressive!”
Mi pare evidente che oggi si sia arrivati ad attribuire alla diagnosi e agli obbiettivi di un trattamento ortodontico delle finalità quasi esclusivamente estetiche.
La determinazione della classe scheletrica perde significato a favore della rilevazione della “classe cutanea “; basandosi unicamente sullo spessore e sulla posizione delle labbra si decidono trattamenti estrattivi e retrusioni incisive quanto meno discutibili.
Come vedremo i denti anteriori erompono e si posizionano in funzione dello sviluppo della fossa cranica anteriore a sua volta influenzata dal posizionamento dei bulbi ottici ed olfattivi: modificare forzatamente la loro posizione significa stravolgere l’equilibrio cranio-facciale.
Le labbra ed il mento possono essere scelti come punto di partenza di valutazione estetica a condizione che i rapporti interdentari non vengano anteriorizzati o posteriorizzati. Una cosa è infatti modificare i tessuti molli, altra e lavorare sull’occlusione che deve rispondere solo a controlli di tipo scheletrico e neuro-muscolare.
Il titolo di questo libro è “ Ortognatodonzia Sistemica ” e ortognatodonzista è colui il quale si preoccupa di porre in rapporto equilibrato le basi scheletriche e la dentatura, senza ovviamente prescindere dai tessuti molli periorali, di cui nessuno ignora l’importanza, ma che non possono e non devono essere presi a riferimento per stabilire gli obiettivi del trattamento.
Del resto, è molto più plausibile che il raggiungimento di un buon equilibrio dento-muscolo-scheletrico si associ ad una buona estetica facciale, di quanto non lo sia l’equazione opposta.
In ogni caso, se così non fosse ed il paziente non fosse soddisfatto, la medicina e la chirurgia estetica oggi fanno miracoli, sarà allora nostra premura indicargli l’intervento e lo specialista più appropriato che, per definizione, non siamo noi!
In verità devo dire che faccio addirittura molta fatica ad associare i termini “medicina e chirurgia”con quello di “estetica” in quanto ritengo che l’estetica , che tra l’altro è disciplina universitaria autonoma, sia per la medicina “altro da sé”.
Anche a costo di scadere nella retorica ho sempre pensato che il compito di un medico-chirurgo fosse quello di preservare la salute, curare la malattia, lenire il dolore, correggere le dismorfosi e ricostruire i tessuti dopo traumi o asportazioni di tumori ( chirurgia plastica e ortognatodontica) ma non ho mai nemmeno lontanamente pensato che oltre a curare un paziente avrei dovuto anche renderlo bello!
Chiuso il discorso sull’estetica, passiamo ora al motivo ed al significato dell’aggettivo “Sistemica” che ho voluto attribuire all’ortognatodonzia nel titolo di questo libro.
Fritjof Capra, considerato oggi uno degli intellettuali più importanti ed influenti tra quelli che si collocano alla frontiera di pensiero scientifico, sociale e filosofico, nel suo bellissimo libro “ La Rete della Vita “ disegna la mappa di un radicale mutamento in atto nell’ambito del sapere.
A partire dal XVI secolo l’evoluzione scientifica è stata dominata dal paradigma che da Galileo a Newton, passando attraverso Cartesio e Bacone, viene di volta in volta definito come riduzionistico, meccanicistico o analitico.
Galileo limitava la scienza allo studio dei fenomeni che potevano essere quantificati e misurati mentre Cartesio diede vita al pensiero analitico, che consiste nel dividere in pezzi i fenomeni complessi per comprendere il comportamento del tutto a partire dalle proprietà delle sue parti.
Isaac Newton, con la sua scomposizione della materia in mattoni fondamentali, completò il quadro concettuale della visione del mondo come macchina perfetta governata da leggi matematiche esatte.
