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(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Non è un segreto che l’integrazione tra le varie discipline mediche e la visione integrata del sistema posturale siano il concetto attorno al quale ruota il progetto di questo blog.

Il nostro ospite ha reso concreto questo concetto con pubblicazioni, convegni e una costante opera di formazione.

Come avete potuto leggere dal titolo abbiamo raggiunto il Dottor Giuseppe Stefanelli  ( http://osstefanelli.com/ ).

Le risposte che ci ha fornito racchiudono la vera essenza della concezione integrata del  “sistema uomo”.      

 

 

 1-Quale concetto sta alla base dell’odontoiatria sistemica?

Il concetto che il sistema stomatognatico sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei lontani fra di loro è affascinante e inquietante allo stesso tempo per il neofita che vi si accosta. Molti colleghi, pur nella convinzione di operare nel giusto senso, preferiscono affidarsi alle “ certezze” di predecessori illustri che affrontare “l’imponderabilità del nuovo”. Pur rispettando le scelte personali di ognuno, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’odontoiatria e la medicina in generale, di cui siamo figli, non sono scienze esatte; di conseguenza tali “ certezze “ sono spesso contestate, revisionate o dimenticate. Ce ne si rende conto  ripercorrendo, ad esempio, la storia della gnatologia il cui costrutto teorico, a partire da Baunel (padre della Teoria dell’occlusione bilanciata), passando da Mc Collum e dai suoi allievi Stallard e Stuart, da Gysi ed Hanau per arrivare al Guichet, ha spesso subito violenti scossoni. Si ricorderà certamente come il periodo del  “culto dell’ATM”, caratterizzato dal fiorire di articolatori, assiografi e pantografi alla ricerca della posizione e del tragitto condilare, venne poi sconfessato dalla “ Teoria muscolare” ( Guichet) secondo la quale la situazione occlusale non agisce mai direttamente sulle ATM ma lo fa attraverso la muscolatura. Appurato che sono i muscoli stomatognatici che portano la mandibola in relazione centrica, restava comunque, e resta ancora oggi, da stabilire come riprodurre e trasferire tale posizione, visto la notevole variabilità individuale della stessa. Ma a chi dobbiamo credere se della  famigerata “ relazione centrica “esistono almeno dieci diverse interpretazioni ( Farrar, Gelb, Dawson, Martignoni, etc. etc,): recentemente si sostiene che l’asse cerniera non s’identifichi più con l’asse bicondilare ma con un piano passante a livello delle spine di Spix, vero centro rotazionale della mandibola ( il povero Campion si rigirerà nella tomba scoprendo di averci fatto sbagliare tutto per più di cento anni! ). Le teorie vanno contestualizzate all’evoluzione. Il fenotipo umano di oggi è strutturalmente e funzionalmente diverso da quello di appena un secolo fa. Lo stesso sviluppo del cervello, sempre più orientato verso l’intellettualizzazione ,  privilegia la funzione del pool neuronale delle aree pre-frontali della neo-corteccia nei riguardi di quelle istintuali occipitali, modificando di conseguenza anche la morfologia cranica. L’affinamento e la preponderanza del linguaggio quale mezzo comunicativo ha poi introdotto un parametro di asimmetria (legato alla predominanza morfo-funzionale dell’emisfero cerebrale sinistro ) delle strutture corporee che non è mai stato preso in considerazione. La “ normalità “ può anche essere condizionata da rappresentazioni e pregiudizi estetici o addirittura razziali. Non dimentichiamoci che in campo ortodontico, Tweed abiurò la filosofia del suo maestro Angle e propose la terapia estrattiva per ridurre la tendenza prognatica della razza bianca americana, in un periodo in cui il colore nero non era molto di moda. Nacque così la scuola ortodontica ” meccanicista”, le cui tecniche terapeutiche erano, e sono, sostanzialmente finalizzate al raggiungimento di un obiettivo “estetico”, che ebbe facile sopravvento nei riguardi di una “scuola funzionalista” considerata troppo empirica e quindi povera di risultati attendibili. Nel nome del concetto estetico, che come quello di norma ideale mantiene comunque un carattere di relatività, si distalizzano molari, si estraggono denti, si sezionano e/o si innestano mascellari e mandibole e poi, ovviamente, si blocca tutto attraverso splintaggi e contenzioni a vita per evitare l’immancabile “recidiva”.Senza voler scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina ci ha fatto perdere di vista “ l’individuo” nel suo insieme, oltre ad atrofizzare le nostre capacità di giudizio e di diagnosi semeiotica clinica. L’approccio al sistema stomatognatico in visione sistemica ci offre la possibilità di riscoprire le nostre conoscenze cliniche, non di stravolgerle ma di affinarle attraverso nuove interpretazioni ed acquisizioni . Risulterà così evidente che l’occlusione e la sua patologia entrano a far parte di un quadro sindromico generale, di cui spesso la malocclusione rappresenta la manifestazione più evidente ma non necessariamente la più importante.

2.     Cosa l’ha spinta verso questa visione?

Fu l’incontro con il grande Harold Gelb che venne in Italia nel 1984 a tenere un corso al quale partecipai a stravolgermi per primo la professione e la vita. L’anno successivo mi iscrivevo ai corsi dell’Accademia di Kinesiologia Applicata (AIKA) e dopo 3 anni, una volta conseguito il Master divenni insegnante prima e vice-presidente poi in seno alla stessa fino al 1998, anno in cui l’accademia purtroppo chiuse i battenti perché ritenuta “scomoda” ai poteri della medicina e dell’odontoiatria dell’epoca. Una menzione particolare merita poi Jean Pierre Meersseman mio grande amico e maestro con il quale collaboro ancora oggi. Da allora lo studio della chiropratica, osteopatia, agopuntura, omeopatia e medicina funzionale e altre discipline “olistiche” mi ha spalancato un mondo nuovo, ha cambiato radicalmente il mio modo di lavorare e soprattutto mi ha permesso di centrare diagnosi e terapia sul paziente anziché sulla patologia. Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti. In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti. Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.

3.     Oltre alla normale diffusione tramite l’editoria e i media, quali sono le ragioni della diffusione della visione sistemica e multidisciplinare della medicina?

A mio parere le ragioni della diffusione della visione sistemica e di medicine cosidette “complementari” risiedono proprio nel fallimento della medicina ortodossa eccessivamente tecnicizzata, disumanizzata e, lasciatemi dire, asservita alle case farmaceutiche. Oggi si prescrivono esami strumentali, radiologici (TAC, RMN, etc.) di laboratorio anche per i più banali quesiti diagnostici. La cosiddetta “prevenzione secondaria” basata per l’appunto su queste indagini diagnostiche, fa più vittime della malattia stessa. La medicina ha aumentato la durata della vita ma non la sua qualità. Alcune malattie sono scomparse, salvo ripresentarsi sporadicamente ( vedi TBC e Ebola) ma ne sono comparse di nuove. AIDS a parte mi riferisco in particolare alle malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzhaimer, SLA, etc. Consiglio caldamente la lettura del libro “Nemesi medica” di Ivan Illich, è illuminante.

 

Fine prima parte.