La prima forte opposizione al paradigma meccanicistico avvenne già nell’ottocento ad opera del movimento letterario e filosofico che auspicava un ritorno alla tradizione aristotelica del rapporto tra forma e materia. Goethe fu tra i primi ad usare il termine “morfologia” per definire lo studio della forma biologica da un punto di vista dinamico, evolutivo, sostenendo che “ Ogni creatura non è altro che un’ombreggiatura di un grande Tutto armonioso”.
Immanuel Kant , anticipando la cibernetica, sosteneva che gli organismi viventi, a differenza delle macchine in cui le parti esistono solo una per l’altra, sono complessi che si auto-riproducono e si auto-organizzano ove le parti esistono anche per mezzo dell’altra.
I limiti del modello riduzionistico furono evidenziati in modo clamoroso agli albori del XX secolo quando le leggi della biologia, della chimica e della fisica vennero letteralmente sconvolte dall’avvento del “ Pensiero sistemico “.
Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti.
In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti.
Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.
Sulle basi del pensiero sistemico, un gruppo di neuroscienziati, matematici e ingegneri , circa a metà degli anni quaranta, si propose di scoprire i meccanismi neurali che sottostanno ai processi mentali e di tradurli in un linguaggio matematico esplicito.
Nacque così la “ Cibernetica” ( dal greco kjbernetes che significa pilota o timoniere ) definita come scienza del controllo e della comunicazione nell’animale e nella macchina.
La comparazione fra organismi e macchine ci riporta ad un modello meccanicistico dei sistemi viventi tipico dell’era cartesiana. Le macchine cibernetiche sono tuttavia molto diverse dai congegni ad orologeria dei quali si serviva Cartesio per spiegare il suo pensiero analitico e la differenza fondamentale sta nel concetto che tutti i sistemi, viventi e non, si auto-regolano e si auto-organizzano sulla base di “ anelli di retroazione “.
Un anello di retroazione è una disposizione circolare di elementi connessi in cui una causa iniziale si propaga lungo le connessioni dell’anello, così che ogni elemento agisce sul successivo, finchè l’ultimo propaga di nuovo l’effetto sul primo elemento del ciclo.
Nel mio libro precedente ho descritto come tale principio si possa perfettamente applicare al sistema posturale che, per l’appunto, si organizza in sistema cibernetico a partire da un engramma cranico risultante dal meccanismo dinamico della crescita cranio-facciale.
Per un ortodonzista, come per qualunque medico, pensare in maniera “sistemica” implica la necessità di uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi attraverso un’espansione di conoscenza.
Tutto ciò richiede impegno e mente aperta soprattutto nel confronto culturale con filosofie apparentemente diverse ma che in realtà spesso lo sono solo in funzione delle diverse modalità attraverso cui si esprimono. La conoscenza è infatti contestuale ed il linguaggio utilizzato per esprimerla è spesso metaforico, implicito e condiviso tra i membri di una specifica cultura anche se in definitiva i concetti espressi sono sostanzialmente gli stessi.
L’obbiettivo principale che mi sono posto nello scrivere questo libro è stato quello di “scremare” tutto ciò che ho appreso dallo studio di altre discipline mediche ( complementari e non ), cercando di dare loro un ordine il più possibile sintetico, logico e coerente e su questa base proporre un modello interpretativo ed un protocollo diagnostico e terapeutico alla disgnazia che possa avere un senso compiuto, dall’inizio alla fine.
Partiremo con la descrizione dell’architettura e della crescita cranio-facciale letta in chiave di meccanismo dinamico dal cui buon funzionamento dipende sostanzialmente l’instaurarsi di un corretto piano occlusale e di un’occlusione funzionale di Classe I.
Vedremo invece come una sua alterazione porti a modificare l’inclinazione del piano occlusale nella Classe II, Divisione I e II, nella Classe III iper ed ipodivergente, nel morso aperto, nelle asimmetrie e dislocazioni mandibolari.
Un intero capitolo è destinato a cercare di definire i rapporti tra l’ortodonzia e i disturbi temporo-mandibolari (DTM), l’importanza dello studio della postura per chiarirne il determinismo multifattoriale e la necessità per l’ortodonzista di avere dei riferimenti di diagnosi gnatologica.
A tale scopo ho pensato di fornire una sintesi storica ed una revisione critica della letteratura riguardanti i fondamentali principi gnatologici, in particolare al dibattuto e controverso concetto di Relazione Centrica, per arrivare poi a definirne un’interpretazione allargata, inserita nel contesto cranio-posturale.
Arriveremo così al concetto cardine di Relazione Centrica Funzionale intesa come “Punto di equilibrio ottimale tra condili mandibolari e fosse temporali a partire dal quale il movimento mandibolare si possa espletare nella maniera più vicina possibile a quella fisiologica, in armonia con la postura cervicale e linguale”
Attraverso la descrizione dell’anatomo-fisiologia del rachide cervicale e del ruolo svolto dalla lingua nel delicato equilibrio cranio-cervico-mandibolare si arriverà alla conclusione che l’asse inter-condilare mandibolare rappresenta solo il riflesso di quello che in realtà è il vero e unico asse cerniera del corpo vale a dire l’articolazione occipito-atlo-epistrofica. ( C0-C1-C2)
Vi illustrerò la metodologia per diagnosticarne la situazione attraverso l’esame radiologico, quello strumentale, l’analisi dei modelli in gesso ma soprattutto attraverso un approfondito esame semeiotico clinico che comprende un’originale procedura di Kinesiologia Applicata.
Verrà quindi descritto il protocollo terapeutico di normalizzazione dell’asse C0-C1-C2 da effettuarsi prima del reperimento della cera di Relazione Centrica Funzionale che verrà poi utilizzata per stabilire gli obiettivi e definire il piano di trattamento.
Un ulteriore e importante contributo alla diagnosi ci viene offerto dallo studio della biotipologia e quindi dall’identificazione del substrato costituzionale nel quale si inserisce la malocclusione nel singolo paziente. Attraverso il suo inquadramento neuro-vegetativo e neuro-endocrino ne potremo stabilire il grado di reattività e quindi prevedere la risposta che offrirà al nostro trattamento.
La modifica in senso positivo del terreno costituzionale del piccolo paziente attraverso misure dietetiche, integrative naturali, rimedi omeopatici e/o omotossicologici dovrebbe essere a mio parere il primo passo da compiere per attuare una vera prevenzione delle disgnazie.
Si arriverà così all’ultimo esteso capitolo riguardante la terapia che ho suddiviso in fasi sequenziali, sottolineando l’importanza dell’intervento precoce e della terapia funzionale con e senza apparecchiature.
Riguardo a queste ultime mi limiterò a illustrarvi quelle che fra le tante, utilizzo quotidianamente nella mia prassi specificandone le motivazioni che ne sottintendono l’uso ma penso che, una volta che avrete ben chiari in mente gli obbiettivi del trattamento, potrete constatare come assuma tutto il suo significato la frase di Giannì citata all’inizio di questa prefazione.
L’ultima parte è dedicata al trattamento di casi complessi in dentizione adulta con terapia fissa secondo la tecnica MEAW ( Multiloop Edgewise Archwire ) di Sadao Sato.
Non ringrazierò mai abbastanza gli amici colleghi Marco Redana e Monica Casadei per avermi fatto conoscere e apprendere questa fantastica tecnica che oggi mi permette di affrontare casi altrimenti intrattabili se non chirurgicamente.
Le potenzialità della tecnica vi verranno evidenziate dalla descrizione di diversi casi clinici alcuni trattati dalla collega Casadei sulla base dell’impostazione diagnostica originale Slavicek-Sato e altri trattati da me.
Giunto alla fine di questa lunga, forse noiosa ma indispensabile premessa, non mi resta che augurarvi buona lettura e buon lavoro.

G. Stefanelli

INDICE GENERALE

Prefazione

Capitolo 1

Il Meccanismo Dinamico dello Scheletro Cranio-Facciale

-Il fenomeno evolutivo della flessione della base cranica
-Descrizione della flessione della base cranica
-La crescita dinamica del mascellare superiore
-Dinamica cranio-facciale e sviluppo mandibolare
-Relazione tra dimensione verticale e crescita mandibolare
-La discrepanza dento-alveolare
-Eziopatogenesi della discrepanza posteriore
-Meccanismo di retroazione della crescita cranio-facciale
-Piano occlusale e occlusione funzionale
Bibliografia

Capitolo 2

Analisi Cefalometrica
Cefalometria in proiezione latero-laterale

-Classe scheletrica
-Vertigramma
-Direzione di crescita mandibolare
-Angolo della base cranica
-Valori posturali
-Vie aeree
-Misurazioni basali
-Valori dentali
-Piano occlusale
Elaborazione in triangoli funzionali
Cefalometria in proiezione postero-anteriore
Bibliografia

Capitolo 3

Il Piano Occlusale nella Malocclusione

-Piano occlusale nella ClasseII
-Piano occlusale nella Classe III
Il Morso Aperto

-Classificazione
-Eziopatogenesi
-Rapporti tra morso aperto, disfunzione linguale e respirazione orale
-Morso aperto posturale
-Il piano occlusale nel morso aperto
Piano occlusale asimmetrico e dislocazione mandibolare

Bibliografia

Capitolo 4

Malocclusione, Disfunzioni Temporo-Mandibolari e Ortodonzia

-Revisione critica della letteratura
-Rapporti tra disturbi temporo-mandibolari e postura
-Ortodonzia e gnatologia
Bibliografia

Capitolo 5

Relazione Centrica: mito o realtà?

-Definizioni e Teorie
-Relazione Centrica e Dimensione Verticale
-Asse Cerniera, asimmetria fisiologica e biomeccanica tridimensionale
-Attendibilità e riproducibilità dei piani di riferimento gnatologici
-Conclusioni
Bibliografia

Capitolo 6

La Relazione Centrica Funzionale

-La relazione centrica della testa
-Relazione tra asse occipitale ed asse mandibolare
-La relazione centrica della lingua
Anatomia e Fisiologia del Rachide Cervicale Superiore

-Articolazione occipito-atlantoidea
-Articolazione atlo-epistrofica
-Il rachide cervicale inferiore
-Asse cervicale superiore: bersaglio delle afferenze posturali
-Meccanica delle Membrane Durali
Diagnosi di situazione dell’asse C0-C1-C2
Diagnosi Radiologica

-Teleradiografie laterali dinamiche
-Radiografia antero-posteriore trans-orale
Diagnosi Clinica

-Osservazione
-Palpazione
La Kinesiologia Applicata

-Challenge dinamico pelvi-rachideo
-Challenge linguale e oculare
-Challenge combinato
-Procedura specifica di challenge e correzione del Sacro
Procedura di normalizzazione dell’asse cranio-sacrale nel reperimento della Relazione Centrica Funzionale

-Paziente con estensione occipitale
-Paziente con flessione occipitale
Cera di Relazione Centrica Funzionale e Test di J.P. Meersseman
Caso clinico
Bibliografia

Capitolo 7

Diagnosi sui modelli in gesso

-Premessa
-La Squadratura Funzionale Sardi (SFS)
-Note Tecniche
-Interpretazione
-Valutazione sagittale
-Valutazione fronto-orizzontale
-Valutazione a modelli liberi
-I modelli in funzione neuro-nuscolare
-La norma volumetrica
Modelli ed Engrammi Cranici

-Torsione
-Side-bending-rotation
-Strain Verticale Sfenoide Alto
-Strain Verticale Sfenoide Basso
-Strain Laterale
I Modelli nel morso aperto
I Modelli e la Cera di Relazione Centrica Funzionale
Bibliografia

Capitolo 8

La Diagnosi Strumentale
Premessa
Pedana Posturo-Stabilometrica

-Posturometria
-Stabilogramma e Statokinesigramma
Interpretazione dei dati

-Indice di Romberg
-Input occlusale
-Input cervicale
-Input oculare
-Input mandibolare
-Input dinamico masticatorio
-Input dinamico deglutitorio
-Input linguale
-Svincolo occlusale con cera di Relazione Centrica Funzionale
Analisi Occlusale Computerizzata

-Tipologia dei tracciati
-Modificazioni occlusali in seguito a stimolazioni sensoriali
Comparazione dei dati posturali e occlusali
Conclusioni diagnostiche
Esame Elettromiografico

-Indicazioni e limiti
-Metodologia
-Interpretazione dei dati
Kinesiografia Cranio-Mandibolare

-L’apparecchiatura e i quadri di riferimento
-Indicazioni e limiti
-Analisi dei movimenti
Le Anomalie delle tracce Kinesiografiche

-anomalie cinetiche
-anomalie vettoriali
-anomalie dinamiche
-anomalie di centrica
Interpretazioni Kinesiografiche in ambito posturale
Modificazioni delle tracce kinesiografiche in seguito ad introduzione di stimolazioni sensoriali
Verifica clinica dei dati strumentali
Conclusioni diagnostiche
Bibliografia

Capitolo 9

Biotipologia
Definizione ed Epistemologia
Classificazioni e corrispondenze biotipologiche

-Biotipo Mesomorfo
-Biotipo Ectomorfo
-Biotipo Endomorfo
Variabilità biotipologica
Regolazione ormonale della crescita cranio-facciale
Inquadramento Neuro-Vegetativo
Il Messaggio Biotipologico Energetico
Valutazione Kinesiologica del Sistema Neuro-Endocrino

-Ipofisi
-Epifisi
-Tiroide
-Paratiroidi
-Surrene
-Gonadi
Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (P.N.E.I.)
Cenni di Medicina Funzionale
Conclusioni
Bibliografia

Capitolo 10

Terapia
Obbiettivi del trattamento ortodontico
L’importanza del trattamento precoce
– Cenni di Riabilitazione Neuro-Occlusale Planas
Trattamento in dentatura mista
-Espansione delle arcate
– Espansione ortopedica (ERP)
– La ERP nella Classe III
– La ERP nella Classe II
– Espansione ortodontica
Apparecchiature utilizzate
– Espansione passiva
Apparecchiature funzionali

-a stimolo propriocettivo
-mascherine termostampate
-Bionator
-Placche di Planas
-Casi clinici
-Ortodonzia e Dismorfismi vertebrali
-Casi clinici
Trattamento in dentatura permanente

-Cosa non fare
-Cosa fare
Trattamento di casi complessi con tecnica fissa

-Premessa
-Axiografia
-Gli archi MEAW ( Multiloop Edgewise Appliance )
Classe III Iperdivergente

-Caratteristiche morfologiche
-Caso clinico
Classe III Ipodivergente

-Caratteristiche morfologiche
-Caso clinico
Classe I Open-bite

-Caratteristiche morfologiche
-Caso clinico
Classe II Iperdivergente

-Caratteristiche morfologiche
-Caso clinico
-Caso clinico
Classe II Ipodivergente

-Caratteristiche morfologiche
-Caso clinico
-Caso clinico
Casistica dell’autore
Classe II Open-bite

-Caso clinico
Classe I Open-bite con asimmetria mandibolare e DTM

-Caso clinico
Classe III Open-bite

-Caso clinico
Bibliografia

Appendice

La Cartella Clinica Gnato-Posturale Computerizzata “ Sistemica”

Conclusione

Ringraziamenti